C’era una volta una pesante e polverosa scatola metallica, di un colore indefinito nelle sfumature del beige o del grigio, più recentemente anche ricoperta di una elegante plastica nera. Una scatola affascinante che conteneva piatti di alluminio o di vetro, avvolti da uno strato magnetico, che venivano letti grazie a testine simili a quelle dei vecchi giradischi. Proprio lì venivano registrati e conservati tutti i dati e i programmi che costituivano, di fatto, l’insieme delle sue risorse. Quella strana scatola era il computer nel suo assemblaggio standard.












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