Categories: Tech-News

Il Web, la tecnologia e l’impero del flat design

Bloggokin

di Paolo Campana*

Il logo veniva imposto al mondo attraverso una specifica e dettagliata visione aziendale, una guida, un faro per tutta la comunicazione. Per molti, moltissimi anni, il brand design fu al riparo da cambi generazionali, amministratori delegati o parenti grafici in cerca di gloria. Nessuno poteva minimamente modificarlo.
Poi è arrivata la tecnologia, non quella che fa accendere i computer o le macchine, non delle “cose”, ma quella impalpabile che tutti i giorni quotidianamente ci circonda e di cui a volte nemmeno ci rendiamo conto. Che, nel bene o nel male, ha saputo mutare il design e la sua percezione. Oggi un’azienda deve fare i conti con tutto questo, deve saper seguire la tecnologia (una volta l’avrebbe dominata), anticiparla e (in alcuni casi) adattarsi ad essa.
Un adattamento silenzioso quello dei brand, avvenuto con costanza e lentezza (come tutte le novità) e in molti casi mal digerito o espresso male. I nuovi mezzi di comunicazione hanno spazzato via un’intera tipologia di loghi, quelli che prima erano tutti ombre, smusso, sfumature, colori sgargianti e photoshop come se non ci fosse un domani. Oggi sono nell’era del flat design, imperatore sovrano della grafica di questo millennio.
Il flat design è tutto minimal, piatto, monocolore (quando si può), facilmente leggibile anche da lontano o da piccolissimo. Tanti device, stesso idea di logo. Per comprendere meglio questo mutamento, vi basta osservare il progetto Logos Responsive di Joe Harrison (http://responsivelogos.co.uk/), designer londinese capace di realizzare un sito responsive dimostrativo (che si adatta a qualsiasi tipo di device) inserendoci alcuni dei loghi più famosi al mondo, dalla Coca-Cola alla Nike, dalla Bang & Olufsen alla Levi’s, passando per Heineken e altri ancora. Tutti i loghi sono in versione rigidamente flat, facilmente scalabili e aggiornati dinamicamente in base alle dimensioni dello schermo (se siete su uno smartphone, basta ruotare il dispositivo).


Il logo Walt Disney Pictures ad esempio, prima perde il castello della Bella Addormentata, poi diventa solamente Disney e infine una “D” corsiva nella più piccola delle finestre. Ecco il perfetto esempio di come (per non sparire mediaticamente) un brand design si adatta ai nuovi supporti, cosa impossibile da pensare solo fino a poco tempo fa.
Altro esempio di come nel corso del tempo un’importante azienda possa aver mutato la propria mission comunicativa adeguandosi all’Impero del flat è quello del McDonald’s che (recentemente) ha lanciato tutta una campagna comunicativa fatta di icone giganti dei suoi prodotti principali, sostituendo addirittura il simbolo di marchio registrato “®” con il logo aziendale, come a ribadire che il proprio marchio sia IL marchio (in versione flat).
Un azzardo? A quanto pare no.


Il fastfood brand per eccellenza ha colto nel segno e sia in strada (cartellonistica) che in rete (dove sennò?) non si fa che parlare della sua campagna promozionale. Probabilmente non sarebbe stato lo stesso se ci fossero state bellissime foto di gustosi panini al posto di quelle icone. Il mondo comunicativo sta mutando dunque verso il “piatto”, grazie alla quotidiana visione di schermi di varia grandezza e grazie a una maggiore sensibilità da parte di chi osserva. La tecnologia quindi è arrivata a cambiare il design e la nostra percezione? Probabile.

Anche se spesso abbiamo dato per morte idee creative che poi hanno fatto un lungo giro evolutivo per tornare poi indietro più fresche e innovative di prima. Che il flat design sia con voi.

*Nato a Roma dove una volta era tutta campagna, inizia come grafico, illustratore e fumettista. Per un errore diventa blogger a sua insaputa e crea Bloggokin.it, a oggi uno dei maggiori siti/blog per quanto riguarda la creatività e la fantasia. Curioso, attento alle evoluzioni e ai cambiamenti della società, vorrebbe vivere in un mondo arcade ad 8 Bit, ma si accontenta di scrivere di grafica, design, tecnologia, food e fotografia. Ha collaborato con Wired, XL di Repubblica e continua a scrivere tutti i giorni quello che gli piace.

Il Web, la tecnologia e l’impero del flat design - Ultima modifica: 2015-03-09T07:56:27+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

Recent Posts

TD SYNNEX nuova sede: Santa Giulia diventa la nuova vetrina dell’ecosistema IT italiano

TD SYNNEX Italy sceglie Spark 3 a Milano Santa Giulia come nuova sede di rappresentanza:…

2 giorni ago

Bastano 13 parole a dirottare la ricerca AI verso le truffe: l’attacco WARP

Tre ricercatori del Cornell Tech hanno dimostrato che basta un commento di tredici parole su…

3 giorni ago

Europa 2031: la profezia sull’AI che racconta come saremo

Europa 2031 immagina un continente rimasto indietro nell’intelligenza artificiale, dipendente da Stati Uniti e Cina…

3 giorni ago

Data center: la Cina investe 295 miliardi e chiude la porta a Nvidia

La Cina investe 295 miliardi di dollari in cinque anni per una rete nazionale di…

3 giorni ago

CollaboraSec, enterprise-grade protection for SMEs built for the channel by Collabora and Cisco

Threats no longer tell large and small companies apart, only those who have the resources…

1 settimana ago

La nuova frontiera dell’AI

Silvia Olchini, Vice Presidente Secure Power di Schneider Electric Italia, racconta perché l’intelligenza artificiale comporta…

1 settimana ago

Digitalic © MMedia Srl

Via Italia 50, 20900 Monza (MB) - C.F. e Partita IVA: 03339380135

Reg. Trib. Milano n. 409 del 21/7/2011 - ROC n. 21424 del 3/8/2011