Fotografie olografiche in 3D attraversano le pareti grazie al WiFi

Fotografie olografiche in 3D attraversano le pareti grazie al WiFi

Un gruppo di ricercatori tedeschi ha sviluppato un metodo per sfruttare i segnali WiFi per catturare le immagini olografiche in 3D di oggetti attorno ad una rete, anche attraverso barriere solide come le porte e le pareti. La chiave i questa tecnologia sta nella registrazione delle forme che si vengono a creare da radiazioni sconnesse, ovvero dalle onde elettromagnetiche che rimbalzano gli oggetti durante l’attraversamento dell’aria.

La ricerca che sta dietro a questo metodo di imaging in 3D, iniziata come progetto di tesi di laurea prima di essere esaminata e sviluppata in uno studio più grande, è stata originariamente pubblicata nella rivista Physical Review of Letters all’inizio di questo mese. La tecnica descritta nello studio è in grado di fornire immagini di frequenza pari a 10 volte al secondo, ricreando il contenuto di un intero edificio in una simulazione su larga scala.

L’utilizzo di WiFi per l’imaging non è un concetto nuovo, ma gli autori dello studio dietro a questa nuova avventura affermano che per la prima volta i segnali siano stati utilizzati per riprodurre gli ologrammi 3D in grandi spazi. Il sistema non è abbastanza preciso da distinguere molti dettagli per ora, ma è in grado di identificare figure generiche e individuali all’interno di uno spazio.

“Se c’è una tazza di caffè su un tavolo, si potrebbe vedere che c’è qualcosa, ma finora non è mai stata definita la forma di quel determinato oggetto” ha dichiarato Philipp Holl, uno studente di fisica dell’università di Monaco di Baviera che ha collaborato allo studio “Da oggi si potrebbe scoprire la forma di una persona o di un cane su un divano, in realtà, di qualsiasi oggetto o presenza di dimensioni superiori a quattro centimetri”.

Il metodo utilizza i segnali WiFi per eseguire la scansione di una stanza, che funge da impianto radar a bassa potenza. I dispositivi di trasmissione, come i nostri telefoni e altri dispositivi elettronici, agiscono come lampadine per il sistema di imaging, che dipende da due antenne: uno scanner incaricato di mappare un piano 2D e un altro che registra il segnale.

Una volta che le antenne raccolgono i dati dell’immagine, la vista tridimensionale degli oggetti e degli emettitori viene alimentata da un algoritmo di ricostruzione digitale che crea la mappa dell’ologramma degli oggetti all’interno dello spazio. Con un numero maggiore di antenne di scansione, il sistema potrebbe essere sempre più veloce e più preciso, secondo Holl.

Sebbene si tratti di una tecnologia allo stato embrionale, questo metodo mette in luce una possibilità di sistemi di sorveglianza dei segnali cellulari che corrispondono ad un’invasione della privacy senza precedenti.

Le applicazioni nel mondo reale che i ricercatori immaginano meno preoccupanti, come ad esempio il monitoraggio di strumenti e attrezzature in una fabbrica, missioni di ricerca e salvataggio per trovare persone intrappolate negli edifici, ma sta di fatto che la riservatezza dovrebbe essere una preoccupazione importante nel corso dello sviluppo di questo sistema.

Smartphone e bambini: gli studi sui pericoli

Smartphone e bambini: gli studi sui pericoli

Smartphone e bambini, arrivano i primi studi sugli effetti a medio termine. Sempre più ricerca, infatti, indicano che il tempo trascorso davanti allo schermo possa avere conseguenze negative sullo sviluppo dei bambini piccoli.

Smartphone per bambini

In uno studio recente – che ha visto coinvolti quasi 900 bambini di età compresa tra sei mesi e due anni – i ricercatori hanno scoperto che i bambini che avevano trascorso più tempo utilizzando dispositivi palmari hanno avuto maggiori probabilità di avere ritardi nel discorso espressivo rispetto ai bambini che non hanno utilizzato così frequentemente le stesse apparecchiature.

