Credito vuol dire “ buon nome”, “pubblica stima”, significa insomma fiducia.
È su questo che si basa, alla fi ne, la finanza. Che cosa è lo spread se non la misura di quanto il mondo ha fiducia nelle capacità di un Paese? Tradizionalmente le istituzioni titolate a dare fiducia – quella sostanziosa fatta di finanziamenti, di soldi – sono le banche. Soprattutto in Italia, dove il risparmio delle famiglie è sempre finito in massa nelle casse degli istituti bancari; a queste realtà è stato demandato il compito di finanziare le imprese e le innovazioni.
Ma le cose stanno cambiando. Abbiamo scoperto (dolorosamente) che le banche sono imprese e sbagliano (anche clamorosamente) e possono chiudere come qualunque altra attività. Abbiamo scoperto che oggi raccolgono dai risparmiatori meno denaro di quello che spendono (o investono) e hanno quindi chiuso i cordoni della borsa e si preparano a stingerli ancora. Ma non cambiano le regole che hanno sempre guidato il credito. La fiducia è tutto, diventa più complesso conquistarla. Dopo averla regalata un po’ a tutti, oggi i criteri diventano estremamente selettivi, ma al contempo nascono nuove forme di finanziamento, dal crowdfunding ai business angels, dagli incubatori ai gruppi d’acquisto, fino agli interventi della Comunità Europea.
In questo numero trovate molti spunti per capire come stia cambiando il mondo del credito e come potersi muovere. Il fatto che sia diventato più difficile non vuol dire che sia impossibile: le buone idee (sostenute da ottimi business plan) trovano il carburante economico per spiccare il volo. Il mondo ha superato crisi come quella che stiamo vivendo e ha costruito sistemi di business e infrastrutture portentose, anche in tempi molto difficili; lo ha fatto dando fiducia, credendo che il mondo potesse cambiare, nonostante tutto.
Per questo la nostra copertina si ispira agli antichi certificati bancari, perché molti anni fa i nostri nonni, i nostri bisnonni, hanno costruito in tutto il mondo cose incredibili trovando la fiducia (e il credito per farlo). Forse è quello spirito che oggi manca, quella capacità di vedere non solo i problemi (che sono tanti) ma anche le opportunità. Siamo più pessimisti e come noi lo sono le banche, gli investitori: non abbiamo fiducia e non abbiamo credito, ma non è un’equazione perfetta, per fortuna. Ci sono molti casi – e ne trovate diversi in questo numero – che dimostrano come lo spirito, il cuore dei pionieri non si è estinto, ma pulsa ancora, in molte realtà (anche finanziarie).

Il valore del buon nome – Editoriale ultima modifica: 2013-01-22T08:16:58+00:00 da Francesco Marino
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