Molti hanno parlato addirittura di una bolla hi-tech, come la bolla Internet che sconvolse i mercati nel 2000.
Certo è che venerdì 5 febbraio verrà ricordato nella storia come il giorno peggiore per le aziende di tecnologia quotate in Borsa da molto tempo a questa parte.
Non si è salvato quasi nessuno: solo 6 aziende del Nasdaq 100 (che raccoglie le cento aziende più capitalizzate) non hanno visto crollare i propri titoli, ma sono leggermente cresciute.
Il mercato ha segnato un secco -3,3%, e l’indice Nasdaq si trova oggi al -16% rispetto alle vette raggiunte negli anni passati.
Nasdaq 100 a 3 mesi

Ma cosa è successo?

LinkedIn, il social network professionale, è stato colpito duramente con un incredibile -43,63%, praticamente ha visto dimezzato il proprio valore di Borsa.
SalesForce (il Crm online) ha registrato un calo del 12,93%, e Tableu Software, una società che unisce strumenti di visualizzazione e Big Data, ha fatto -49,44%, nonostante sia attiva in uno dei segmenti considerati a più alta crescita.
Al Venerdì Nero della tecnologia hanno contribuito anche i grandi nomi come Apple (-2,68%) e Amazon (-6,36%).

Gli investitori cominciano ad essere nervosi, preoccupati dagli annunci di fatturati che nel 2016 ci si aspetta siano in calo.
Proprio il fatto che non sia state rispettate le previsioni sul fatturato ha portato LinkedIn a questo risultato. In realtà il fatturato cresce, ma meno delle aspettative e non c’è nulla di peggio che tradire le aspettative del mercato.

In generale le aziende hi-tech stanno vivendo un momento di allontanamento dalle aspettative di clienti e investitori. Nel 2015 si sono quotate in Borsa alcune delle più promettenti e ammirate startup. Il mercato però non gli ha riconosciuto il valore che molti si aspettavano e così Square, Etsy, Box e Fitbit sono entrate in Borsa, ma scontrandosi con prezzi per azione molto bassi.
Molti degli “Unicorni” (le startup valutate più di un miliardo di dollari) sono in perdita e nell’attuale situazione economica non basta più avere un business che cresce molto velocemente, anche le nuove aziende vengono valutate con i vecchi metodi: il margine che riescono a generare.

A questo si aggiunge che molte startup di peso stanno licenziando e altre stanno cedendo parte delle proprie attività.
Evernote, la app di scrittura e collaborazione, ha annunciato il licenziamento di 47 persone (il 13% della forza lavoro), la chiusura di tre uffici nel mondo e quella del suo market, in cui vendeva Moleskine, penne e altri oggetti legati alla App.

Yahoo si rifocalizza, taglia 1.700 posti di lavoro (il 15%) e ben 5 uffici internazionali (tra cui Milano).

Lo stesso avviene per la startup TrueCaller che produce l’App “Caller ID” e che a dicembre ha licenziato 30 persone e per Circleback, la app per i contatti di business, che ha mandato via 19 dipendenti.

Anche i nuovi grandi si ristrutturano, come GoPro che ha previsto il fatturato in calo per il 2016 e il taglio del 7% dei posti.

Non è immune SnapChat, vero fenomeno del messaging e profeta della comunicazioni “effimere” e anche Twitter (tagli per l’8%, 336 persone).

Cosa succederà ancora? Un’altra bolla come nel 2000? Difficile che accada con quelle proporzioni, le aziende di oggi hanno clienti veri e fatturato vero, per la maggior parte.
Ma qualche cambiamento profondo lo vedremo.

Una serie di startup che hanno accettato condizioni sfavorevoli nelle ultime raccolte di capitali e potrebbero essere costrette dagli investitori a vendere a condizioni che aiutano gli investitori a recuperare parte dei loro soldi, ma lasciando fondatori e dipendenti senza niente.

Le startup che stanno “consumano” troppi finanziamenti potrebbero scomparire rapidamente, dato che in futuro sarà molto più difficile trovare fondi.

• Vedremo un’ondata di acquisizioni da parte dei “giganti ricchi” dell’hi-tech per portare al proprio interno talenti e tecnologie sviluppatisi nelle startup, ora in difficoltà.

Gli stipendi e i benifit saranno più contenuti, nelle startup così come nelle grandi aziende tecnologiche, per dimostrare agli investitori che, in tempi di magra, si stringe la cinghia e si è in grado di usare responsabilmente le risorse economiche a disposizione.