Coffee Break – La sicurezza, pane per il business

Coffee Break – La sicurezza, pane per il business

 

Tutti parlano di “BYOD” (Bring Your Own Device), ovvero la tendenza a lasciare che i dipendenti di un’azienda utilizzino i propri dispositivi tecnologici anche per scopi professionali e per il raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Molte organizzazioni contano su una forza lavoro variegata, composta da personale a tempo pieno, agenzie a contratto esterne, consulenti e professionisti indipendenti e personale part-time, pertanto le divisioni IT non hanno più l’assoluto controllo sugli strumenti che vengono impiegati per l’accesso ai dati aziendali ed ai sistemi informatici.

L’utenza si è allargata includendo fornitori, clienti e impiegati e un’ampia gamma di parti interessate. Non è più possibile sviluppare applicazioni su una base utenti esclusiva sulla quale si può esercitare controllo e imporre standard.

 

Ma a questo punto la sicurezza è garantita?

Una proliferazione di dispositivi che rendono gli individui iperconnessi e mettono, o dovrebbero mettere, in allerta le aziende, dal momento che molte delle applicazioni aziendali sono accessibili da remoto. Da una recente indagine risulta che quasi il 58%  degli intervistati ha dichiarato che l’azienda in cui lavora ha adottato una policy di sicurezza per il BYOD, vietando l’uso dei dispositivi mobili.

In effetti BYOD per molti è stato visto come un virus, una minaccia, un trojan che va a toccare la sicurezza delle imprese, ma l’uso dei dispositivi personali in azienda per scopi di business è molto più che una moda temporanea o un differente sistema di approvvigionamento della tecnologia. Le divisioni IT devono rispondere adeguatamente, considerandola un’opportunità per un mercato che sta cambiando.

“Il fenomeno BYOD rappresenta un’indicazione che l’IT interno non sta fornendo un supporto adeguato ad una parte degli utenti, i quali stanno cercando alternative. È importante riconoscere che BYOD, BYOA (Bring Your Own Application) e l’adozione del cloud sono gli indicatori principali di un cambiamento strutturale di lungo termine che sta avvenendo nel settore, non la richiesta di una parte del personale che vuole il proprio brand tecnologico preferito” ha commentato  Darryl Carlton, research director di Gartner.

 

In realtà accade che il dipendente si è evoluto prima del suo reparto IT o forse semplicemente perché le persone portano in azienda la volontà e capacità di collaborare (ad esempio BYOC Bring Your Own Collaboration) e quindi usiamo strumenti personali, perchè quelli aziendali sono rigidi, obsoleti e complessi ?

Molti vendor stanno impostando il loro modello di business verso questa tendenza, come Apple e Microsoft, favorendo un’adozione della mobilità che tuteli le esigenze di sicurezza e privacy delle organizzazioni.

Il BYOD e la Mobility andranno ad “invadere” sempre più aziende di settori come l’hospitality e il finance, che saranno “obbligate” a dotarsi sempre più di prodotti informatici per la sicurezza e la crescita della propria azienda.

Nasce così l’era del “Bring Your Own Collaboration”, pane per il nostro business.

 

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Il marketing del cloud

Il marketing del cloud

Avanti Cloud!

di Valerio Rosano

Valerio Rosano - Twitter: @valeriorosano

Il cloud computing è una tecnologia che permette di memorizzare documenti on line per risparmiare spazio sul disco del proprio computer… Tutto qui?
Direi di no…. Il Cloud Computing va ben oltre la riduzione dei costi, consentendo alle aziende di apportare innovazione nel business.
Ripensare l’IT. Reinventare il Business, questo è quello che ci offre “la Nuvola”.
Con l’introduzione del cloud computing si modificano gli schemi principali. L’azienda trova la disponibilità delle risorse nel momento in cui necessità di esse. Tramite un provider può accedere a servizi basati su tecnologie in cloud computing. Tali servizi possono concentrarsi sull’utilizzo e sviluppo di applicazioni, come la posta elettronica, oppure sulla gestione documentale di file e data base senza l’utilizzo e l’installazione di propri server ma affidandosi ai server di terzi. Il Cloud non solo consente di ridurre i costi dell’IT, ma libera risorse economiche e di tempo che possono utilmente essere reinvestite.
La riduzione dei costi è pari in media al 23% grazie principalmente ai risparmi sull’infrastruttura.
Il 62% delle aziende avrebbe quindi reinvestito le risorse liberate dal Cloud nel proprio business.