Per ogni 30 minuti di tempo trascorso davanti allo schermo è stato riscontrato un aumento del 49 % del rischio del ritardo espressivo.

La ricerca sull’effetto degli smartphone nei bambini

La ricerca, guidata da pediatri presso l’Hospital for Sick Children in Canada, è stata presentata alla riunione annuale della Pediatric Academic Societies. I ricercatori hanno dichiarato di non aver riscontrato alcun effetto altre capacità di comunicazione come la gestualità, il linguaggio del corpo o le interazioni sociali, ma sull’effetto sul discorso a seguito della permanenza prolungata davanti ad uno schermo sarà opportuno indagare.

Attenzione alle app per bambini

Jenny Radesky, professore presso la facoltà di pediatria dell’Università del Michigan e membro dell’<American Academy of Pediatrics ha commentato: “Ciò che mostrano questi risultati è che se i genitori stanno cercando di affrontare lo sviluppo del linguaggio del proprio bambino attraverso delle applicazioni didattiche, probabilmente questi sistemi non funzioneranno su tutta la popolazione che se ne avvale”.

Smartphone e tablet critici per lo sviluppo

La Radesky, che non è stata direttamente coinvolta nello studio, ha poi elencato una serie di ragioni che hanno portato la American Academy of Pediatrics a dare alcune indicazioni sui dispositivi portatili o computer, per i bambini di età inferiore ai 18 mesi, incoraggiando inoltre i genitori a sfruttare questo momento così critico, in termini di sviluppo, ad impegnarsi in modo diretto con i loro neonati.

Confusione tra mondo 2d e mondo reale

Altri studi recenti indicano che i bambini così piccoli non siano in grado di comprendere la connessione tra il mondo bidimensionale sullo schermo e il mondo tridimensionale attorno a loro. “Sebbene possano imitare ciò che vedono sullo schermo, non possono sempre trasferirlo al mondo reale e al resto della loro vita” afferma la Radesky per poi aggiungere che “Il pensiero simbolico e la flessibilità della memoria sono qualcosa che le applicazioni non sono capaci di superare, non importa quanto siano interattive“.

Niente smartphone ai neonati

Sebbene i genitori stiano esponendo i loro neonati a dispositivi palmari con contenuti didattici, il tempo che trascorrono davanti allo schermo potrebbe ostacolarne lo sviluppo. La Radesky nota inoltre che la quantità di tempo che i bambini piccoli ricevono può far riflettere su alcuni fattori sociali, culturali ed economici che potrebbero avere a che fare più con quanto i genitori si sentano stressati che con una coerenza di premure verso il bambino.

Ulteriori studi, ancor più approfonditi, saranno necessari per esaminare il modo in cui alcuni dispositivi possano influenzare lo sviluppo del bambino, incluso il linguaggio espressivo.

“È importante creare spazi e tempi precisi da parte delle famiglie così che si possa limitare il tempo trascorso davanti ad uno schermo” conclude la Radesky.

È svedese la fotocamera che scatta 5 trilioni di fotogrammi al secondo

È svedese la fotocamera che scatta 5 trilioni di fotogrammi al secondo

In Svezia un gruppo di scienziati ha sviluppato un nuovo tipo di fotocamera che ha una velocità di scatto mai raggiunta prima d’ora. I ricercatori dell’Università di Lund hanno costruito una macchina fotografica pazzesca, in grado di catturare un numero impressionante di fotogrammi al secondo, ovvero 5 trilioni, un numero incredibile se si pensa al fatto che le fotocamere convenzionali di alto livello siano in grado di raggiungere circa i 100.000 fotogrammi al secondo.

Con la nuova macchina fotografica ad alta velocità, i ricercatori prevedono di poter essere in grado di filmare i processi chimici, biologici e fisici più rapidi, i quali – altrimenti – sarebbero impossibili da catturare in foto o video.

