Arriva Portico, il data base di Google per l’edilizia e i materiali sostenibili che usa i big data per creare un mondo migliore.

Il corso del fiume Mississippi nel tratto che va da Baton Rouge a New Orleans, in Louisiana, striscia come un serpente tra circa 150 impianti chimici e raffinerie. All’ombra delle infrastrutture industriali così imponenti, le emissioni tossiche hanno dei valori altissimi. L’area è abitata principalmente da poveri, neri e malati, le diagnosi di cancro sono in crescita, ma lo stesso vale per altre gravi malattie, condizioni che hanno fatto sì che il territorio venisse ribattezzato come Cancer Alley.
Dal 1990 Greenpeace ha portato l’attivista Lawrence Kilroy a stabilirsi nella regione.

“Le comunità che popolano la Cancer Alley sviluppano asma e altre patologie che insorgono a seguito di un contatto continuativo con tossine di vario genere” dichiara Lawrence Kilroy, attivista ambientale, “Il fattore comune è l’inquinamento. Anche solo viaggiando verso queste aree ci si imbatte in ciminiere di grandi fabbriche e comunità impoverite”.
Il degrado ambientale ad opera dell’industria chimica nel sud della Louisiana, mostra chiaramente l’impatto devastante sulla salute delle persone che vivono in quelle vicinanze.

Kilroy ha aderito all’Healthy Building Network (HBN– Network degli Edifici Sani), un’organizzazione no-profit fondata nel 2000 con la missione di ridurre il contenuto di sostanze chimiche pericolose presenti nei materiali da costruzione.
Al fine di arginare le ingiustizie ambientali, e per validare per proprie convinzioni in materia di discriminazione sociale a danno della salute, Kilroy ha pensato di affrontare la questione attraverso l’architettura e l’edilizia. Un situazione come quella a ridosso di New Orleans incide sproporzionatamente sulla non-qualità della vita di chi viene emarginato tra le industrie e tutto questo avviene in due modi: attraverso la produzione di materiali da costruzione scadenti, pieni di sostanze chimiche pericolose, ma anche attraverso la proliferazione di materiali a basso costo per l’edilizia che rendono le case stesse pericolose.
Kilroy lavora alla HBN da più di dieci anni e finalmente ha visto muoversi qualcosa di impattante al fine di ottenere una rivoluzione in materia edilizia: grazie alla partnership con Google ha potuto sviluppare Portico, un database dei materiali con strumenti decisionali che ha il potenziale di trasformare l’intera industria edilizia grazie ai big data.
“Il nostro scopo è quello di facilitare il dibattito” prosegue Kilroy “La nostra campagna punta a parlare di materiali da costruzione in modo che chi li produce, inizi a realizzarli in materiali non nocivi per la salute. E collaborare con Google sarà cruciale, perché Google ha la capacità e i mezzi di persuadere chi produce i materiali imputati a migliorarli”.

Google multa record antitrust Commissione Europea Portico

CREARE UN MERCATO DI MATERIALI SANI
Un edificio è la somma di ognuna delle sue parti: struttura, isolamento, pavimenti, rivestimenti, finestre, tappeti, mobili, e così via. Noi possiamo consultare un elenco di ingredienti sulla maggior parte dei prodotti alimentari che acquistiamo e – sulla base di quello che leggiamo – decidiamo in modo informato se vogliamo procedere con l’acquisto di un cibo. Lo stesso non vale per i prodotti architettonici.
Sebbene si possa pensare a tipi di materiali benigni, in realtà, gli stessi potrebbero contenere sostanze chimiche e materiali nocivi. Spendiamo quasi il 90% del nostro tempo dentro a qualche edificio e spesso l’inquinamento dell’aria interna è peggiore di quello che è al di fuori.
Con i progressi della scienza, si comprende sempre meglio l’impatto che hanno le sostanze chimiche, in modo da contestarne – e potenzialmente interromperne – l’utilizzo. Una sostanza chimica, ritenuta un tempo innocua, ora si è rivelata dannosa provocando delle conseguenze a lungo termine inimmaginabili: e manca una regolamentazione specifica.
Le aziende chimiche testano i loro prodotti in funzione delle implicazioni sulla salute, ma chi non è un chimico non sarà mai in grado di comprendere cosa comportino quelle sostanze elencate con dovizia.
Un sistema di certificazioni di terze parti sta cercando di rendere più semplici le informazioni sui contenuti chimici nei prodotti e sui rischi potenziali a danno della salute.
Nel 2006 la HBN ha lanciato il Project Pharos, un versione primordiale di Portico, che puntava a creare un ponte tra gli architetti e i produttori di materiali edilizi, cercando di semplificare il panorama delle certificazioni.
Quello che era stato avviato come un database sui materiali era risultato interessante per Google che aveva chiesto alla HBN di sviluppare uno strumento per progettare i propri nuovi uffici in modo ecosostenibile.