Se ben utilizzato, può trasformarsi in uno strumento performante, che arriva a fidelizzare la clientela e ad aumentare le vendite. A maggior ragione se l’utente è una piccola azienda o un libero professionista. I professionisti della comunicazione lo hanno già ribattezzato “Cloud Marketing”.

Per capire il Cloud Computing bisogna cercare di osservare il futuro. Nei prossimi 5 anni, infatti, questo nuovo modo di usufruire dell’IT cambierà il marketing, trasformerà il business e rivoluzionerà le organizzazioni aziendali.

I principali trend di sviluppo per il 2013, sono appunto il cloud, i social media, big data e mobilità. Non si tratta solo di trend di sviluppo del settore IT ma anche di quelli che saranno i vettori in grado di trascinare fuori dalla crisi economica il settore tecnologico.
La gestione dell’innovazione e delle tecnologie in azienda si giocherà al di fuori dei ristretti confini del comparto IT dell’azienda per toccare i nuovi centri di decisione aziendale, infatti, secondo Daryl Plummer, vice president e fellow di Gartner, le grandi organizzazioni, entro il 2015 , migreranno oltre il 7% della spesa e delle responsabilità di investimento in tecnologie fuori dal controllo dei dipartimenti IT per affidarlo altre figure del management (settori marketing e finanziario).

Sempre secondo Gartner, le grandi aziende incrementeranno i budget del 3,9% rispetto al 2012 per l’IT e le soluzioni di Web marketing per arrivare a una spesa globale di 2,7 trilioni di dollari. Nel 2014 esploderà il fenomeno del Social Media Marketing e dell’Enterprise Social Software, mentre il cloud computing consentirà alle risorse di lavorare in mobilità senza limiti di spazio e tempo: Il Mobile Marketing che abbiamo già affrontato http://tinyurl.com/nh2gvy6.

Fenomeni che modificheranno profondamente i principi di gestione e management aziendale. Si delinea quindi una nuova forma di gestione del marketing, ma soprattutto degli strumenti di comunicazione che oggi un’azienda ha a disposizione. In questo scenario rientrano anche le soluzioni cloud computing, che sotto forma di “cloud marketing” offrono servizi marketing basati su specifiche tecnologie che oltre a migliorare l’efficienza del marketing interno migliorano i programmi e i progetti in atto per le attività di marketing esterno. Testa fra la nuvole, ma i piedi ben saldi per terra, questo è il “cloud computing”.

La lunga strada che porta alle nuvole

di Francesca Pilone

Francesca Pilone - Twitter: @FPilone

Ho sempre ritenuto interessante e divertente fare marketing nelle aziende IT. Questo perché la tecnologia cambia così velocemente da non lasciare il tempo di annoiarsi. Con una crescita dei dati così esplosiva e incontrollata, la domanda tecnologica diventa complessa, esigente e differenziata in base alle specifiche necessità di ciascuna realtà aziendale. L’offerta quindi, a sua volta, deve stare al passo dei clienti, rispondere correttamente ai livelli di servizio richiesti, garantire la giusta personalizzazione e flessibilità di utilizzo, prestando però attenzione alla sicurezza, rispettare i budget a disposizione e mantenere elevata scalabilità. Il marketing di prodotto, di qualche anno fa, si è così trasformato in un marketing di soluzioni e ora si sta rapidamente indirizzando verso il nuovo paradigma dell’ ”As a Service” e del Cloud. Le promozioni per liberare i magazzini o per consentire al venditore di fare il target del trimestre, ormai, ahimè, non servono quasi più. Al contrario, serve costruire un percorso di marketing sempre più strategico, aprendo canali forti di confronto con il mercato e con i clienti, per capire l’evoluzione delle richieste, prestando sempre attenzione ai movimenti dei concorrenti e conoscendo al meglio i vantaggi e i benefici del proprio portfolio d’offerta.
I messaggi devono cambiare: bisogna imparare a integrare messaggi a volte parecchio diversi tra loro e a semplificare quelli talvolta molto complessi. Il cliente deve essere accompagnato lungo un percorso in cui la sua maturità tecnologica evolve in base alle esigenze, aiutandolo a comprendere come aumentare la propria efficienza (che significa ridurre i costi) ma, anche, come incrementare il business e rinforzarsi sul mercato. Non si tratta quindi più di essere presenti dal cliente al momento giusto, ma di garantire continuità di ascolto, attenzione e presenza, sviluppando un cammino di formazione che abilita alla gestione corretta e puntuale di tutte le richieste interne ed esterne, imparando ad accedere con semplicità e fiducia al mondo del Cloud, anche grazie al marketing!

