Facebook sotto accusa dalla stampa americana, a causa delle notizie false divulgate in seguito del risultato delle recenti elezioni presidenziali USA, che si dice sia stato notevolmente influenzato dalla diffusione di contenuti inattendibili e infondati.
Nel corso dell’ultima settimana sono stati compiute mosse strategiche al fine di fermare la proliferazione di contenuti di terze parti che puntano unicamente ai click sulle ads. Facebook intanto si sta impegnando a diversificare la piattaforma attraverso una serie di provvedimenti interni.

STORIE FALSE E DOVE TROVARLE
Il News Feed di Facebook è utilizzato da più di 1.7 miliardi di utenti e la timeline automatizzata è la prima responsabile della visualizzazione dei contenuti incriminati.
Attualmente, il News Feed mostra per primi quei contenuti che ritiene possano interessare maggiormente un utente sulla base della cronologia delle interazioni, i like, i commenti e le condivisioni. Si viene così a creare un filtro che sceglie di mostrare i contenuti che “in superficie” si addicono maggiormente ad un utente, alle sue opinioni e ai suoi orientamenti.
Partendo da questo principio è ovvio che le notizie false possano avere un impatto negativo sul pubblico che si ritrova tempestato di contenuti fabbricati a misura di spam per generare profitti. Gli articoli errati vengono lanciati e poi – solo in seguito – modificati e corretti.
Le pagine di natura politica che nascono su Facebook hanno creato un approccio tutto nuovo sull’informazione politica, si cerca di far balzare da un link all’altro, attraverso una tattica che unisce attivismo, sostegno di una posizione e giornalismo in modo impattante.
Nel corso delle recenti elezioni americane i siti pro-Trump sembrerebbero essere stati gestiti all’estero, in stati come la Macedonia, questi siti spammavano i gruppi di Facebook con contenuti privi di fondamento e lo facevano al fine di ottenere ondate di click dai quali ricavare profitto.

ZUCKERBERG È SULLA DIFENSIVA
Non ha esitato a difendere la propria società e – nel corso delle ultime tre settimane – Zuckerberg ha commentato la vicenda delle notizie false già tre volte.
All’inizio di novembre aveva dichiarato “C’è una profonda mancanza di empatia quando si accusa qualcuno di aver votato come ha votato – nello specifico Trump – per colpa delle news false” inoltre ha ribadito che “Più del 99% di quello che la gente vede sulla piattaforma è autentico, è solo una piccola quantità di notizie false quella che circola e non si limita ad una visione di parte”.
Zuckerberg si è impegnato ufficialmente a portare avanti ricerche e indagini in materia, ma ha invitato i dipendenti della compagnia a essere cauti prima di compiere qualsiasi cambiamento al funzionamento del social.
Il 18 Novembre è arrivato l’annuncio formale in riferimento ai nuovi cambiamenti, si tratta di un aggiornamento di tipo algoritmico applicato al News Feed. Attraverso il machine learning il sistema sarà in grado di prevedere le notizie false sulla base dei trend di dati ed eventualmente contrassegnare tali contenuti come falsi. Ci sarà inoltre un sistema di alert che indicherà agli utenti le inattendibili o già precedentemente segnalate da siti di terze parti adibiti ad organi di controllo, giornalisti e comunità di utenti.
Il fatto che Zuckerberg si sia espresso ripetutamente in materia è indice della criticità della situazione. Ma nello staff di Fabebook iniziano a palesarsi posizioni differenti che portano alla luce disaccordi strategici accesi.

DISCORDIE INTERNE
Facebook avrebbe dovuto godere di un trionfo – in termini di numeri – alla fine della campagna elettorale, solo lo scorso mese poteva vantarsi dell’impatto che avesse avuto sulla registrazione degli aventi diritto di voto. Inoltre si era impegnato a garantire la par condicio in termini di feed relativi ai video Live.
Al suo interno invece, le critiche si accendevano. La società si era impegnata nella creazione di aggiornamenti algoritmici al News Feed al fine di mirare alle notizie false, ma si è temuto che l’attuazione delle modifiche avrebbe portato – nuovamente – all’accusa di parzialità.
I siti in questione era spropositatamente di destra, in termini di contenuti editoriali, e Facebook ha temuto che mirando ai contenuti prodotti da queste pagine (alcune delle quali hanno milioni di like) si sarebbe creato un forte malcontento tra i conservatori.
Lo scorso maggio c’era già stato un episodio critico. Un gruppo di ex-dipendenti Facebook aveva rilasciato dichiarazioni in riferimento ad alcuni ex-colleghi che avevano scelto di rimuovere i contenuti repubblicani – di proposito – dal News Feed, al fine di influenzare il voto finale.
Facebook ha dovuto rilasciare dichiarazioni ferme in cui asseriva che non ci fosse alcun coinvolgimento da parte del management, lanciando un’indagine interna. Facebook si è ritrovato paralizzato e la gestione delle news false è diventata sempre più complessa: da un lato si temeva imparzialità nelle informazioni, dall’altro di sostenere in modo iniquo una parte politica.
Da parte dello staff di Facebook è emerso un malcontento di fondo, in centinaia non hanno apprezzato i provvedimenti sul News Feed, sebbene alcuni di queste iniziative fossero a breve termine.

LA PUBBLICITÀ PARLA PIÙ FORTE DELLE PAROLE
Agli inizi di novembre Facebook ha bannato gli operatori delle notizie false dall’utilizzo del network di ads per generare profitto. Questo provvedimento andrà a colpire l’unica cosa che conta per questi siti: i guadagni. Facebook ha dichiarato con fermezza che non verranno visualizzati quei contenuti che sono di natura illegale o ingannevole e che contengono notizie false.
A tale proposito Facebook ha acquistato uno strumento di analitica utilizzato dalle società di media che traccia le storie di tendenza, che si chiama CrowdTangle.

L’ACCUSA DI OBAMA
La questione delle notizie false è arrivata anche nell’arena politica e lo stesso Barack Obama ha espresso le proprie considerazioni con fermezza, dichiarando che si tratta di un caso che sta danneggiando significativamente il processo democratico negli Stati Uniti.
Obama, nel corso di una conferenza stampa in Germania, ha dichiarato: “Se non dovessimo prendere seriamente la questione di quel che è vero e quello che non lo è, non saremo mai in grado di distinguere le argomentazioni serie dalla mera propaganda. Ci ritroviamo a vivere in un’epoca in cui la disinformazione è attiva e lo vediamo già soltanto aprendo Facebook o accendendo il televisore.”
Obama – che durante la sua presidenza ha partecipato a due sessioni del programma Q & A (Questions & Answers) con Zuckerberg – ha già fatto sapere che le teorie di complotto che ruotano attorno a Facebook siano soltanto “Un polverone di sciocchezze”.

Influenti o insignificanti? La critica alle notizie false di Facebook ultima modifica: 2016-11-26T09:20:45+00:00 da Web Digitalic
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