“Esplosioni, lampi di plasma, combustioni turbolenti, attività cerebrali negli animali e reazioni chimiche, ora siamo in grado di filmare ogni tipo di processo estremamente breve” ha dichiarato in un comunicato stampa Elias Kristensson, ricercatore di fisica della combustione e co-inventore della fotocamera.

Kristensson e il suo partner di ricerca Andreas Ehn intendono utilizzare la fotocamera – denominata FRAME (Frequency Recognition Algorithm for Multiple Exposures – algoritmo di riconoscimento di frequenza per esposizioni multiple) per filmare la combustione quando si verifica a livello molecolare.

La combustione è una reazione chimica che avviene tra un combustibile e l’ossigeno e produce calore. L’obiettivo finale dei ricercatori è quello di aiutare le macchine a combustione di combustibile (come i motori automobilistici, le turbine a gas e le caldaie) verso un maggiore risparmio energetico attraverso l’esame di ogni fase di combustione, fin dalla più piccola e infinitesimale.

“A lungo termine, questa tecnologia potrà essere utilizzata sia dall’industria che da altri”, ha dichiarato Kristensson.

Gli scienziati e i loro colleghi hanno pubblicato di recente un articolo con un’anteprima della tecnologia della fotocamera sulla rivista Light: Science & Applications.

La fotocamera FRAME funziona in modo diverso rispetto ai modelli convenzionali. La maggior parte delle fotocamere ad alta velocità cattura le immagini una alla volta, in una sequenza rapida. Ma la creazione svedese utilizza un algoritmo di computer che cattura diverse immagini codificate in una sola immagine che in seguito vengono ordinate in una sequenza video.

Filmare un processo scientifico, come una reazione chimica, fa sì che la fotocamera lo esponga alla luce spegnendo i flash laser. Ogni impulso luminoso è dotato di un codice unico e l’oggetto riflette le esplosioni di luce che si fondono in una sola fotografia. Queste immagini vengono quindi separate utilizzando un sistema di crittografia.
I ricercatori hanno affermato che – oltre ad impostare un nuovo record di velocità – la fotocamera è particolarmente emozionante per via della sua capacità di filmare i cambiamenti chimici in tempo reale. Senza questa nuova fotocamera ad alta velocità, i ricercatori potrebbero solo visualizzare tali eventi rapidi fotografando immagini fisse dei processi. Kristensson ha aggiunto: “In questo caso si devono ripetere degli esperimenti identici così da fornire diverse immagini fisse, le quali successivamente possono essere modificate in un video” ha detto. “Il problema di questo approccio è che è estremamente improbabile che un processo sia identico nel momento in cui viene ripetuto un esperimento”.

Cobalto e palladio: nasce un nuovo materiale per lo storage dei dati

Cobalto e palladio: nasce un nuovo materiale per lo storage dei dati

Produciamo sempre più informazioni e lo storage dei dati diventa una funzione essenziale per le aziende e non solo.