Il mobile Marketing

Il mobile Marketing

Il mondo marketing “E pur si move!”

Valerio Rosano - Twitter: @valeriorosano

di Valerio Rosano
Il marketing è al momento scosso da due cambiamenti convergenti. Grazie all’evoluzione tecnologica sono infatti disponibili nuovi strumenti per comprendere e comunicare con il consumatore. Un ruolo centrale è giocato dalle tecnologie Web 2.0 (blog e social network) e dalle nuove piattaforme mobili: cellulare, netbook, tablet. Proviamo ad analizzare insieme il “Fenomeno” (no… non Ronaldo) del “Byod” (Bring your own device).

Molte aziende stanno adottando dispositivi personali per applicazioni business. L’obiettivo è aumentare la soddisfazione e la produttività dei collaboratori attraverso l’uso di nuove tecnologie, riducendo le spese per il mobile. Il Byod è uno dei più sensazionali risultati della consumerizzazione dell’IT, nella quale è la preferenza dell’utente e non l’iniziativa della società a guidare l’adozione delle tecnologie in azienda. Gartner ha previsto che entro il 2014 «il 90% delle organizzazioni supporteranno applicazioni aziendali su dispositivi personali».

Ma come si può sfruttare il fenomeno a fini marketing? Il Mobile Marketing, per esempio, permette di contattare il cliente attraverso la comunicazione interattiva direttamente su un dispositivo mobile. Ma andiamo nel concreto: Il Web marketing geolocalizzato è sempre più diffuso anche da noi, soprattutto fra le strutture turistiche e ricettive. Si tratta di strategie e attività collegate al territorio, che rendono le aziende visibili e raggiungibili dagli utenti in mobilità. Obiettivo del GeoLocal Marketing è il sistema produttivo ed economico locale, che può promuoversi in Rete sfruttando al meglio le caratteristiche sociali dell’area di riferimento.

Il Local Search Marketing è un aspetto importante del Geo Marketing: offre infatti una doppia opportunità agli utenti e alle aziende per quel che riguarda le ricerche da parte dei primi e la visibilità online dei secondi. Il codice QR (Quick Response code) è uno strumento di mobile marketing che offre risultati immediati. Le applicazioni possibili sono: biglietti da visita, recensioni rapide (con un QR code collegato a un sito) o anche concorsi a premi (come un gratta e vinci); possono rimandare a una istanza “Mi piace” di Facebook o anche – applicati su una T-shirt indossata ad un evento – collegare a una pagina con i propri dati di contatto. Si moltiplicano, infine, anche le piattaforme per il marketing della realtà aumentata, che negli anni passati era affidato solo al Web (via pc) e a chioschi installati in strada. La diffusione degli smartphone e la crescita della banda larga mobile sposta questi servizi su cellulare, permettendo un più diretto rapporto con gli utenti (basta vedere la App Experenti di Digitalic ).

“E pur si move!” disse Galileo Galilei… e allora “muoviamoci” a sfruttare questa nuova sfida di business!

 

 

