La sicurezza sui social è una questione che fa discutere. Ma cosa può fare ciascuno di noi per attivare buone pratiche che consentano di vivere il web in modo sicuro?

ZAC!

di Emanuela Zaccone*

Quando parliamo di sicurezza sui social media e in generale online, tendiamo a pensare alle possibili minacce provenienti da quelle figure che per noi sono delle sorte di mostri che tramano nell’ombra per rovinare la nostra esperienza su web. In realtà la questione è un po’ diversa. Dovremmo infatti chiederci: cosa può fare ciascuno di noi per attivare buone pratiche che consentano di vivere questi luoghi in modo sicuro?

La definizione di sicurezza suoi social

Innanzitutto, uno degli strumenti messi a disposizione da Facebook ma anche da Twitter, Instagram e pressoché tutti gli altri canali per la la sicurezza sui social sono le segnalazioni di contenuti ritenuti inappropriati per diversi motivi, ad esempio perché lesivi della dignità della persona, perché espressione di violenza verbale o di minacce. È vero, ci sono casi in cui lo strumento di segnalazione è usato come una sorta di arma di vendetta, mirata semplicemente a far eliminare un contenuto non gradito. Dietro le quinte c’è sempre chi controlla la validità di questi contenuti, sebbene con le dovute limitazioni, in particolare quando la censura è automatizzata, come nel caso ormai celebre della rimozione da Facebook della foto con la bambina vietnamita in fuga dai bombardamenti di napalm. Se ben utilizzata, la segnalazione aiuta a mantenere i social effettivamente “puliti” e quindi in qualche modo anche sicuri.

Sicurezza sui Social e attendibilità

C’è poi un altro tipo di sicurezza sui social cui possiamo mirare: quella dell’attendibilità di ciò che stiamo leggendo e di ciò che scorriamo sulle nostre timeline, in altre parole il macro tema delle fake news – “bufale” con termine italiano – che tanto sta interessando Facebook nelle ultime settimane. Spesso la difficoltà è quella di riuscire a distinguere in modo automatico ciò che è falso da ciò che non lo è. In tal senso possiamo dare un grandissimo contributo, ad esempio, segnalando la notizia come falsa e contribuendo dunque a mantenere pulito il luogo in cui ci troviamo.

La tutela di se stessi

C’è poi un terzo livello, probabilmente quello tenuto ancora in minore considerazione, legato innanzitutto alla tutela di sé stessi. Se è vero che i social media ci hanno dato la possibilità di avere libertà di parola, di poter comunicare ciò che ci interessa, di trasmettere le nostre passioni ed esprimere le opinioni, ci impongono anche l’esigenza e richiedono la maturità di imporre dei filtri. Non tutto ciò che viviamo deve essere trasmesso sui social media, esistono delle impostazioni di privacy sui diversi canali che ci consentono di definire a quali tipi di target si rivolgono di volta in volta i nostri contenuti. O comunque, ci permettono di bloccare eventuali utenti a noi sgraditi. Eppure sono ancora moltissime (troppe) le persone che cancellano i propri profili perché non riescono a gestire la rete “tossica” che hanno creato intorno a sé.

Sicurezze e certezze

Infine, c’è un ultimo livello di sicurezza che potrebbe apparire più astratto ma che forse è anche uno dei più importanti e cioè la sicurezza, intesa come certezza, che i social media siano luoghi in cui vogliamo effettivamente creare valore.
Per cui, se fino ad anni fa assistevamo (e capita ancora purtroppo) a una corsa alla ricerca delle amicizie, dei follower, dei nuovi contatti, oggi si sta imponendo fortunatamente un approccio che vede nella selezione – nel cosiddetto decluttering – la chiave per poter vivere al meglio questi spazi, per trarre i vantaggi di trovarsi in una rete in cui lo scambio di idee, di competenze, di notizie può effettivamente fare la differenza.

Una colonna sonora

La sicurezza è quasi una sorta di colonna portante della nostra esperienza quotidiana online, l’equilibrio necessario per vivere al meglio questi canali e al tempo stesso per farli vivere anche a chi fa parte delle nostre reti, portando valore e mostrando a nostra volta come farlo. Si fa presto altrimenti a dire che abbiamo a che fare con strumenti insicuri, ma la verità è che in molti casi siamo noi stessi a metterne a repentaglio i confini, a sfumarli, a cancellarli. Quando pubblichiamo contenuti online abbiamo una duplice responsabilità: quella di mantenere i social media dei luoghi in cui è gradevole interagire e quella di portare valore a nostra volta, contribuendo ad arricchirli.
I social dunque ci rendono guardiani e allo stesso tempo garanti non solo della nostra sicurezza ma anche di quella degli altri, soprattutto quando è in ballo il buon mantenimento di canali che esprimono tutto il loro potenziale se utilizzati per la mutua collaborazione e al fine di uno scambio libero e proficuo di idee.

*Emanuela Zaccone, Digital Entrepreneur, Co-founder e Social Media Strategist di TOK.tv. Ha oltre 7 anni di esperienza come consulente e docente in ambito Social Media Analysis e Strategy per grandi aziende, startup e università. Nel 2011 ha completato un Dottorato di Ricerca tra le università di Bologna e Nottingham con una tesi su Social Media Marketing e Social TV.
Sicurezza sui Social cos'è?

Cos’è (davvero) la sicurezza sui social media? ultima modifica: 2017-01-30T08:00:21+00:00 da Francesco Marino
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