Ci siamo mobilitati, a ragione, contro la #SOPA.
Ora, qualcosa di ben peggiore si profila all’orizzionte, ben peggiore della proposta di Fava: l’ACTA.

Cos’è l’ACTA?
Anti-Counterfeiting Trade Agreement, ossia “accordo anti-contraffazione”, prevede una serie di linee guida (che potranno poi essere trasformate in leggi dai singoli paesi firmatari) sulla lotta alla pirateria e alla contraffazione di merci on line.
Fin qui sembra giusto no? Se non fosse che…

Da chi è stato proposto?
Manco a dirlo: nel 2006 da USA e Giappone per primi, seguiti a ruota da Svizzera, UE e Canada. Questi paesi hanno dibattuto in gran segreto, in via NON UFFICIALE, con la collaborazione della Pharmaceutical Research and Manufacturers of America e dell’International Intellectual Property Alliance (leggasi: i colossi dell’industria farmaceutica e di quella video/discografica).
Avete capito bene: 5 anni fa i paesi più importanti dell’occidente hanno organizzato delle trattative segrete assieme ai più grossi rappresentanti dell’industria mondiale, per discutere di leggi molto molto delicate, SENZA RAPPRESENTANTI DELLA SOCIETA’ CIVILE.
Solo due anni dopo, nel 2008, quando vi prendono parte Australia, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea e Singapore, i negoziati diventano ufficiali. Tali negoziati hanno portato alla stesura di una bozza che potete trovare in pdf, pubblicata ufficialmente qui.

Perché ACTA?
L’Unione Europea ha pensato di redigere un documento in cui spiega perché è importante aderire all’ACTA, assieme a una lista di 10 miti da sfatare su di essa. I punti salienti riportati in quote:

Che cos’è l’ACTA?
-assicura che le persone possono continuare a condividere materiale non piratato ed informazioni sul web
-non è una limitazione della libertà su internet. Non censura o chiude siti web
-assicura che la criminalità organizzata possa essere perseguita quando viene rubata la proprietà intellettuale – danneggiando l’innovazione, la libera concorrenza ed il lavoro
-non ha a che fare con il modo in cui usiamo internet nella vita di tutti i giorni
-permette alle persone di continuare ad usare i social network come Twitter e Facebook come hanno sempre fatto, senza alcun cambiamento
-computer, iPad e iPhone (ndr: per estensione, tablet e smartphone) non saranno controllati o monitorati. ACTA non è il Grande Fratello.
Perché ACTA e non SOPA?
SOPA è una proposta di legge che vuole cambiare la legislazione statunitense. L’ACTA non richiede alcun cambiamento delle leggi Comunitarie. Qualunque cosa che può essere fatta oggi legalmente, sarà ancora legale dopo la ratifica dell’ACTA. L’ACTA non prevede di tagliare l’accesso ad internet a nessuno.
Per quale motivo l’EU supporta l’ACTA?
ACTA assicura che i già elevati standard europei di protezione della proprietà intellettuale possano essere portati su scala globale, proteggendo il lavoro in Europa. L’Europa perde 8 miliardi di euro all’anno a causa di merci contraffatte che invadono il nostro mercato.

A leggere queste righe, verrebbe da pensare che, effettivamente, un provvedimento del genere possa essere corretto. Ma è davvero così?

Chi si è occupato di portare l’ACTA in Parlamento Europeo, il francese Kader Arif, ha rassegnato le dimissioni dissociandosi completamente dalla piega che aveva preso tale documento.
Ecco cosa ha detto:

“Voglio denunciare nel modo più forte possibile tutto il processo che ha portato alla firma di questo trattato: mancato coinvolgimento dei rappresentanti della società civile, assenza di trasparenza, reiterate posticipazioni della firma del testo senza motivo alcuno, esclusione dal teste delle richieste avanzate dal Parlamento Europeo, sollevate in varie occasioni nella nostra assemblea. E’ per questo motivo che oggi, mentre relaziono il rapporto che mi era stato commissionato, voglio mandare un segnale forte all’opinione pubblica di questa situazione inaccettabile. Non sarò parte di questa farsa”.

Cosa comporta, in fini pratici, l’ACTA?

Ce lo spiega l’avvocato Fulvio Sarzana, nel suo blog: “In sostanza principio base di Acta è che gli intermediari non possano proteggere i nominativi di chi compie, a loro dire un’attività illecita, trasformando gli stessi intermediari in fonti di informazione privilegiata per perseguire eventuali violazioni. Altro principio generalizzato di ACTA è la possibilità che i titolari dei diritti possano imporre agli intermediari di non utilizzare strumenti, di per sé assolutamente leciti, ma che siano in grado di eludere i sistemi di protezione dei diritti di proprietà intellettuale ( come ad esempio i DRM).
Una norma del genere è già presente in Italia, ma è circondata da rigide cautele e viene applicata solo su richiesta dell’Autorità giudiziaria.
Portando alle estreme conseguenze tutto ciò dovremmo immaginare che sistemi del tutto leciti quali i programmi di compressione MP3 possano essere strumenti atti a eludere la protezione dei titolari dei diritti perchè consentono la riproduzione audio-video di files non originali.
Se fosse stato in vigore Acta al momento dell’operazione megaupload inoltre i titolari dei diritti avrebbero potuto chiedere ai diversi provider in giro per il mondo i nominativi dei titolari dei cyberlocker megaupload e megavideo senza passare per l’Autorità giudiziaria, facendosi giustizia da sé.”

Chiaramente, l’UE è molto cauta su questo argomento: l’ACTA dovrà passare un lungo iter burocratico, che prevederà la consultazione di vari rappresentanti della società civile, prima di approdare in Parlamento per la discussione finale.
Insomma, siamo solo all’inizio del cammino, ma già il fatto che una proposta del genere sia stata portata avanti con le modalità descritte sopra, preoccupa non poco.
Se poi ci aggiungiamo casi di censura come quelli di questo periodo in voga su Twitter.

Ciò che mi rende ancora più preoccupato e amareggiato, è però la quasi totale mancanza di mobilitazione collettiva di fronte a una proposta di tale portata, che invece si è subito indignata quando gli hanno impedito di guardarsi i film in streaming. Forse ci meritiamo tutto questo? Forse Orwell non aveva poi descritto un mondo tanto distopico?
Gli interrogativi da porci sono tanti: è giusto combattere così la pirateria? Internet deve rimanere una terra di nessuno senza essere regolato? In che misura gli Stati possono regolamentarlo? Una multinazionale ha diritto a modificare l’Internet a suo uso e consumo? È giusto continuare a spingere sull’importanza del diritto d’autore? Gli artisti vengono davvero danneggiati dallo scambio e dalla condivisione delle loro opere tramite la rete?
Queste e molte altre sono domande che aprono dibattiti eterni, ma a cui, forse, è giusto il momento di trovare una risposta.

– Fonte: HWUpgrade
– Segnalo: petizione on-line per fermare ACTA in Europa su Avaaz.org

ACTA in Europa: 1984, 28 anni dopo? ultima modifica: 2012-01-28T13:16:26+00:00 da lega nerd

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