I figli del Gangnam Style

Francesca Pilone - Twitter: @FPilone

di Francesca Pilone

Mi capita di ripensare all’anno trascorso all’estero ai tempi dell’università, quando i miei mi telefonavano e i ragazzi del primo piano, dalle scale, urlavano il mio nome per avvisare che la chiamata, all’unico telefono della palazzina di tre piani di studenti, era per me. Oppure la corsa alle aule informatizzate dell’ateneo con il foglio della tesina scritta a mano la notte, per digitarla al computer, consegnarla stampata e riportarla a casa nel dischetto. Preistoria ora, ma se penso che ho ricevuto il primo cellulare, di seconda mano dai miei, al secondo anno di università e ho comprato il primo portatile per scrivere la tesi, mi si accende il senso di impetuosità dei Big Data e… la loro crescita annuale del 40% (fonte IDC). Perché oggi a tre anni d’età guardi film su YouTube e vorresti cambiare i canali della tv strisciandoci sopra il dito. E il successo di Ruzzle dimostra che smartphone e tablet sono un oggetto irrinunciabile (chi vive in città rinuncia all’automobile, piuttosto). Quando iniziai a lavorare, il primo progetto fu un evento sulla mobility che implicava il sottotitolo “sempre e dovunque”. Non abbiamo mai smesso di parlarne, ma oggi è molto più vero di allora. Se la seconda parte di un noto slogan recita “le mail ti raggiungono dovunque”, per chi fa marketing questa facilità di raggiungere il cliente è inversamente proporzionale a quella di essere letti.

Tutto può diventare App ma, se ne esistono a migliaia, è più difficile convincere l’interlocutore che è proprio la tua App quella che deve scaricare. È proprio il tuo evento quello a cui deve partecipare, o la tua promozione quella a cui deve aderire. L’originalità a volte premia. Il gioco facile, che stupisce e diverte, nel tempo. La pervasività nella comunicazione, che prima o poi apre una breccia. Il caro vecchio passaparola, ora sui social media. Bisogna puntare su messaggi sempre più brevi e immediati, differenziare i mezzi di comunicazione, usare video e infografiche.

E Psy è per noi un’emblematica storia di successo, figlia di questa nostra bella realtà.

Il marketing al tempo di Facebook

Il marketing al tempo di Facebook

Social Media e B2B “immagina… puoi”

Valerio Rosano - Twitter: @valeriorosano

di Valerio Rosano

 

Social media e B2B: sono ancora tanti i miti da sfatare e le curiosità da soddisfare. Il dibattito è in continua crescita, anche in Italia. I numeri parlano chiaro e dimostrano che i social media sono una grande opportunità per le aziende del B2B, ma come fare? “Immagina, puoi”: bisogna aprire la mente al cambiamento con idee e passione. Ma su cosa dobbiamo puntare per non buttare via il nostro investimento? Me lo sono chiesto anch’io e ho iniziato a lavorare su questi obiettivi:
1) aumentare il valore del brand;
2) portare traffico sui propri siti Web;
3) promuovere i prodotti;
4) ottimizzare la propria presenza sui motori di ricerca.
Su quali social bisogna essere attivi? I canali attualmente più usati dai professionisti nel B2B sono LinkedIn (30%), seguito da Facebook (20%) e poi Blog (19%), Twitter (16%), YouTube (8%). Vanno usati contemporaneamente più canali per poter dare “profondità” all’azione, ma attenzione a non esagerare. Ecco a voi qualche spunto nuovo su come usarli.
Aggiungete tra i social B2B anche Instagram o Pinterest: che le immagini siano uno strumento fondamentale per una buona strategia di comunicazione non è una novità. Ma da quando condividere è diventata una parola d’ordine, gli utenti hanno cominciato a comunicare le proprie emozioni, attraverso status, post… e soprattutto foto. Promuovete eventi collegati all’attività della vostra azienda: Instagram in questo vi può dare una grossa mano. Battezzate un hashtag, proprio come succede su Twitter, e incoraggiate gli utenti a condividere le immagini su quell’evento attraverso quella parola chiave. Questo farà sì che il vostro incontro venga vissuto come un’esperienza e non solo come una semplice manifestazione. LinkedIn è il sito di business networking più conosciuto al mondo: 2 iscritti al secondo, 3,4 milioni di utenti in Italia. Costruire delle solide reti di connessioni su LinkedIn è importante, in quanto il marketing B2B si basa spesso sulla fiducia e sul passa parola. Avere dei collegamenti condivisi con altre persone è un buon modo per creare fiducia. Che altro aggiungere… usatelo! I social media, il vostro sito Web o blog, le azioni di public relation non “fluttuano” nel cyber spazio isolati gli uni dagli altri. L’impatto che tutte queste piattaforme possono avere sul vostro business dipende dall’abilità di creare collegamenti, laddove appropriati, fra esse.