IL VIAGGIO DI GOOGLE VERSO GLI EDIFICI ECOSTENIBILI
Attorno al 2010 Google stava espandendo le proprie sedi. Il co-fondatore di Google, Larry Page, aveva pensato di chiedere al proprio team immobiliare che cosa fosse presente all’interno dei materiali da costruzione riconoscendo che un ambiente sano avrebbe portato ad una vita lavorativa più felice e più orientata verso il benessere fisico.
Robin Bass, esperta di sostenibilità e membro del team che ha lavorato allo sviluppo di Portico, ha raccontato: “Ci approcciamo agli spazi allo stesso modo in cui sviluppiamo i nostri prodotti. E il nostro ufficio è un prodotto. Concentrandoci sull’utente tutto il resto seguirà da sé. La nostra attenzione nei confronti delle persone e l’attenzione per la salute dell’ambiente derivano proprio da queste cure. In Google ci sono un sacco di persone intelligenti e se qualcuna di loro sente l’odore di qualcosa all’interno di un nuovo spazio, porrà delle domande sulla natura e sull’origine di quell’odore. Ecco com’è iniziato il programma sull’utilizzo di materiali sani.”
La Bass fa parte dei 12 esperti di Google di ambiente ed ecologia, un gruppo multidisciplinare di architetti, ingegneri e progettisti che sono responsabili della salute e della sostenibilità in tutti gli spazi lavorativi del mondo, che ammontano a 70 uffici in 40 paesi. E Google costruisce i propri edifici nell’ottica della sostenibilità delle strutture. Ma la scalatura di ambienti ecosostenibili deve espandersi agli edifici, ai campus universitari, alle città, se si vuole rendere questi provvedimenti impattanti.

METTERE I DATI A SERVIZIO DI MATERIALI NON TOSSICI
Google, inizialmente, non disponeva di un buon sistema in termini di gestione edilizia, mancava un database centrale per tracciare le informazioni che venivano raccolte sui materiali e gli standard. E il bisogno di un database efficace era ormai evidente.
La piattaforma Portico include un database di prodotti, organizzati in base al produttore, alla categoria di prodotto (come tessuti, sedie, tappeti, arredamenti) che soddisfano sia il LEED che gli standard di Living Building Challenge, due programmi di certificazione di bioedilizia. Google ha anche creato una propria metrica di punteggio numerico per ogni prodotto. I prodotti sono classificati con un sistema a 16 punti con i quali si valuta la formula di un prodotto o di un materiale, identificando i pericoli ad essi associati. Se un prodotto non consegue un determinato punteggio, Google non lo enumera in un progetto.
Nel momento in cui un progettista dispone di tutte le informazioni relative ad un prodotto, potrà inserirle in Portico. Nel caso in cui un materiale venisse preso in considerazione, ma non ci fossero informazioni sufficienti, si potranno richiedere delle specifiche su quel determinato materiale attraverso un form automatico. I produttori potranno rispondere direttamente via database.
Portico aiuta anche in fase progettuale, così i designer i clienti e i costruttori possono tracciare i materiali specificati e verificare se si attengano sia agli obiettivi edilizi prefissati sia al livello progettuale che agli standard delle certificazioni. La scelta dei materiali è un processo complesso, tutt’altro che statico e il fattore budget è la discriminante cruciale.

