Le bufale, intese come notizie false, fake news si dice oggi, sono un argomento molto caldo negli ultimi tempi. La politica ne fa uso condizionando eventi come elezioni presidenziali o referendum.
*testo e illustrazione di Christian Cerullo
Per capire meglio il fenomeno senza alimentare inutili allarmismi è utile domandarsi chi sono questi siti?
E come si muovono? Lo studio in questione ha analizzato i dati web dei 10 maggiori siti di bufale italiani.
I risultati sono rassicuranti, il mondo dell’informazione vera pare salvo, ma il giro d’affari delle fake news è sicuramente un fenomeno da monitorare.
Il business attorno ai siti di bufale non si basa solo su numeri, click e quantità di visualizzazioni, da alcuni studi un’altra parte del giro economico sembrano essere link a siti esterni che vengono condivisi e diffusi sui canali social. Questi ‘Outgoing Links’ sono contenuti di varia natura (intrattenimento, shopping, news) sponsorizzati dai bufalari attraverso i canali web e social. È chiaro che in affari nessuno regala niente, quindi si presume che vi siano pagamenti da parte dei siti che vogliono sponsorizzare i propri link.
Nel diagramma a bolle vengono messi a confronto i siti di bufale con le maggiori testate gionalistiche nazionali.
I dati messi in relazione sono la fruizione web e il traffico social, mentre la circonferenza della bolla rappresenta la grandezza del traffico mensile. Il risultato sembra chiaro, i siti di bufale hanno un traffico web molto minore, ma penetrano il social con più efficacia rispetto ai loro concorrenti.
Lo studio fatto attraverso i dati di Google Trend rivela le città in cui l’argomento “ Bufala ” è più cercato nei database della grande ‘G’.
1 Torino
2 Bologna
3 Firenze
4 Milano
5 Roma
6 Napoli
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