75Sono i 100 brand di maggior valore al mondo: Al primo posto Apple, poi Google e sul podio Coca Cola (che aveva dominato per lungo tempo).
La classifica Interbrand conferma quanto la tecnologia sia fondamentale per le persone e quanto valore abbiamo questi marchi. Sono ben sei le aziende tecnologiche nelle prima 10 posizioni, praticamente un dominio.
Manfredi Ricca, Managing Director Interbrand Italia, in apertura della presentazione 2014 dei Best Global Brands. Un momento di estremo interesse per la dovizia di dettagli e di elementi messi in gioco nello stilare la classifica che, lo ricorda Ricca: “Vuole misurare il valore economico del brand, non la notorietà”.
Ed ecco replicare il podio con Apple, Google, seguita da Coca Cola – che aveva perso l’oro lo scorso anno – e giungere al quarto gradino assegnato a IBM, seguita – al quinto posto – da Microsoft.
Non ci sorprendono più di tanto questi risultati. Bisogna scendere quasi agli ultimi posti della classifica per trattenere un attimo il fiato all’ingresso del primo brand cinese nella classifica dei migliori cento.
È proprio qui, al 94esimo posto, infatti, che troviamo insediata Huawei, subito prima di Nokia. Questi risultati dimostrano, dunque, che sapersi reinventare e saper cambiare il corso di un’organizzazione rodata, ma che non funziona più, sono le caratteristiche strategiche e fondamentali delle prime dieci aziende. Un po’ di sorpresa, ma forse, nemmeno eccessiva per i brand luxury del mondo del fashion.
Prada si colloca solo al 70esimo posto, Louis Vuitton al 19esimo e Gucci al 41esimo. Un senso di frustrazione, diciamolo, pervade l’orgoglio italiano che vede le sue aziende sempre troppo in basso e poco rappresentate. Ma anche per questo, prosegue ancora Ricca, c’è una spiegazione che è da ricercarsi nelle dimensioni tendenzialmente piccole delle nostre imprese, nello scarso ricorso al mercato dei capitali, nel colossale ritardo del nostro sistema di istruzione e formazione e nell’ambiente normativo e strutturale spesso inospitale.
In sostanza queste lacune ataviche comportano che, un Paese in grado di crea eccellenza, non sia in grado di trasformare questa predisposizione genetica in una vera crescita. Una considerazione è certa, il trend deve essere quello del making brand personal. Ovvero dell’assecondare le richieste del mercato e dei consumatori per riuscire a reggere il pesante tsunami provocato da ben sette miliardi di brand sul mercato che vogliono farcela a tutti i costi. Chi ha compreso e continuerà a tenere bene a mente questo obiettivo ce la farà, chi resterà arroccato in una storia troppo antica tenderà a uscire dai giochi. Una realtà che ha trovato anche riscontro nelle parole di Luca Colombo, Country Manager Facebook Italia, che ha affermato: “I trend spingono al mobile, inutile nasconderlo. Noi abbiamo bene 25 milioni di italiani che usano Facebook almeno una volta al mese e la maggior parte proprio da mobile. Tendenza che non deve assolutamente essere ignorata”.
E non serve addurre il fatto che l’Italia sia un paese di anziani e di persone lente alla conversione. “Quando dai in mano a un anziano un qualunque device, puoi stare certo che impara a usarlo”, ha proseguito Colombo sorridendo del 29esimo posto che si è conquistato Facebook grazie a una crescita (a dir poco sbalorditiva) pari del’86% rispetto all’anno precedente.

 

 

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