intelligenza artificiale

Siri AI: come funziona la nuova Siri di Apple che pensa con Google, e perché in Europa non arriva

Arriva Siri AI e Apple promette di recuperare la didtanza che la separa dei grandi dell’AI, sono che non poteva farlo da sola e aveva due soluzioni sul tavolo: quella di Anthropic giudicata migliore e quella di Google che costava meno e si inseriva in un rapporto già aperto sulla ricerca: ha preso la seconda soluzione. Prima ancora delle animazioni nuove e delle risposte più sciolte, è questa la notizia di Siri AI, presentata alla WWDC26 l’8 giugno 2026 a Cupertino: l’azienda che ha fatto dell’integrazione verticale una religione ha affittato la mente del suo prodotto più intimo, e per giunta ha scelto il secondo della lista, non il migliore. La sigla “AI”, va detto subito, qui non significa Artificial Intelligence ma Apple Intelligence; un gioco di marketing che racconta meglio di mille slide l’ambizione di intestarsi una rivoluzione di cui nella realtà non è protagonista.

Cos’è Siri AI e cosa cambia

Per quindici anni Siri ha fatto una cosa sola: eseguire un ordine alla volta, e spesso male. Siri AI prova a diventare un’altra cosa; tiene il filo del discorso su più richieste, legge quello che c’è sullo schermo, agisce dentro le app, cerca sul web, sincronizza le conversazioni tra dispositivi via iCloud, così una domanda iniziata sull’iPhone ricompare con tutto il contesto sull’iPad un’ora dopo. Esce dal guscio dell’assistente vocale: vive in un’app dedicata, entra in Spotlight su Mac, diventa un orb sospeso in visionOS, sbarca su Apple Watch come interlocutore vero e non più come esecutore di comandi.

Le ricadute toccano molto dell’iPhone: editing più spinto in Foto, pannelli per argomento e avvisi sui cambi pagina in Safari, bonifica delle password deboli, immagini fotorealistiche in Image Playground, risposte contestuali in Messaggi e Mail, comandi rapidi creati a voce descrivendo il risultato. La visione è fedele alla grammatica del marchio: non vendere la potenza del modello, come fanno tutti, ma un’intelligenza personale che si dissolve nel quotidiano fino a sparire. Da dove nasce questo disegno lo avevamo raccontato spiegando come funziona Apple Intelligence; perché sia arrivato con due anni di ritardo lo trovate in Apple ritarda la nuova versione AI di Siri.

Apple Siri AI: come funziona e quale tecnologia usa

L’impianto resta a due piani: gran parte del lavoro sul dispositivo, i compiti pesanti su Private Cloud Compute. Cambia chi pensa nel cloud. Secondo le ricostruzioni di Mark Gurman per Bloomberg, il vecchio modello cloud di Apple si fermava intorno ai 150 miliardi di parametri; il Gemini su misura ne porta circa 1.200 miliardi, un salto di categoria nella capacità di capire una richiesta e sintetizzare una risposta. Apple non ha mai pubblicato i termini tecnici dell’accordo, quindi queste cifre restano reporting, non dichiarazioni dell’azienda; ne va tenuto conto prima di trattarle come verità incise. La spartizione dei compiti, sempre stando a Bloomberg, è netta: Gemini governa sintesi e pianificazione, cioè la parte che scompone un problema complesso e decide come rispondere, mentre alcune funzioni continuano a girare sui modelli interni di Apple. Sopra ci sta la ricerca web con risposte generate, in casa battezzata “World Knowledge Answers”, che porta Siri AI a sfidare frontalmente i motori conversazionali di OpenAI e Perplexity.

Apple Siri AI con fornitore esterno: un modello Google Gemini su misura

Il fornitore è Google: è il punto che fa scricchiolare la narrazione tipica Apple, perché Google è lo stesso concorrente che ogni anno versa ad Apple miliardi per restare la ricerca predefinita su Safari; adesso i soldi tornano indietro, circa un miliardo l’anno secondo Bloomberg, per un Gemini personalizzato che gira sui server di Cupertino. Il flusso di denaro che si inverte è già una notizia. Lo è ancora di più la scelta a monte: messi a confronto i modelli, quello di Anthropic sarebbe risultato migliore, ma ha vinto Google perché conveniva, anche per la relazione preesistente sulla ricerca. Un’azienda che ha costruito il mito sul “facciamo la cosa migliore, non la più economica” ha appena fatto il contrario sul componente che conta di più. Per pesare cosa significhi avere Gemini sotto il cofano conviene rileggere come Gemini sia diventato il sistema operativo invisibile di Google.

