Diego Oppenheimer – fondatore e CEO di Algorithmia – ha espresso la sua preoccupazione in riferimento al fatto che Google e Facebook possano dominare egemonicamente il mondo dell’intelligenza artificiale.
Forse si tratta di un pensiero legittimo, dimostrato dal fatto che anche Elon Musk di Tesla e Sam Altman di Y Combinator condividano le stesse sensazioni. Ma tali preoccupazioni non hanno messo un freno allo spirito intraprendente dei tre che hanno unito le proprie risorse a quelle di altri sponsor per dar vita alla startup OpenAI.
Nel corso degli ultimi anni, Google e Facebook si sono accaparrati un numero sempre crescente di ricercatori di altissimo livello, creando così un vero e proprio movimento di deep learning (apprendimento approfondito), qualcosa di così rivoluzionario che, giorno dopo giorno, fa evolvere freneticamente tutto quello che va dal riconoscimento vocale alla sicurezza. Musk e Altman non sono rimasti con le mani in mano e sono riusciti a convincere diversi ricercatori, già impegnati con Google e Facebook, ad aprire le proprie competenze al mondo intero, in una sorta di impegno solenne da indirizzare alla prima no-profit in ambito di intelligenza artificiale.

Oppenheimer e la sua startup Algorithmia sanno facendo la loro parte nella lotta contro l’egemonia nell’AI. Algorithmia è ciò che Oppenheimer stesso definisce un marketplace di algoritmi – codice che le società e gli sviluppatori utilizzano per migliorare i propri siti web e applicazioni – e questo marketplace include finalmente gli algoritmi di deep learning, in grado di gestire compiti quali il riconoscimento facciale, ma anche il riconoscimento ottico dei caratteri. A differenza di OpenAI, che mette a disposizione una ricerca AI grezza, Algorithmia offre algoritmi funzionanti progettati per essere pronti all’uso da inserire in nuovi servizi.
“Probabilmente il futuro era già stato inventato, è solo che è ancora intrappolato in documentazioni accademiche” dichiara Oppenheimer.
Le democratizzazione dell’AI fa parte di un progetto più ampio. Le startup come Clarifai, Nara Logics e MetaMind (di proprietà di Salesforce.com) offrono strumenti per l’inserimento del deep learning in ogni applicazione. I giganti come Google, Amazon e Microsoft stanno lavorando a un sistema di cloud che funzioni sullo stesso principio.

Algorithmia utilizza lo stesso modello di marketplace che le startup hanno applicato a molti altri beni e servizi che vanno dall’artigianato al graphic design, dal campo immobiliare al caro vecchio retail.
Chiunque ha la possibilità di aggiungere un algoritmo e chi ha intenzione di utilizzarlo dovrà pagare per ottenere il codice. L’autore dell’algoritmo stabilisce un prezzo per ogni singola API che va da zero a 1 dollaro e in seguito, il 70 % va all’autore e il restante 30% rimane ad Algorithmia. Nel caso in cui si trattasse di un algoritmo completamente open source, Algorithmia addebita solamente il costo per l’energia utilizzata per il calcolo.

Attualmente, Algorithmia offre più di 2.500 algoritmi, sedici dei quali sono modelli di deep learning, aggiunti lo scorso luglio. Liberamente concepiti in base al modello di rete di neuroni del cervello umano, i neuroni virtuali sono in grado di apprendere una discreta gamma di compiti, analizzando un’enorme quantità di dati. Oppenheimer indica Colorize – applicazione che utilizza il deep learning per colorare automaticamente le fotografie in bianco e nero – come esempio emblematico. Colorize è stata realizzata all’interno del Vision Lab presso l’università Berkeley, in California, come parte della tesi di un laureando, che prima ancora di vedersi proclamato si è ritrovato con Algorithmia che lo esortava ad aggiungere l’algoritmo al proprio marketplace.
Oren Etzioni, CEO dell’Allen Institute for Artificial Intelligence e investitore in Algorithmia, crede fermamente nel fatto che questi algoritmi possano essere d’aiuto per trasformare il deep learning da arte oscura a tecnologia a disposizione di tutti.

Dennis R. Mortensen, CEO e fondatore della startup di AI x.ai, è d’accordo fino ad un certo punto, in quanto “Gli algoritmi soddisfano soltanto una parte dei bisogni. Altre compagnie stanno fornendo strumenti molto più complessi per costruire sistemi di deep learning sempre più avanzati, Google incluso. Il deep learning richiede un’enorme quantità di dati per l’apprendimento. E avere l’algoritmo non è sufficiente per avere risultati concretamente utili. Algorithmia non sarà d’aiuto per costruire i sistemi più avanzati di AI, ma farà in modo che chiunque possa disporre di un poco di AI all’interno della propria applicazione o sito web”.

Algorithmia Logo

Algorithmia: il marketplace per algoritmi di Intelligenza Artificiale ultima modifica: 2016-09-19T12:30:36+00:00 da Web Digitalic
Accenture Cristina

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