INCENTIVI ALLA PRODUZIONE
Il maggior contributo che Google possa apportare all’architettura sana, sta nel semplice fatto che Google sia coinvolta in questa operazione. Capire che cosa sia un prodotto significa capire la catena di approvvigionamento e i produttori scelgono di esimersi da formulazioni specifiche e dettagliate fin troppo spesso. Il flusso di informazioni è di difficile fruizione sia per gli architetti che per i produttori.
“Più grande è una società, più grande sarà l’incentivo da parte di un fornitore affinchè condivida le proprie informazioni” dichiara Deidre Hoguet, della Designtex un produttore di tessili che utilizza già Portico, e prosegue “Poter contare su Google, che garantisce numeri enormi e consente acquisti significativi di prodotti fa la differenza. Portico ha rappresentato una svolta per la nostra compagnia. Abbiamo cercato di rivolgerci ai nostri fornitori per anni, chiedendo loro informazioni dettagliate, ma ne ricevevamo in modo inadeguato”.

ESPANDERE LA PORTATA DI PORTICO.
Sebbene Portico sia stato avviato come strumento interno a Google, per facilitare il compito dei designer in fase di progettazione, adesso si sta evolvendo in una risorsa ad ampio spettro, affinché tutti possano usufruirne.
“La nostra ricerca di materiali in grado di tutelare la salute, vogliamo che venga messa a disposizione di comunità sempre più ampie, rendendo le informazioni di tipo chimico e le implicazioni sulla salute più semplici da identificare” racconta la Bass.
Più materiali entrano nel database, più solido lui sarà. Per aumentare il numero di prodotti catalogati, Google e HBN hanno invitato alcune organizzazioni ad iniziare a utilizzare il database.

Attualmente ci sono più di 2.600 prodotti registrati nel database Portico, più di 5.000 produttori hanno contribuito con informazioni e più di 500 progetti (250 dei quali sono di Google) stanno attualmente utilizzando il database.
In che cosa è così promettente Portico? La risposta sta nel modo in cui l’analisi e la tecnologia dei dati possono aiutare l’industria ad innovare i materiali.

I big data consentono di offrire nuove prospettive al settore. Secondo Kilroy, il più grande vantaggio offerto da Portico consiste nel riunire diverse entità facendo sì che si parli un unico linguaggio, che è quello della sostenibilità applicata alla salute e alle ricerche sull’ambiente. Portico connette tutti i sistemi da quelli che partono dalla progettazione a quelli che arrivano alla costruzione.
La sfida consiste nel rendere questa intelligence di design ampiamente disponibile. I passi successivi consisteranno nell’ottenere più materiali possibili all’interno di Portico. E puntano a raggiungere almeno 12.000 materiali da costruzione e prodotti all’interno del database entro al fine dell’anno, ma anche di avere sempre più studi di architettura tra gli aderenti al progetto.

I PROBLEMI LEGATI AI MATERIALI DA COSTRUZIONE
Il panorama delle certificazioni è costoso e frammentato. Alcuni prodotti assolutamente non nocivi non hanno una certificazione a causa degli oneri finanziari da sostenere al fine di ottenerla. Google utilizza certificazioni come Cradle to Cradle e Living Building Challenge nei suoi algoritmi, si tratta di certificazioni ben lontane da quelle ottenibili tramite terze parti, che diventano così indispensabili per avvalorare la garanzia di non tossicità.
Portico punta ad diventare una piattaforma di discussione, al fine di poter avere prodotti sempre più sani, creando un modello che chiunque possa utilizzare.
Il database è ancora in fase iniziale e Google sta ancora sviluppando il sistema, il pieno potenziale di Portico rimane ambiguo. Inoltre sono in molti a chiedersi quanti designer e quanti utenti finali di un edificio, sceglieranno di affidarsi ad un algoritmo di Google per stimare il valore di un materiale e quindi della loro futura casa.

Google Portico, il data base per un’edilizia sostenibile ultima modifica: 2017-02-07T16:44:03+00:00 da Web Digitalic
Accenture Cristina

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