Il Professore Associato Yang Hyunsoo e il ricercatore Shawn Pollard fanno parte del team dell’Università Nazionale di Singapore, che sta lavorando all’uso di skyrmioni come supporto allo storage dei dati.
Un nano frammento della pellicola potrebbe rivelarsi la chiave per un’archiviazione più veloce, e sarebbe in grado di contenere più dati a fronte di un dispendio energetico minore di quello delle memorie allo stato solido.
Gli scienziati dell’Università Nazionale di Singapore, per la precisione del dipartimento di Ingegneria Elettrica e Informatica, hanno unito insieme cobalto e palladio all’interno di una pellicola capace di contenere skyrmioni che sono in grado di immagazzinare e di elaborare dati.
Gli skyrmioni, che sono stati scoperti come materiali magnetici nel 2009, di solito vengono stabilizzati in un campo magnetico. Questo nuovo materiale consentirebbe la creazione di “skyrmioni magnetici stabili a temperatura ambiente, senza la necessità di un campo magnetico di polarizzazione” secondo quanto comunicato dall’università.
Gli skyrmioni sono “topologicamente protetti contro le fluttuazioni, fornendo così una dimensione minuscola delle celle per le memorie magnetiche” secondo quanto dichiarato da Yang Hyunsoo.
La necessità di maggior spazio di archiviazione dati è diventata critica dal momento in cui la quantità di contenuti continua a crescere. I dati sono una risorsa limitata e la quantità prodotta è destinata a crescere decuplicandosi entro il prossimo decennio. Gli skyrmioni potrebbero aiutare a risolvere la necessità di uno spazio di archiviazione sempre maggiore.
Nonostante le informazioni vengano immagazzinate su un materiale magnetico come un hard disk, lo skyrmione potrebbe essere utilizzato come bit di informazioni. Una volta che la ricerca avrà compreso in che modo realizzare uno skyrmione attraverso un’architettura 3D, sarà possibile accrescere la sua densità dalle 10 alle 100 volte, consentendo così uno spazio di archiviazione, ma occorreranno ancora molti anni prima di poter vedere questo nuovo materiale in azione.

Cobalto Storage dei dati Palladfio Storage dei dati

L’AI prevede la disposizione delle cellule staminali umane

L’AI prevede la disposizione delle cellule staminali umane

Le strutture delle cellule staminali possono variare in modo ampio, anche nel momento in cui queste sono geneticamente identiche. Questa scoperta potrebbe rivelarsi fondamentale per prevenire l’insorgenza di malattie come il cancro.

Ma come si fa a sapere in che cosa una cellula staminale sarà simile ad un’altra fino a quando non sarà formata? Ecco in quale ambito l’Istituto Allen vuole mettersi a disposizione: lanciando una banca dati online, l’Allen Cell Explorer, all’interno della quale l’apprendimento profondo dell’intelligenza artificiale (AI) prevede la disposizione delle cellule staminali umane. Sarà quindi sufficiente individuare un paio di strutture, come la posizione del nucleo, ad esempio, per compilare il resto dell’interno di una cellula.

Il team ha imparato il modo attraverso il quale addestrare il proprio sistema AI per le modifiche dei geni. Dopo aver fatto convertire le cellule adulte allo stadio di cellule staminali, i ricercatori hanno contrassegnato i geni per rendere le strutture delle cellule luminose e monitorarne la struttura.

Tutto questo ha contribuito a individuare la chiara relazione che intercorre tra le posizioni delle strutture cellulari, rendendo inoltre possibile la previsione di come si sarebbe sviluppata una cellula staminale.

Si trattava quindi di insegnare all’intelligenza artificiale come comprendere questa relazione, utilizzando esempi reali per poi verificare che ci si trovasse sulla strada giusta.

Attualmente ci sono migliaia di immagini del Cell Explorer e gli scienziati stanno programmando di estendere il Cell Explorer ad altre immagini delle cellule staminali mentre si sviluppano nella loro forma adulta. Questo potrebbe consentire di individuare i processi chiave che consentirebbero di capire il modo in cui certe malattie si sviluppano.

Nel caso in cui il database dovesse avere successo, si potrebbe intravedere la prospettiva di creare trattamenti più mirati ed efficaci per quelle condizioni che un tempo erano un mistero.

Le 10 migliori visualizzazioni scientifiche dell’anno

Le 10 migliori visualizzazioni scientifiche dell’anno

Non è un compito facile spiegare la scienza. Descrivere i concetti, le teorie, i processi e i fenomeni richiede moltissime parole, forse troppe, ed è per questo che negli ultimi tre anni, Popular Science e la National Science Foundation hanno raccolto le migliori visualizzazioni scientifiche.