 

Reinventarsi di continuo

Francesca Pilone - Twitter: @FPilone

di Francesca Pilone

Caro marketing un po’ vintage, fatto di pubblicità, newsletter e telemarketing… arrivederci al prossimo riciclo storico, se mai ci sarà! Si tratta di un’evoluzione a volte un po’ sofferta, quasi una rivoluzione subita, talvolta violenta, ma senza dubbio necessaria. Inevitabile. E così il marketing si reinventa, come le aziende si reinventano, i business manager, le risorse umane, la divisione finance… Si inizia con un account su LinkedIn, quindi Facebook per poi entrare in Twitter. Si usa il Web per conoscere e informarsi… ma anche per condividere, per postare, per taggare, per twittare e per mettere “i like”. Così la comunicazione si apre sul mondo. Ma, per chi fa questo lavoro da anni, non è per niente facile saper passare dall’intuizione di una campagna pubblicitaria, dalla scienza accurata del processo di creazione di un progetto di mailing e telemarketing, da situazioni, insomma, in cui sappiamo di essere i più competenti in azienda, anzi i migliori, i numeri uno… a scenari in cui dobbiamo rimettere in discussione i processi, i mezzi di comunicazione e, soprattutto, noi stessi. Aprire un account su Twitter e partire da zero follower è un impegnativo “back to basic”, così come scoprire, proprio appena dopo aver finalmente vinto la battaglia aziendale del Crm, che la business intelligence è superata dalla data analytics e che la nuova onda è quella dei Big Data e della “sentiment analysis”. Ma quando d’un tratto t’accorgi degli scenari meravigliosi che questi nuovi strumenti sono in grado di aprire, tutto torna a essere straordinariamente divertente: nuove regole per la selezione accurata del target, tempistiche completamente diverse, velocità e flessibilità mai conosciute prima, incredibili possibilità di analizzare le reazioni e i feedback, livelli di personalizzazione dei messaggi che pochi mesi fa sembravano fantascienza. E, soprattutto, una nuova capacità di interagire con i clienti, costruire relazioni, osservare i concorrenti, interpretare le nuove tendenze e anticipare, davvero, i cambiamenti.

 

 

Coffee Break – Il marketing dell’innovazione

Coffee Break – Il marketing dell’innovazione

Idiozie geniali

Valerio Rosano - Twitter: @valeriorosano

di Valerio Rosano

Essere idioti, conviene. Sbagliare fa bene. Proporre qualcosa che per molti sembra stupido, dire quello che nessuno direbbe. I geni che hanno cambiato il mondo sono stati considerati degli idioti anche per diverso tempo.
Certo ci vuole coraggio: portare avanti le proprie idee nonostante pareri negativi non è facile: perché oltre a dirle le idiozie geniali, bisogna farle, portarle avanti. Tutti, almeno una volta, hanno avuto una buona idea, pochi invece affrontano i rischi di metterla in pratica. A volte le azioni perdono di tono, motivazione o ancora peggio vengono compromesse dalla paura del fallimento….
Non fare quella telefonata tanto importante nel timore di incappare in un rifiuto.
Non recarsi a un appuntamento che può cambiarti la vita per evitare una brutta figura.
Non presentare al tuo capo un progetto dal concept altamente innovativo.
I terrore di sbagliare si infiltra nelle idee come un veleno paralizzante.
Molto spesso bisogna osare per innovare veramente; e se poi l’idea si rivela davvero fuori dagli schemi, va contro ogni logica ma anzi ne crea una nuova, allora potrebbe rischiare di essere davvero un’idiozia geniale”.
Commettete perciò quanti più errori potete! La vita, il lavoro, non è come cuocere un soufflè al cioccolato: non c’è sbaglio che che sia davvero irreparabile.
Nel business il tempo è tiranno e commettere errori strategici comporta perdite di tempo, per partorire idee inedite occorre pensare a lungo…… ma la vita va di fretta perché quindi non partire da qualcosa che già è stato “scoperto” da qualcun altro ? Anche Steve Jobs ha copiato l’idea del Tablet da Bill Gates, eppure l’iPad è un successo universale, mentre il tavoletta di Bill presentata nel 2001 non la ricorda nessuno.

