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Il boom delle startup nucleari: come i piccoli reattori stanno riscrivendo i piani dell’energia

Le startup nucleari stanno riportando l’energia da fissione al centro delle strategie energetiche. Reattori più piccoli, modulari e pensati per essere installati vicino ai luoghi di consumo attirano capitali e interesse industriale, spinti dalla necessità di energia continua per infrastrutture digitali, processi industriali avanzati e nuovi carichi legati all’AI.

Startup nucleari e ritorno degli SMR

Secondo TechCrunch, nel 2025 il settore ha superato 1,1 miliardi di dollari raccolti, con startup nucleari che puntano in modo esplicito sui piccoli reattori modulari, gli SMR (small modular reactors). L’idea è rendere il nucleare più gestibile dal punto di vista industriale, riducendo complessità e tempi di costruzione rispetto ai grandi impianti tradizionali. Gli SMR vengono progettati come unità replicabili, realizzate in fabbrica e assemblate sul sito finale, con l’obiettivo di migliorare la prevedibilità economica e tecnica dei progetti.

Questo approccio ha riportato l’attenzione di investitori e grandi clienti industriali su tecnologie che per anni erano rimaste ai margini del dibattito energetico. Il nucleare compatto viene oggi letto come una risposta alla richiesta di potenza stabile in sistemi elettrici sempre più stressati da consumi continui e concentrati.

Dalle centrali ai siti di consumo

Il cambio di prospettiva emerge chiaramente osservando i casi d’uso. Gli SMR e i microreattori vengono pensati per essere collocati direttamente nei luoghi in cui l’energia serve. La startup Oklo lavora su microreattori destinati a data center e siti industriali, con potenze nell’ordine delle decine di megawatt e cicli di esercizio prolungati. Last Energy sviluppa reattori modulari pensati per grandi edifici, poli industriali e infrastrutture critiche, con un modello che privilegia installazioni rapide e standardizzate.

Kairos Power segue una traiettoria tecnologica diversa, basata su reattori raffreddati a sali fusi, adatti anche a fornire calore di processo oltre all’elettricità. Deep Fission esplora invece soluzioni sotterranee, immaginando microreattori installati in profondità per alimentare data center, riducendo l’impatto in superficie e sfruttando le caratteristiche geologiche come elemento di sicurezza. In Europa, startup come Newcleo stanno lavorando su reattori di nuova generazione raffreddati al piombo, con una visione che combina produzione elettrica e gestione avanzata del combustibile, inserendo il nucleare compatto in una filiera industriale più ampia.

Limiti industriali e traiettorie realistiche

La crescita delle startup nucleari si scontra ancora con vincoli strutturali. Le catene di fornitura specializzate sono limitate, le competenze industriali si sono assottigliate negli ultimi decenni e i percorsi autorizzativi restano complessi. TechCrunch sottolinea come la promessa della modularità richieda una capacità produttiva che oggi è solo in parte disponibile, soprattutto negli Stati Uniti.

La direzione però appare più pragmatica rispetto al passato. Il successo delle startup nucleari dipenderà dalla capacità di trasformare prototipi e promesse in impianti operativi, inseriti in filiere produttive stabili. La partita si gioca meno sull’annuncio tecnologico e più sulla tenuta industriale dei progetti, in un mercato che richiede energia continua e soluzioni concrete.


Il boom delle startup nucleari: come i piccoli reattori stanno riscrivendo i piani dell’energia - Ultima modifica: 2026-02-01T16:28:28+00:00 da Andrea Indiano

Giornalista con la passione per il cinema e le innovazioni, attento alle tematiche ambientali, ha vissuto per anni a Los Angeles da dove ha collaborato con diverse testate italiane. Ha studiato a Venezia e in Giappone, autore dei libri "Hollywood Noir" e "Settology".

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