Ma in che modo sono state selezionate le 10 migliori? Gli esperti selezionati dalla National Science Foundation hanno giudicato centinaia di proposte sulla base del loro impatto e della loro abilità a rendere semplici dei soggetti complessi non solo in termini di comprensibilità, ma anche di originalità.
Nella lista dei 50 finalisti figuravano: 10 illustrazioni, 10 progetti interattivi, 10 fotografie, 10 grafiche e 10 video. Tutti i finalisti sono stati sottoposti ad uno scrutinio da parte del pubblico e il risultato finale ha previsto due vincitori per categoria, uno eletto dagli esperti e uno invece dalla gente.

Ecco i vincitori:

Fotografia: scelta degli esperti
Una larva di stella marina affamata – William Gilpin, Vivek N. Prakash, Manu Prakash
visualizzazioni scientifiche
La “Stella di mare affamata” è un prodotto fondamentalmente californiano. William Gilpin, un dottorando in fisica presso la Stanford University, ha scoperto che la sua scuola offriva corsi nella sede sull’Oceano Pacifico. Così lui e i suoi colleghi ricercatori hanno deciso di andarci, pronti a prendersi una pausa dal laboratorio. Quello che hanno scoperto li ha sorpresi: le stelle marine si spostano utilizzando centinaia di piedi elaborati, come tubicini, e sembra che sappiano controllare le acque intorno a loro.
Una volta tornati in laboratorio, hanno scoperto che non si sapeva molto – in termini di ricerca – sul modo in cui le stelle marine spostino l’acqua intorno a sé, ed è per questo che hanno deciso di indagare meglio.
La “Stella di mare affamata” è essenzialmente una foto time-lapse (a intervalli) creata combinando tutti i vortici che una stella marina crea in un’unica immagine estremamente impattante. Ma gli stessi vortici hanno un senso, perché servono a portare le alghe alla piccolissima bocca di una larva di stella marina.

Fotografia: scelta del pubblico
Octobot, una macchina completamente morbida – Ryan Truby, Lori K. Sanders, Michael Wehner, Robert J. Wood, Jennifer A. Lewis
visualizzazioni scientifiche
I robot morbidi, quelli realizzati interamente in materiali gommosi, stanno per prendere il largo. In teoria sono più sicuri e più resistenti dei meccanoidi metallici, ma gli scienziati non hanno ancora capito cosa possa rendere ogni parte di un robot realmente“pastosa”. Octobot è nella direzione giusta: è del tutto morbido, alimentato dalle reazioni chimiche che spingono il fluido e i gas contenuti all’interno delle parti che lo compongono.
I ricercatori di Harvard hanno lavorato per progettare il bot, utilizzando coloranti fluorescenti per visualizzare meglio il suo intricato funzionamento interno. “Per noi, questi coloranti stampati in 3D hanno reso Octobot così bello, ed è per questo che abbiamo pensato di immortalarli in una fotografia letteralmente impressionante” ha raccontato Ryan Truby, un dottorando in fisica applicata. “Speriamo che la nostra fotografia sappia rivolgersi all’immaginazione sia del pubblico che degli accademici, ma anche a chi si interessa ai robot interamente morbidi come l’Octobot.”

Illustrazione: scelta degli esperti
Sé riflesso sotto luce Bianca, Rossa e Viola – Greg Dunn, Brian Edwards, Will Drinker
visualizzazioni scientifiche
Ci sono voluti i dati provenienti da “decine se non centinaia” di fonti scientifiche per creare questa immagine intricata del cervello, spiega Greg Dunn, un neuroscienziato presso la University of Pennsylvania.
Unire i disegni fatti a mano, all’ingegneria ottica, alla doratura ad altri processi artistici e tecnici ha dato vita a questa rappresentazione di circa 500.000 neuroni al lavoro. “La macchina più incredibile nell’universo è dentro ognuno di noi” ha commentato il team.
“Sé riflesso” è stato realizzato al Franklin Institute di Philadelphia, con l’obiettivo di spingere gli spettatori a prendere in considerazione il cervello dall’interno del cervello stesso. In aggiunta a questa immagine dell’intero cervello visto di lato, la squadra di Dunn ha generato una serie di altre opere con diversi obiettivi e risoluzioni.