Ecco come copiare bene:
“Copiare” può essere inteso come riprendere un’idea altrui ritenuta idonea per essere implementata.
“Adattare” ossia rielaborare l’idea di base modulandola appositamente per il nostro progetto.
“Migliorare” è la fase altamente creativa dove tutto è permesso e SI DEVE OSARE.
“Incorporare” nel senso di metabolizzare e far proprio il frutto geniale del cambiamento.
“Verificare” ovvero a fronte di obiettivi posti in principio, sondare costantemente gli sviluppi generati, e, laddove sia possibile, procedere ad ulteriori miglioramenti, poiché una “semplice” idea può trasformarsi in qualcosa di altamente innovativo, magari GENIALE.
Un’idiozia Geniale!
È fondamentale infatti non dimenticarsi che all’interno di un mercato competitivo porsi come un’azienda fresca e dinamica spesso premia. L’ammodernamento ormai è determinante o meglio, è il background del business. Il cliente al giorno d’oggi rimane fedele solo più all’innovazione e a chi la sa generare. La genialità paga. L’uniformità invece crea recessione appiattendo la concorrenza e frenando l’avanzamento del sistema.

 

 

Ci vuole tempismo

 

Francesca Pilone - Twitter: @FPilone

di Francesca Pilone

Cosa significa innovare? Come sempre, dipende dai punti di vista. Io, indossando occhiali marketing, penso all’innovazione prima di tutto come a un’esigenza: si può, infatti, nel marketing, evitare di innovare solo quando il brand è così forte e tradizionale, che il cambiamento creativo potrebbe portare più rischio che vantaggio.

Anche in questi casi l’innovazione non viene del tutto messa da parte, ma la si ritrova sotto forme diverse (che magari riguardano il mezzo di comunicazione, formule di gioco o intrattenimento sociale ecc..). Comunque, si tratta di pochi rarissimi casi. In tutti gli altri, l’innovazione diventa un ingrediente fondamentale per guidare il successo dell’azienda. E, sempre, si tratta di un’idea creativa nata per indirizzare un problema. A volte ci si può permettere anche di essere davvero molto dirompenti: perché un’idea nuova, esplosiva, non ci fa nemmeno accorgere quale problema stia realmente indirizzando. L’importante è sempre analizzare ogni cosa all’interno di un percorso di pianificazione coerente e bilanciato, in cui il destinatario del nostro messaggio (o prodotto o servizio) deve essere ben studiato ed interpretato. Solo così è possibile evitare eccessi di innovazione: anticipare troppo le aspettative del mercato, ad esempio, presentando soluzioni a problemi non ancora percepiti, utilizzare modelli di comunicazione troppo complessi e difficili da comprendere o ancora troppo nuovi.
L’innovazione, quindi, può riguardare il processo di comunicazione al mercato, così come può riguardare l’oggetto stesso, cioè il prodotto o il servizio offerto. In entrambi i casi la fase di pianificazione è cruciale, così come il monitoraggio dei primi feedback, utili per rinforzare o reindirizzare eventuali sbavature di percorso. La regola resta quindi la stessa di sempre: attenzione ai clienti, focalizzazione sugli obiettivi e controllo dei risultati. E il dato di fatto è che non si può comunque sfuggire all’innovazione.

 

Coffee Break – Il marketing tricolore

Coffee Break – Il marketing tricolore

In azienda i discorsi più concreti si fanno (molte volte) durante le pause, alla macchinetta del caffè. Si parla di lavoro, di marketing, di occasioni e di business senza formalità, come in questa rubrica. Grazie a due marketing manager.

Creatività e Rigore

Francesca Pilone - Twitter: @FPilone

Il bello di fare marketing in un Paese come l’Italia, dove la creatività e la voglia di stupire fanno parte della quotidianità, dove chiunque si sente titolato a contribuire con idee e proposte originali, sta proprio nella capacità di andare ben oltre la creatività fi ne a se stessa. Il lavoro del marketing appare spesso come il lavoro più bello di tutti, quasi un’oasi in cui, chiunque, ha la fortuna di soggiornare, ha la possibilità di sentirsi gratificato, realizzato e libero di esprimere la propria fantasia, di lavorare divertendosi. Un lusso che pochi possono permettersi. In parte è vero.

