Wired ha annunciato un taglio drastico: la rivista di carta uscirà solo due volte all’anno, la redazione viene dimezzata da 12 a 6 giornalisti e si punterà sul sito web. Una notizia scioccante per molti, sicuramente per me.
L’annuncio è arrivato attraverso un comunicato sindacale, probabilmente il più cliccato e condiviso della storia: al momento sono quasi 5.000 le condivisioni sui social
La realtà è che:
1. La periodicità del cartaceo passerà da dieci numeri l’anno a due, da affidare completamente a service esterni.
2. Sei dei 12 giornalisti della redazione, il 50% sono considerati esuberi.
3. Al momento la redazione confermata sul progetto Wired Italia è, quindi, formata da sei giornalisti (di cui uno part-time).”

Di fatto la rivista Wired scompare, due numeri all’anno non sono una rivista, sono un annuario, che per di più verrà affidato a service esterni.
Probabilmente l’editore ha le sue colpe, non so, ma certamente non esistono editori masochisti (io non ne ho mai incontrati). Il taglio della rivista dipende dal fatto che i costi non vengono ripagati dai ricavi: edicola e pubblicità. Non ci sono, credo, altre motivazioni: nessun editore, nemmeno il più folle, si abbatterebbe con un’accetta su una fonte di reddito.
Certamente pesa il fatto che la gente compra meno riviste in edicola e che la pubblicità sulle riviste cartacee è in calo, ma non basta questo a spiegare le difficoltà di Wired.

Non fatevi illusioni, là fuori è pieno di gente mediocre

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Nei posti che contano, non solo in parlamento, è pieno di gente superficiale, che preferisce un favore sottobanco ad un’infografica spettacolare; che vede nell’eccellenza un problema perché, per contrasto, mostra la loro mediocrità. I responsabili dei budget pubblicitari dovrebbero conoscere a menadito dati di diffusione, certificazioni, riconoscimenti, dovrebbero apprezzare, sopra ogni cosa, la qualità dei contenuti e la cura con cui viene fatto un prodotto editoriale.
Ce ne sono di persone così, non sono molti, ma ci sono, bisogna avere la cura di cercarli, poi basta mostrare il prodotto, capiscono subito se c’è la qualità, se far parte di quel progetto editoriale ha un valore. Non sono tanti, ma il vantaggio è che li riconosci subito perché gli brillano gli occhi e sorridono di fronte ad una bella pagina, sgranano gli occhi quando vedono un bel titolo e di solito annusano le riviste, perché il profumo della carta è inebriante.
Tanti però, per pigrizia, fanno semplicemente scelte di comodo, preferiscono una leccata di piedi, anziché far parte di un progetto brillante. Non so come funziona all’estero, magari è diverso, qui no. Tutti apprezzano la qualità, ma molti (alla fine) comprano la mediocrità, solo alcuni hanno la gioia di essere parte e di sostenere le idee e le realizzazioni di qualità.
Per quanto è bella Wired dovrebbe traboccare di pubblicità, dovrebbero esserci i clienti in coda che si litigano la pagina 103. Ma questo non succede. E non è nemmeno un problema di soldi che mancano, molti denari vengono “utilizzati” in progetti di basso spessore. La mediocrità sta bene con se stessa, si cerca e si alimenta, evidentemente.
Mi dispiace molto per questa, che di fatto, è la chiusura di una bella rivista come Wired, bella in ogni dettaglio. Quando esce è una gioia e un lieve dolore insieme, perché vedo cosa avrei potuto fare meglio o esclamo (in silenzio) “questa idea non poteva venire a me?”. Non condivido alcune scelte editoriali (come è normale che sia), ma è per me uno stimolo e un punto di riferimento.
Mi mancherà quella gioia e ancora di più mi mancherà quel lieve dolore che mi ha sempre fatto impegnare un po’ di più nel fare Digitalic.
Forse sono solo arrabbiato, anzi sono addolorato, ma questo dolore non ha nulla di buono, questo non serve.
Il mio pensiero va alla redazione, a quei professionisti che hanno sempre fatto un gran bel lavoro e che da un giorno all’altro sono diventati esuberi.
Francesco Marino

wired taglia

Wired taglia la carta, colpa della mediocrità (degli altri) ultima modifica: 2015-06-27T01:00:27+00:00 da Francesco Marino
CeBit 2018

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