Illustrazione: scelta del pubblico
Virus Zika – David S. Goodsell
visualizzazioni scientifiche
Ogni mese, la RCSB Protein Data Bank condivide la “Molecola del Mese.” E il virus Zika che vedete nell’immagine ha avuto l’onore di essere l’immagine in evidenza di maggio 2016.
L’illustrazione ingrandita rivela una sorta di carta topografica dell’agente infettante. Esso mostra non solo la busta che circonda il virus, ma anche l’RNA (in giallo) che vive al suo interno e che gli permette di replicarsi. Quando l’immagine è stata pubblicata per la prima volta, nonostante gli scienziati fossero a conoscenza del virus da più di 70 anni, ne avevano una comprensione limitata. “Lo studio del virus Zika ha acquisito nuova importanza a causa della recente diffusione del virus in molti paesi di tutto il mondo e per via della sua connessione a difetti congeniti e una malattia neurologica rara” secondo quanto descritto da Goodsell, l’illustratore.

Interattività: scelta degli esperti
Sorvolo in campagna – Amy Myrbo, Sijia Ai, Reed McEwan, Alex Morrison, Shane Loeffler
visualizzazioni scientifiche
Shane Loeffler iniziò a lavorare alla sua applicazione, Flyover Country, quando si rese conto che i suoi studi universitari in scienze geografiche presso l’Università del Minnesota gli avevano fornito un modo di volare unico e divertente. “Stavo volando San Rafael Swell” dice “quando – guardando verso il basso – mi sono accorto di essere stato in alcuni punti precisi a colpire le rocce con martelli, mentre in quel momento mi ritrovavo al di sopra delle stesse”.
L’applicazione utilizza i segnali GPS per mostrare alla gente la topografia del terreno sotto di loro, così come le caratteristiche speciali, come luoghi in cui fossili di dinosauro sono incorporati nel terreno. Loeffler, che sta lavorando con un piccolo team per sviluppare ulteriormente l’applicazione, dice che il sistema potrebbe anche essere utilizzato per migliorare l’escursionismo e il campeggio, i viaggi su strada e altre attività più legate alla terra.

Interattività: scelta del pubblico
ASL-LEX: una visualizzazione del linguaggio dei segni americano – Naomi Caselli, Zed Sevcikova Sehyr, Ariel Cohen-Goldberg, Ben Tanen, Karen Emmorey
visualizzazioni scientifiche
Il linguaggio dei segni americano (ASL) è un linguaggio come qualsiasi altro, ma non può essere facilmente organizzato come un dizionario tradizionale di inglese. Questa ed altre barriere rendono difficile per i genitori di bambini sordi aiutarli nell’acquisizione del linguaggio, secondo quanto espresso da Naomi Caselli, docente di Deaf Studies presso la Scuola di Scienze della Formazione dell’Università di Boston.
La Caselli ed il suo team hanno deciso raccogliere tutti i dati ASL a loro disposizione e di organizzarli in modo nuovo. Il sistema ASL-LEX organizza 1.000 segni in gruppi in base alla forma della mano o del movimento da compiere. Ma c’è di più, questi piccoli nodi sono dimensionati in base al loro uso comune, in modo che le parole come “libro” siano più facili da trovare rispetto ad una parola come “castello”.

