L’ FBI, in meno di un anno, non è riuscita a recuperare dati da più della metà dei dispositivi mobile in cui ha tentato di accedere, ha recentemente sostenuto il direttore dell’FBI Christopher Wray, riportando sotto i riflettori il dibattito tra aziende tecnologiche e vertici di polizia in merito al recuperare comunicazioni crittografate dai dispositivi.

Nei primi 11 mesi dell’anno, gli agenti federali non sono stati in grado di accedere al contenuto di più di 6.900 dispositivi mobile, ha affermato Wray in un discorso all’Assemblea Internazionale dei Capi della Polizia tenutasi a Philadelphia.

“Per dirlo lievemente, questo è un problema davvero enorme”, ha detto Wray, e “impatta le indagini ovunque in ambito di narcotici, traffico di esseri umani, antiterrorismo, controspionaggio, gang, criminalità organizzata e sfruttamento di minori”.

FBI contro la crittografia

L’FBI e altri funzionari della polizia si lamentano da tempo per non essere in grado di sbloccare e recuperare prove provenienti da telefoni cellulari e altri dispositivi sequestrati da sospetti, anche in presenza di un mandato, mentre le aziende tecnologiche insistono nell’affermare che proteggono la privacy digitale dei loro clienti.

Il dibattito di lunga durata è diventato di pubblico dominio quando, nel 2016, il Dipartimento di Giustizia ha cercato di forzare la mano di Apple affinché rendesse possibile lo sblocco di un cellulare codificato utilizzato da un militante in un attacco terroristico a San Bernardino, in California. Il Dipartimento poi ha smesso di insistere dopo la dichiarazione dell’FBI di aver pagato un fornitore non meglio identificato per la fornitura di uno strumento di sblocco del dispositivo senza bisogno dell’assistenza di Apple in tal senso, evitando un potenziale confronto in tribunale con Apple.

Il Dipartimento di Giustizia, sotto l’amministrazione del Presidente Donald Trump, ha dato a intendere che sarà più aggressiva nel tentare l’accesso a informazioni crittografate dalle aziende tecnologiche, ma, in un recente intervento, il Procuratore Generale Rod Rosenstein ha evitato di esprimere esattamente quale azione potrebbe intraprendere.

“Capisco che c’è un equilibrio che deve essere raggiunto tra la crittografia e l’importanza di darci gli strumenti necessari per mantenere il pubblico al sicuro”, ha affermato Wray.

In un discorso tenuto con centinaia di capi di polizia provenienti da tutto il mondo, Wray ha anche sottolineato l’importanza della partnership dell’FBI con le agenzie di polizia locale e federale per combattere il terrorismo e il crimine violento.

“Le minacce che affrontiamo continuano ad accumularsi, sono complesse e sono variegate”, ha detto Wray, descrivendo le minacce provenienti da organizzazioni terroristiche straniere e dagli estremisti di origine locale.

Wray ha anche messo in allerta rispetto a un potenziale “punto cieco” per la raccolta di informazioni se il Congresso americano non re-autorizzasse per tempo una legge sulla sorveglianza destinata a scadere alla fine dell’anno. Il Foreign Intelligence Surveillance Act consente al governo di raccogliere informazioni su militanti, su persone sospettate di cyber-crimine o la proliferazione di armi di distruzione di massa e altri obiettivi stranieri al di fuori degli Stati Uniti. I funzionari dell’intelligence e della legge sostengono che l’atto sia vitale per la sicurezza nazionale. Una sezione dell’atto consente al governo, sotto la supervisione della Corte di Sorveglianza dell’Intelligence Estero, di colpire i non-americani al di fuori degli Stati Uniti.

“Se non venisse rinnovato o ri-autorizzato sostanzialmente nella forma attuale, potremmo andare incontro ad un altro punto cieco”, ha affermato Wray.

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