Carta/A volte le classifiche aiutano l’autostima.L’Italia ultimamente non viaggia ai vertici delle graduatorie mondiali, nemmeno di quelle più semplici e alla nostra portata. Forse non siamo nel periodo storico migliore, ma bisogna anche dire che esiste un gusto tutto nostro nell’autocommiserarsi, nel sottolineare quanto siamo indietro rispetto agli altri. Per una volta e per qualcosa di importante, siamo davanti alla Silicon Valley. Il tempio della tecnologia, la terra promessa dello sviluppo lascia ben poco spazio alle donne. In Italia sono il 26% le donne che occupano ruoli di alta dirigenza (amministratori delegati, responsabili del personale, del marketing, della finanza ecc.) negli Usa si scende al 22%, per non parlare della Germania (guidata per altro da una donna) dove la percentuale crolla al 14%, fa peggio il Giappone con appena il 9% di donne ai ruoli di vertice nelle aziende. Eppure quando le donne conquistano i ruoli più prestigiosi nelle aziende del digitale mostrano tutte le loro qualità e un tocco speciale per l’innovazione. A questo si ispira la nostra copertina: la presenza femminile si sente e offre qualcosa di prezioso all’innovazione. I big se ne sono già accordi e oggi le più grandi aziende tecnologiche sono guidate da donne, da IBM ad HP; anche le ultime eclatanti assunzioni di Microsoft e Apple lo testimoniano.

Non per tutte è così. Anche in Italia c’è molto da fare, non solo nei numeri (anche se migliori di tanti altri stati), ma nell’approccio. Le giornaliste, che su questo numero hanno affrontato il tema del ruolo delle donne nel mondo digitale, sono in gran parte contrarie alle quote rosa, per esempio. Per fortuna è proprio la tecnologia che può essere d’aiuto, senza che vengano costruite pseudo-riserve di genere. Il mobile inteso non solo come dispositivi, ma anche come servizi, app, software è un’innovazione strutturale che permette al lavoro di prendere nuove forme, di adattarsi ai nuovi stili di vita, di essere più fluido per rispondere alle esigenze di una società che è molto diversa rispetto a quella degli anni passati. Il bello è che non solo agevola le persone, ma ne trae il meglio in un mondo che sempre più ricerca l’originalità.

È quello che si chiama lavoro agile e che Francesca Parviero racconta nella sua intervista e si basa sull’utilizzo intelligente della tecnologia e dei social che possono essere di grande aiuto alle donne e non solo, ovviamente.

Francesco Marino

Il genere della tecnologia – Digitalic n. 32 ultima modifica: 2014-09-09T16:29:30+00:00 da Francesco Marino
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