Digitalic n. 29 – Cloud

Editoriale – Gli architetti delle nuvole

Francesco Marino

Francesco Marino – Twitter @framarin

Da tecnici a designer: il cloud ha una qualità speciale, ovvero rende la tecnologia puro disegno. Si possono creare infrastrutture, reti, servizi e applicazioni senza alcun limite dovuto alla caratteristiche dell’hardware che si utilizza.
Il cloud e la virtualizzazione per la prima volta rendono reale l’espressione “technology architect”, che a molti piace utilizzare.
È come se si avesse a disposizione un foglio bianco su cui disegnare la struttura tecnologica di un’azienda e poter creare ciò che si vuole, pagando poi solo quello che si realizza. Rispetto agli architetti che fanno case e palazzi c’è un altro vantaggio: il progetto può essere continuamente modificato, ingrandito o rimpicciolito.
Ne sarebbero felici i progettisti edili. Pensate quale rivoluzione sarebbe: si potrebbe disegnare un centro commerciale, realizzarlo e, se ci fosse un incremento nel numero dei clienti, allargarlo; a luglio si potrebbe aggiungere una piscina, che poi a settembre verrebbe smantellata (senza costi). Se le case fossero come il cloud si potrebbe aggiungere una stanza quando arrivano ospiti, allargare il giardino in estate ed eliminarlo in inverno, con un costo limitato ai giorni di utilizzo.
Questo è il cloud: la sconfinata possibilità di creare tecnologia avendo a disposizione risorse computazionali illimitate, pagando solo per ciò che realmente si utilizza. L’innovazione è dirompente e offre opportunità enormi, ma mette di fronte alle proprie responsabilità manager e responsabili IT. Potendo fare sostanzialmente tutto accedendo alle migliori tecnologie del mondo, diventano fondamentali le idee, quello che si progetta. È un po’ come andare ad una gara di Formula 1 potendo scegliere la vettura che si vuole: se non si vince, la responsabilità è tutta del pilota. Avere dei limiti imposti dalla tecnologia e dall’hardware che si possiede a volte è un alibi per le idee che mancano, per i progetti innovativi che non ci sono. Ci piace, evidentemente, essere limitati, tanto che, quando i limiti non ci sono, ce li creiamo noi: la maggior parte delle aziende italiane non sale sulla nuvola per paura della sicurezza e della privacy, senza considerare che nei server che per anni hanno tenuto sotto la scrivania la sicurezza e la privacy non erano certo tutelate.
Ci vuole ancora un po’ di tempo, forse, e poi anche l’Italia spiccherà il volo. Sulla nostra copertina l’abbiamo voluto rappresentare con una nuvola che è anche un’articolata mongolfiera brillante. Per volare bisogna alleggerirsi e la prima cosa da lasciare a terra è la paura e quella voglia di rimanere alla periferia dell’impero, nella provincia dell’inutilità.

Digitalic n. 29 – Cloud / l’editoriale ultima modifica: 2014-06-01T18:00:26+00:00 da Francesco Marino
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