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Eric Schmidt (Google): la fine di Safe Harbour distrugge Internet

Eric Schmidt, Ceo di Alphabet, l’azienda nata da Google, ha criticato duramente la decisione della corte europea di bloccare Safe Harbour, l’accordo tra Europa e gli Usa sullo scambio di dati. Secondo Schmidt, il rischio è quello di distruggere internet a livello globale, “uno dei più grandi archivi dell’umanità”. La magistratura europea ha rimesso in discussione gli accordi tra Stati Uniti e Unione Europea nella gestione della privacy su Internet, definendo illegale l’intesa di 15 anni fa, Safe Harbour, che regolamentava il trasferimento di dati sui due lati dell’Atlantico.

La fine di Safe Harbour
L’accordo Safe Harbour, creato nel 2000, era un modo di facilitare il trasferimento dei dati tra persone tra Usa e Europa, unificando i loro regimi regolatori così diversi. Questo ha significato per alcune compagnie americane – come Google, Facebook, Twitter – il poter disporre legalmente dei dati degli utenti europei senza doversi preoccupare di rispettare oltre venti tipi diversi di legislazioni, che variano di Paese in Paese.
Ma in seguito alle rivelazioni di Edward Snowden relative alla sorveglianza del governo Us, l’attivista austriaco Max Schrems ha fatto causa a Facebook, accusandolo di non aver protetto in modo adeguato i dati dei suoi utenti. Assieme allo studente viennese lo hanno fatto altri venticinquemila utenti da trentaquattro paesi in quella che è una delle più grandi class action contro Facebook. Secondo Schrems l’esistenza del Safe Harbor non può prevaricare le competenze dei singoli stati riguardo il trattamento dei dati personali degli utenti. La causa di Schrems è approdata in Aula e alla Corte di Giustizia Europea del Lussemburgo che all’inizio di questo mese ha emesso la sentenza in cui vengono accolte le istanze dei richiedenti invalidando il Safe Harbor dal momento che viola i diritti dei cittadini europei.
4.500 aziende – non solo startup di tecnologia – si appoggiavano a Safe Harbour per i loro business e ora sono in un limbo della legalità. Ci sono altri modi per rendere legittima la trasmissione di dati da una parte all’altra dell’Atlantico, ma Safe Harbour era il più semplice. Ora un’azienda come Google o Facebook deve far fronte a dozzine di differenti regimi regolatori. Alcuni Paesi addirittura vietano il trasferimento dati oltreoceano. Questo, secondo Schmidt, potrebbe portare “alla perdita di uno dei più grandi archivi dell’umanità”.
La Russia rappresenta un esempio di ciò che spaventa Schmidt. Da settembre 2015, una nuova legge sui dati obbliga a mantenere i dati archiviati sui server del suolo russo.

La lettera di Google
Destinata agli utenti delle piattaforme cloud di Google, una lettera di Google informa che l’azienda sta “lavorando attivamente per adottare un Model Contract Clauses (MCCs) per trasferire i dati personali da Europa a Stati Uniti. L’azienda dispone già di un’opzione per gli utilizzatori di Google Apps for Work e sta accelerando gli sforzi per Google Cloud Platform”. Al momento il modello di trasferimento dei dati usato da Google non risponde alle nuove leggi, e questo potrebbe causare azioni legali. Google non ha rilasciato commenti per il momento.


Eric Schmidt (Google): la fine di Safe Harbour distrugge Internet - Ultima modifica: 2015-10-21T15:38:56+00:00 da Cecilia Cantadore

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