Siamo in una nuova era del design, viviamo in un’epoca in cui i designer si concentrano sempre più sul tempo e sullo spazio, guidati da progressi tecnologici nel campo dell’intelligenza artificiale (AI), della robotica e degli ambienti smart. Il designer industriale Yves Béhar sottolinea che non ci siano manifesti o linee guida per i designer che lavorano con l’intelligenza artificiale, la robotica e la tecnologia connessa di oggi.
La scorsa settimana, durante il dibattito inaugurale al Festival del Design di Brooklyn A/D/O/, Yves Béhar ha presentato la sua visione di come queste line guida – che ancora mancano a livello ufficiale – potrebbero essere, dando loro una forma di 10 principi destinati al design in epoca di AI.

1. IL DESIGN RISOLVE UN IMPORTANTE PROBLEMA UMANO.

Qual è il problema che cercate di risolvere con l’AI? “Al CES di Las Vegas c’era molta automazione banale, delle specie di gadget che vanno contro a quella forma di automazione destinata a migliorare la vita delle persone, che propone servizi e valori” commenta Yves Béhar “Qual è il nostro intento nel mondo? È proprio questo che si deve chiedere chi si occupa di AI”.
Ad esempio, lui cita la culla intelligente che ha progettato, che si chiama Snoo. Il problema che stava cercando di risolvere era chiaro: la mancanza di sonno per i genitori con bambini piccoli. Si tratta di un problema ben documentato, sia a livello di aneddoti che di reale ricerca. Partendo dal presupposto che la privazione del sonno sia un problema nazionale, Yves Béhar ha connotato a questione di quella specificità che ha contribuito a focalizzarne il design.

Yves Béhar design AI

2. IL DESIGN DEVE ESSERE SPECIFICO DI UN CONTESTO.

“Al CES ci siamo imbattuti in centinaia di robottini, sono bianchi, carini, con occhietti simpatici, ci fanno compagnia o ne fanno al nostro cane”. Ma Yves Béhar crede che la moda dell’antropomorfizzazione dei robot sia soltanto un cliché storico e che andrebbe interrotta ed evitata. “Perché abbiamo bisogno di antropomorfizzare queste macchine? Perché abbiamo bisogno di emulare le emozioni e le interazioni umane?”.
Andare oltre questi cliché culturali significa pensare innanzitutto al contesto che consentirà ai designer di lavorare a oggetti veramente smart.

Yves Béhar design AI

3. IL DESIGN ACCRESCE LE CAPACITÀ UMANE SENZA RIMPIAZZARE GLI UOMINI

I robot non saranno mai utili al nostro lavoro fino a quando verranno progettati per accrescere le nostre abilità umane. Questo principio incoraggia i designer a pensare al modo in cui i prodotti possano accrescere l’esperienza umana, anziché sostituire gli umani. Yves Béhar racconta: “Possiamo progettare diversi servizi per completare gli esseri umani e la loro vita invece di replicarli?” Béhar si chiede.
Yves Béhar ha lavorato di recente con la startup SuperFlex per la progettazione di una tuta che si avvale di muscoli elettrici e sintetici per aumentare i diversi livelli di mobilità nelle persone anziane, invece di sostituirsi completamente alla loro forza naturale. Il dispositivo si presenta un po’ come una muta da sub ed è stato pensato per essere indossato sotto i vestiti. Si tratta di un ottimo esempio di come la tecnologia possa essere concepita come un aiuto concreto agli umani.

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4. IL DESIGN DI QUALITÀ FUNZIONA PER TUTTI, OGNI GIORNO.

Béhar sottolinea che non tutti all’interno di una casa possano gradire la tecnologia quanto un autentico amante della tecnologia “Con l’innovazione domestica, ciò che accade è che chi la installa è solitamente chi la ama maggiormente, mentre tutti gli altri, spesso, la detestano”.
Questo è esattamente l’opposto di quello che un prodotto intelligente e ben progettato dovrebbe fare. Yves Béhar dice che vorrebbe che la tecnologia presente in una casa fosse prima di tutto utile. “Il che significa che la tecnologia non possa essere qualcosa di difficile da installare e nemmeno qualcosa con cui sia difficile convivere”.

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5. LA BUONA TECNOLOGIA E IL DESIGN SONO DISCRETI.

Il design dovrebbe rendere la vita più facile. “Abbiamo adattato noi stessi, nel corso di migliaia di anni, a ricevere informazioni ed agire sulla base di specifiche informazioni” spiega Yves Béhar. “Se il vento comincia a soffiare e se la temperatura scende, io interpreto tale fatto come la previsione di un temporale in arrivo, o almeno un cambiamento del tempo. Perché non possiamo farlo anche con i prodotti? Perché non possiamo creare dei segnali che ci permettano di essere informati e allo stesso tempo di controllare gli ambienti in cui ci troviamo? ”
Prendiamo ad esempio August, una società che Yves Béhar ha co-fondato e per la quale ha progettato una serratura intelligente che apre la porta quando percepisce si è lì, in modo da non dover frugare nella borsa per recuperare le chiavi. Non è necessario prendere il telefono, il sistema fa sì che il telefono vibri e il blocco del suono, indicherà che la porta è stata sbloccata con successo. “Gli esempi come questo sono quello che io definisco interfacce invisibili, e continuare la ricerca in questo ambito è davvero fondamentale”.
In ultima analisi, grande design significa design discreto che non distragga dalle esperienze più significative, arricchendone invece l’esperienza.

