Zac!

di Emanuela Zaccone

Emanuela Zaccone

Emanuela Zaccone

Nel 2012 Facebook ha acquistato Instagram per un miliardo di dollari e un certo numero di azioni. La cifra più alta mai spesa fino a quel momento. L’app era in piena crescita e va riconosciuto a Facebook il merito di aver individuato un trend che avrebbe potuto trasformarsi in un competitor della piattaforma.
Oggi Instagram ha superato i 200 milioni di utenti e, secondo una recente ricerca Forrester, è il Social che genera maggiore engagement: la foto postata da un brand, ad esempio, può arrivare a generare 58 volte l’engagement di un brand post su Facebook.
Non era però sufficiente aver acquisito il re delle per immagini. La (breve) storia dei Social ci ha insegnato che le abitudini degli utenti cambiano rapidamente, consentendo l’emergere di nuovi trend spesso legati alle caratteristiche demografiche degli adopters.
Se è vero infatti che un numero crescente di millenials si sta spostando verso le piattaforme di instant messaging privato, allora è lì che bisogna guardare per monetizzare e non rischiare di perdere utenti.
Febbraio 2014: Facebook acquisisce Whatsapp per 19 miliardi. Base utenti della piattaforma: 500 milioni di persone.
Un mese dopo, per circa due miliardi di dollari, Facebook compra anche Oculus. Tre acquisizioni che segnano i momenti (economicamente) più rilevanti di una serie di acquisizioni – da FriendFeed a Glancee, passando per Storylane – che in alcuni casi hanno potenziato l’esperienza utente e tranquillizzato Facebook nella sua relazione con i competitors. In realtà, le maggiori conseguenze sono quelle osservabili sulla costruzione graduale di una piattaforma sempre più inglobante.

Il rinnovamento di Facebook

Facebook infatti continua ad innovarsi anche dall’interno e punta ad offrire ai suoi utenti un’esperienza “totalizzante”. Due terzi degli accessi a Facebook avvengono da mobile: a cosa servono le altre app se quel che fanno può essere inglobato da Facebook? Zuckerberg & Co. ne sono certi a tal punto che hanno appena acquisito anche Pryte, azienda che ottimizza la vendita e fornitura di pacchetti per la navigazione dati. Insomma, Facebook è “il” mobile. Almeno nelle loro intenzioni. Ed è un’esperienza che punta fortemente sulla personalizzazione.
È questo ad esempio il principio alla base della creazione di Paper, disponibile solo sullo store iOS USA. Si tratta di un’applicazione mobile che di fatto riorganizza completamente l’esperienza di fruizione di Facebook, inserendo post e notizie in flussi e sezioni ottimizzate per mostrarci, raggruppandoli, i temi di nostro interesse provenienti delle principali fonti di news su Facebook.

Oculus_Rift
È come se Flipboard incontrasse le fan page e lanciasse un messaggio subliminale: “non perdere tempo ad uscire dall’app per aprire il lettore di feed, resta pure qui”. Era lo stesso principio alla base del lancio di Home per Android, più di un anno fa.
Perché? Perché è un’esperienza personalizzabile: scelgo ciò che voglio vedere, Facebook lo ordina per me e intanto colleziona dati sulle mie abitudini di consumo e preferenze.
Su questo tipo di profilazione si basa l’intero business della piattaforma, che si è quotata in borsa e che deve necessariamente monetizzare. Di recente, inoltre, Facebook ha reso noto che implementerà una tecnologia di Automatic Content Recognition per consentirci di condividere automaticamente le nostre attività, come la musica che stiamo ascoltando o le serie TV che stiamo guardando (per recuperare terreno nel settore del second screen dominato da Twitter).
Adesso, con le Context Card, Facebook ci esorta ad aggiornare i nostri status dicendo che stiamo per votare, a fare gli auguri ai nostri amici o a vedere le loro ultime foto. Insomma, una sorta di amico virtuale che si prende cura di noi e dei nostri gusti e abitudini. Da qui ad immaginare che Oculus sarà utilizzato per renderlo ancor più “fisicamente virtuale” il passo è breve. Accentrare l’esperienza si tradurrebbe dunque in maggiore profilazione, crescente base utenti attiva e conseguente opportunità per i brand di fare advertising fortemente targettizzabile.
Se per molti il vero problema consiste nella gestione e protezione a lungo termine dei dati, per gli apocalittici Facebook divorerà gli altri Social. Tuttavia l’utente è imprevedibile ed è intelligente Facebook a capitalizzarne le abitudini, perché è su quello, e sulla capacità di fare acquisizioni strategiche, che si giocheranno le sue possibilità di sopravvivenza. Highlander Facebook.

 

 
*Digital Entrepreneur, Co-founder e Social Media Strategist di TOK.tv
Ha oltre 7 anni di esperienza come consulente e docente in ambito Social Media Analysis e Strategy per grandi aziende, startup e università.
Nel 2011 ha completato un Dottorato di Ricerca tra le università di Bologna e Nottingham con una tesi su Social Media Marketing e Social TV.

Facebook da qui all’eternità: ecco come il Social crea un’esperienza totalizzante ultima modifica: 2014-07-20T16:55:09+00:00 da Francesco Marino
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