Chi ama fare marketing sa bene come trasformare il proprio lavoro in un gioco quotidiano ogni giorno diverso. Sa come convertire le relazioni in un potente strumento di produzione. E gli Italiani, in questo, sono un po’ più bravi dei colleghi esteri. Ma la creatività non basta. Bisogna essere semplicemente perfetti nella pianificazione e nell’esecuzione, impeccabili nel monitoraggio dei risultati, nell’analisi dei feedback, nella comunicazione e nella condivisione. Altrimenti i risultati non arrivano. Pianificazione e controllo sono qualità che talvolta faticano ad armonizzarsi con la creatività, che invece tende a rigenerarsi instancabilmente e a stufarsi della continuità. Eppure è proprio grazie all’integrazione di queste qualità che chi fa marketing riesce a fare la differenza e avere successo. In Italia ancora di più. La capacità di dialogo con le linee di produzione e le vendite, infi ne, trasforma il marketing in un potente e innovativo strumento di business, capace di produrre numeri e profitti, non solo cultura e divertimento.

Dove il punto di partenza è l’osservazione e lo studio meticoloso del mercato, dei clienti e della concorrenza e dove il percorso unisce innovazione a continuità, genialità a realismo. Un equilibrio complesso tra precisione ingegneristica e disordine creativo, dove nulla viene lasciato al caso e dove anche i più piccoli particolari, che talvolta risultano fortuiti o marginali, sono in realtà parte di un accurato progetto. Esiste tutto questo?

Allenatori e “Markettari”

Valerio Rosano - Twitter: @valeriorosano

Gli italiani sono ancora un popolo di artisti, poeti, navigatori e… latin lover? Forse sì. Quel che è certo è che ancora oggi i due mestieri in cui tutti sono maestri sono il markettaro e il ct della nazionale di calcio. Chi di noi non ha mai schierato “la sua Italia” in una finale del campionato mondiale? Chi di noi non ha mai schierato “la sua idea di marketing”?

È ancora di molti la convinzione che fare marketing in Italia non sia un vero e proprio “mestiere”, ma piuttosto una dote, un particolare mix di perspicacia, intuito e creatività che si concretizza nell’ideazione di nuovi prodotti, nell’individuazione di nuove aree di business o nell’invenzione di qualcosa di straordinario. E nel recente passato questa convinzione ha fatto del marketing all’italiana la “terra promessa” di quanti erano alla ricerca di una posizione stimolante e anticonformista all’interno delle aziende. Un paese dei balocchi in cui, ancora oggi, tutti possono essere manager di qualcosa… Come una buona strategia di marketing non può essere distrutta da un’ interpretazione creativa poco riuscita, allo stesso modo un lampo di genio non rimarrà altro che un guizzo di luce destinato a spegnersi, se non poggia su una solida base fatta di analisi, planning e valutazione di rischi e benefici. Come direbbe un famoso professore: «bisognerebbe diminuire lo spread tra il marketing mondiale e quello italiano».

Esistono pochissimi “talenti” naturali. Anche in Italia, come nel resto del mondo, contano i numeri, l’impegno, il sudore, le azioni mirate, le nottate insonni… E proprio in quest’ottica di grande rinnovamento di strategie è utile riflettere su come reinventare e rivedere il marketing. Per esempio, sfruttando e valorizzando il cosiddetto inbound e outbound. L’inbound marketing è la strategia non tradizionale che fa in modo che siano i clienti a essere trovati dalla pubblicità piuttosto che interromperli con la pubblicità tradizionale (outbound marketing). E con l’inarrestabile crescita di Internet, dei blog e dei social media assistiamo ogni giorno all’ascesa di strategie decisamente “inbound”. In Rete un banner è “outbound”, trovare un sito ricercando le parole di nostro interesse è “inbound”: la cosa bella dell’inbound è che oltre a essere più efficace costa anche meno!

E in un momento di tagli come questo, ogni scelta deve essere prima di tutto strategia: come nel calcio dove ogni giorno vediamo i nostri talenti andare all’estero ma sappiamo reinventarci ed essere competitivi, anche nel business dobbiamo essere prima ancora che buoni calciatori bravissimi allenatori. Inventando, magari, un “modulo all’italiana” che sia in continua innovazione, ricco di contenuti e capace di reinventarsi costantemente nella forma e nel modello.

 

Depositphotos 2017 May