Il 2019 inizia a volgere verso il termine, e finalmente per Huawei sembra essere giunto il momento di scrollarsi di dosso la cosiddetta Entity List, la lista di aziende cinesi alle quali l’amministrazione Trump ha vietato il libero commercio con le società americane.
Le nuove dichiarazioni sull’argomento sono state rilasciate da Willbur Ross, segretario al commercio degli Stati Uniti, che ha confermato lo stupore del Dipartimento del Commercio in relazione alle richieste di licenze speciali.
“Sono molte le domande [che abbiamo ricevuto] – è francamente più di quanto avremmo pensato”, spiega Ross in un’intervista approfondita rilasciata a Bloomberg domenica scorsa. Sono infatti 260 le società americane che hanno richiesto negli ultimi mesi al Dipartimento del Commercio di ricevere un’autorizzazione a commercializzare con Huawei, una delle più famose compagnie colpite dal ban di maggio, senza ottenere – almeno fino ad oggi – alcuna risposta.
Il segretario al commercio si è detto ottimista circa un accordo risolutivo tra Washington e Pechino entro la fine del mese, e ha anche affermato che a breve saranno rilasciate delle licenze speciali, che consentiranno alle aziende americane di trattare con Huawei.
Con alte probabilità, non tutte le società che ne hanno fatto richiesta potranno essere esaudite nel breve termine, ma tra le prime dovrebbe esserci di certo Google, che con Huawei ha una partita in sospeso molto influente sul mercato globale degli smartphone.
Questa soluzione non è attesa soltanto da Huawei e dagli altri brand cinesi, che hanno dovuto subire perdite a causa del divieto della Casa Bianca, ma rappresenta una grossa occasione anche per gli americani.
La guerra commerciale contro Pechino, infatti, su questa strada non porterà a vantaggi neppure per le società americane. Nel caso specifico di Huawei, la compagnia di Ren Zhengfei si è vista costretta a cercare alternative al software di Android, impossibilitata all’utilizzo delle licenze di Google.
Da quel momento, ha accelerato sullo sviluppo di HarmonyOS, sistema operativo proprietario che da qualche anno rappresenta il piano B della casa cinese, in caso di – previsti – conflitti con gli americani.
Ma un nuovo sistema operativo che, per quanto immaturo, si è presentato già con tutte le carte in regola per avere successo, non gioverebbe di certo agli affari statunitensi.
Dopo che a maggio Trump ha impedito a Huawei di acquistare servizi e apparecchiature dalle aziende americane, e ha quindi vietato a queste ultime di trattare con i marchi cinesi, il Dipartimento del Commercio ha indetto due proroghe, ciascuna di 90 giorni, per permettere alle diverse parti di tamponare la situazione.
Tuttavia, è noto che gli ultimi smartphone prodotti da Huawei (come Mate 30 e Mate 30 Pro) non sono ancora stati venduti né in America né in Europa, non potendo contare sull’ecosistema software firmato da Google. Tra poco più di due settimane avrà scadenza anche la seconda proroga di agosto, e per quel termine la situazione dovrà essere ben delineata – e non soltanto per il bene di Huawei.
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