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6. IL BUON DESIGN ACCRESCE I BISOGNI E LE OPPORTUNITÀ.

Quando si realizza un progetto di AI, si progetta un sistema che impara e che cresce, con funzionalità che possono cambiare nel corso del tempo grazie agli aggiornamenti del software. Béhar sostiene che con ogni singolo prodotto che ha lanciato nel corso degli ultimi otto anni, ha potuto notare che a sei mesi dal lancio ufficiale, lo stesso prodotto gli piacesse ben di più. I prodotti devono essere progettati per consentire che ci sia spazio per lo sviluppo e per il cambiamento.

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7. IL BUON DESIGN DÀ VITA A PRODOTTI E SERVIZI CHE COSTRUISCONO RELAZIONI A LUNGO TERMINE E NON CREANO DIPENDENZA EMOTIVA

Prendendo spunto dal punto numero sei, i prodotti dovrebbero essere progettati per un uso molto più a lungo termine. Béhar descrive un progetto concettuale che ha fatto negli anni ’90 per SFMOMA. Il museo gli ha chiesto di progettare un prototipo di una scarpa del futuro. Yves Béhar ha progettato una scarpa che non si basa su stagioni o stili, ma sul modo di camminare, sulla pronazione e le eventuali variazioni di peso. In seguito, il produttore potrebbe sostituire un’attuale serie di scarpe con quelle progettate specificamente per i vostri piedi. L’idea alla base? Un prodotto dovrebbe creare fidelizzazione, migliorando nel tempo, instaurando un rapporto permanente con un utente.

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8. IL BUON DESIGN TECNOLOGICO IMPARA DAI COMPORTAMENTI UMANI E LI PREVEDE.

Il machine learning e l’AI si infiltrano lentamente in ogni tecnologia, i prodotti non solo hanno la possibilità di imparare, ma sanno anche prevedere il comportamento umano in modo di servire al meglio l’utente.
Yves Béhar illustra questa idea con ElliQ, un robot sociale progettato per fare compagnia agli anziani. E lo scopo è quello di aiutare a rimanere connessi con il mondo nella fase di invecchiamento, ovvero quando le funzioni cognitive sono in diminuzione. Invece di aspettare una richiesta dal suo utente anziano, il robot suggerisce in modo proattivo alcune attività personalizzate, al fine di mantenere l’utente impegnato. E ‘un esempio lampante di come l’intelligenza artificiale sia in grado di migliorare un aspetto specifico della vita di una persona in risposta o previsione di un comportamento.

Yves Béhar design AI

9. IL BUON DESIGN ACCELERA LE NUOVE IDEE.

Béhar ritiene che la vera innovazione possa essere spinta in avanti più velocemente se messa nelle mani di un grande designer. Per esempio, prendete Ori, una startup del MIT che sta progettando micro appartamenti urbani. La soluzione dell’azienda per la crisi immobiliare in città è quello di utilizzare la robotica per rendere gli spazi più piccoli funzionalmente più grandi, nonostante le dimensioni reali. Grazie ad un sistema di mobili a scomparsa un appartamento si trasforma da camera a soggiorno con la semplice pressione di un tasto.
Ori, concepita diversi anni fa, sta per arrivare sul mercato quest’anno, un esempio di profondo futurismo distopico che il design ha reso realtà rapidamente.

Yves Béhar design AI

10. IL BUON DESIGN TOGLIE DELLE COMPLESSITÀ DALLA VITA.

Per illustrare questo principio che conclude la lista di dieci, Yves Béhar ha mostrato un video di un robot di concezione primitiva che cercava di imboccare una donna a colazione: fallendo miseramente. Ci sono moltissime operazioni della quotidianità nei confronti delle quali gli umani riescono decisamente meglio dei robot, ma ci sono anche compiti che ai computer riescono ancora meglio, e queste sono aree in cui i designer dovrebbero lavorare maggiormente.
“Io non vorrei mai rimpiazzare un comportamento umano attraverso una funzionalità artificiale, vorrei invece ridurre le complessità e rendere più libere le persone così che possano concentrarsi maggiormente su imprese ben più importanti.
Per Yves Béhar il vero problema sta nel modo in cui possano venir inculcati dei valori nell’intelligenza artificiale.
Il design potrebbe servire come cuscinetto contro il lato oscuro dell’AI; quando il CEO di Microsoft Satya Nadella ha proposto i suoi principi per la progettazione dell’AI in modo responsabile, nel 2016, ha citato la trasparenza, la responsabilità e la tutela della privacy come componenti critici.

Secondo Yves Béhar i designer hanno la responsabilità e il compito di produrre prodotti morali, all’interno di un ambiente in grado di agire in modo etico e sicuro, portando l’esempio delle fake news di Facebook “Le società mettono a disposizione degli algoritmi per accrescere il traffico e non badano al fatto che possano comportare un impatto negativo sulle nostre vite. Io penso che ci debba essere un meccanismo di auto correzione”.
In ultima analisi, i designer hanno la possibilità di essere (e quindi devono porsi come) baluardo contro l’uso immorale e irresponsabile dell’AI.

Il design applicato all’AI: la visione di Yves Béhar in 10 punti ultima modifica: 2017-02-03T11:00:11+00:00 da Web Digitalic
Accenture Cristina

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