Lo smart working genera le “scuse digitali”, quali le più usate?

Il 2020 si è appena concluso, ma continuiamo a fare i conti e a convivere con il suo lascito. Una “nuova normalità” fatta di distanze, nuove abitudini, videochiamate, DAD e soprattutto smart working. Grande protagonista di quest’anno, lo smart working è aumentato in maniera esponenziale nel nostro Paese passando da circa 570mila impiegati nel 2019 a 6,58 milioni durante il primo lockdown, per poi arrivare verso i 5,35 milioni come registrato dai dati raccolti dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano.

Secondo un sondaggio condotto dal brand di telefonia franco-cinese Wiko, all’interno della sua Instagram Community, con l’era dello smart working sono nate anche nuove “scuse digitali”. È vero per l’86% dei rispondenti, mentre il 42% ha confermato di aver utilizzato almeno una volta una di queste giustificazioni per declinare una riunione o un meeting online.

Se, da un lato, la tecnologia ha sopperito all’impossibilità di potersi incontrare e offerto la digitalizzazione degli uffici, dall’altro ha ampliato i confini temporali e il concetto di “disponibilità” per cui il 43% dei partecipanti alla survey ammette di sentirsi sempre più in dovere di giustificarsi se non risponde immediatamente a un input

Così si parte con il repertorio delle scuse più frequenti, tutte in linea con la nostra “nuova normalità”. Se il meeting, ad esempio, non va come dovrebbe è ovviamente tutta colpa della connessione (66%), mentre per evitare di rispondere ad una domanda a bruciapelo, secondo il 67% dei rispondenti al sondaggio, si ricorre al microfono in mute.

Abusato è l’utilizzo di sfondi improbabili per nascondere il caos nell’appartamento. Una soluzione classica e scontata per il 65% degli utenti coinvolti dal sondaggio. E poi. I rumori di sottofondo sono sempre responsabilità del partner in call (57%) o dei poveri vicini intenti a fare pulizie o ad ascoltare musica (43%). Per non parlare dei corrieri. Citofonano sempre quando si sta per iniziare qualcosa di importante e ovviamente fanno fare tardi (24%). Da sottolineare però che un 76% di più rigorosi ha resistito alla tentazione di non usare questa scusa.

Tra tanti pro e contro, uno dei vantaggi indiscussi dello smart working è sicuramente quello di non doversi presentare in ufficio di persona e di conseguenza quello di poter trascurare il proprio look, motivo per cui il 72% dei rispondenti ha ammesso di ricorrere allo stratagemma di tenere spenta la telecamera durante i meeting per evitare di mostrarsi ancora in pigiama o con outfit improbabili.

Eppure, nonostante le scuse da smart working, i dati mostrano un importante incremento della produttività del lavoro svolto da remoto. La connettività e la tecnologia che in questi mesi ci hanno permesso di restare in contatto e di proseguire efficacemente il lavoro hanno i loro pro e contro come tutte le cose.


Lo smart working genera le “scuse digitali”, quali le più usate? - Ultima modifica: 2021-01-13T16:52:03+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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