Poster e Grafica: scelta degli esperti
Qui ci saranno i Robot – Eleanor Lutz
visualizzazioni scientifiche
Eleanor Lutz non è un astronomo, lei sta perseguendo un dottorato in biologia presso l’Università di Washington, ciò nonostante ama passare al setaccio i dati che la NASA rende pubblici. È così che ha avuto l’idea di mappare Marte con un tocco vittoriano. “A differenza di altre mappe planetarie, questa mappa utilizza uno stile vittoriano, ispirato dai cartografi medievali” spiega la Lutz. “Le mappe in stile vittoriano appartengono ad un periodo che è rimasto un mistero per la maggior parte del mondo, e i viaggiatori dell’epoca sapevano solo di terre vicine. Ora che le persone hanno mappato l’intero globo, penso che Marte abbia assunto per il nostro immaginario collettivo, il ruolo di prossimo mistero da esplorare. E io volevo che la geografia di Marte diventasse più tangibile per il grande pubblico.“
La parte più difficile? Il fact-checking del nome di ogni funzione. La Lutz continua: “Dal momento che tutto quello che appare sulla mappa è un nome proprio, ho dovuto controllare manualmente per assicurarmi che ogni nome di ogni punto di riferimento unico e l’origine del nome stesso fossero stati digitati correttamente.”

Poster e grafica: scelta del pubblico
Il meccanismo di micro-pompaggio delle lingue dei colibrì – Chun Chun Ng
visualizzazioni scientifiche
Quando Esther Ng ha provato a visualizzare la lingua di un colibrì, non aveva idea di dove il suo lavoro l’avrebbe portata. A quel tempo, nessuno era veramente sicuro di quello che una lingua colibrì potesse sembrare, anche se le nuove scoperte sulle capacità di micro-pompaggio dell’uccellino erano di moda.
“È così piccolo” dice Esther, studentessa presso la University of Illinois, che si sta specializzando su illustrazioni scientifiche e mediche “Anche con un video questo movimento è molto difficile da catturare.” Per risolvere questo problema, si è recata al Field Museum di Chicago “Lì mi hanno lasciato in prestito l’uccellino affinché lo potessi guardare al microscopio, tirandogli fuori la lingua è stato possibile disegnare come sia”.

Video: scelta degli esperti
Rete Terra

Network Earth di PopSci
“La situazione è molto tragica” racconta il visualizzatore di dati sul cambiamento climatico Mauro Martino. “È così triste da far sì che molti ricercatori sentano dolore nello studiarla”. E questa reazione ha senso proprio perché loro hanno dedicato decenni della loro vita e della loro carriera alla ricerca di disastri e di morti imminenti. Ma Martino, il creatore e direttore del laboratorio di visualizzazione cognitiva di IBM, si sforza di trasformare i dati in storie visive più ottimiste, in modo da indurre la gente non solo a guardarle, ma a condividerle con i propri amici.
In “Rete Terra” Martino e il suo team hanno creato un film che mostra le interconnessioni tra tutta la vita sulla Terra. Creato per accompagnare un documento di ricerca sulla resilienza della Terra, pubblicato su Nature, il video ha lo scopo di dimostrare che “la matematica può essere poeticamente espressa visivamente” ed essere resa reale e tangibile per gli spettatori di tutto il mondo.

Video: scelta del pubblico
La caccia al Pianeta nove

The hunt for Planet Nine di PopSci
Quando gli astronomi Michael Brown e Konstantin Batygin hanno avuto la migliore prova – in assoluto – dell’esistenza di un nono pianeta, un mondo enorme che orbita nel punto più lontano del nostro sistema solare, ha fatto sì che iniziasse la caccia al misterioso corpo celeste che ha catturato l’immaginazione del pubblico. Questo video, realizzato per l’Adler Planetarium di Chicago usa questa ricerca affascinante per mostrare ai visitatori come tali esplorazioni scientifiche si svolgano.
“Il nostro obiettivo con questo spettacolo non era quello di far sapere alla gente del Pianeta Nove e non era nemmeno quello di convincerli del fatto che il Pianeta Nove esiste” dice Patrick McPike, un ingegnere visivo del planetario. “Lo spettacolo mette in mostra la vera emozione del processo di scoperta scientifica. Speriamo che lo spettacolo ottenga come risultato di coinvolgere sempre più persone verso la scienza, seguendo le notizie che trattano di scienza più da vicino o anche solo studiando da soli”.

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