 

La privacy raccontata da Apple, e cosa cambia adesso

La privacy è stata per anni la promessa centrale: calcolo sul dispositivo, indirizzi IP oscurati, dati che non lasciano l’iPhone, e quando lo lasciano finiscono in un Private Cloud Compute progettato per non vedere nulla. Quella architettura sopravvive, e il Gemini su misura, stando alle ricostruzioni, gira proprio lì dentro, sotto controllo Apple, senza transitare dai server di Google. Sul piano dei dati, quindi, cambia meno di quanto sembri, ma cambia tutto sul piano del racconto, dello story telling. La stessa parola che fino a ieri serviva a vendere Siri, oggi serve a non venderla in Europa: Apple sostiene che le regole europee sull’interoperabilità imporrebbero ad assistenti di terze parti un accesso quasi illimitato al dispositivo, e quindi un rischio per gli utenti: la privacy che diventa uno scudo.

Dove arriva Siri AI, e quando (forse) in Europa

Siri AI arriva agli sviluppatori dal 9 giugno, beta pubblica il mese dopo, rilascio in autunno con iOS 27, iPadOS 27, macOS 27 “Golden Gate” e gli aggiornamenti gemelli per watchOS, visionOS e tvOS. Parte in inglese e sui dispositivi più recenti. Fuori la Cina, per le sue regole. Fuori l’Unione Europea, ma con una crudeltà geografica precisa: niente Siri AI su iPhone e iPad, mentre su macOS 27 e visionOS 27 gli utenti europei l’avranno lo stesso. Il blocco colpisce esattamente le due piattaforme dove lo status di gatekeeper di Apple pesa di più; non un caso, un messaggio.

Europa esclusa: per Bruxelles la colpa è di Apple

Siri AI non arriva in Europa, non per ora, la versione di Apple è “è colpa del  Digital Markets Act”. L’azienda dice di aver progettato un intermediario chiamato “Trusted System Agent” e di aver proposto un rilascio graduale su diciotto mesi, e di essersi vista respingere ogni proposta; Craig Federighi si è detto profondamente deluso, la nota per latro è pubblica, la trovate nella comunicazione ufficiale di Apple sul ritardo in UE.

Bruxelles racconta l’opposto: il portavoce per il digitale Thomas Regnier ha messo la responsabilità interamente su Cupertino: nulla nel DMA vieta ad Apple di lanciare nuovi prodotti in Europa, è Apple a non essere riuscita a costruire soluzioni di interoperabilità all’altezza degli standard europei di privacy e sicurezza, e invece di cercarne una conforme ha chiesto un’esenzione dagli obblighi. Esenzione impossibile, ha spiegato Regnier, perché avrebbe privilegiato la Siri di Apple, mossa da Google, sui dispositivi Apple, negando agli altri agenti la stessa possibilità di essere scelti. Lo scontro non è sulla privacy, è sull’accesso paritario; lo stesso nodo che la Commissione contesta a Google dentro Android. Due gatekeeper, lo stesso terreno: chi tiene la chiave dell’infrastruttura su cui gireranno le nostre giornate.

Pro e contro di Siri AI

I pro di Siri AI sono concreti e arrivano dopo anni di immobilismo: un assistente che finalmente conversa, ricorda il contesto, agisce dentro le app, incastonato in un ecosistema che nessun rivale replica con la stessa naturalezza; e la scelta di usare il miglior modello sul mercato invece di aspettare un proprio modello acerbo accorcia i tempi senza far uscire i dati dal perimetro di Apple. Nel breve, regge.

I contro stanno tutti sotto… Apple lega il cuore del suo prodotto a un concorrente diretto, e si espone a una dipendenza che è insieme competitiva, reputazionale e geopolitica; incassa da Google per la ricerca e paga Google per l’intelligenza, in un abbraccio che nessuna delle due aziende ha interesse a sciogliere; crea un’Europa di serie B, esclusa proprio dove l’iPhone vive; e lascia sul tavolo il dubbio più scomodo, quello che nasce dal bake-off, che agli utenti non sia toccata la mente migliore ma la più economica.

Cosa dicono gli esperti su Siri AI

Mark Gurman di Bloomberg, che ha anticipato l’accordo, frena gli entusiasmi: nessuna garanzia che gli utenti la adottino, né che basti a sanare anni di danni al marchio Siri. John Gruber, su Daring Fireball, difende la mossa pur chiamandola per quello che è, l’unica strada percorribile “anche se imbarazzante nel breve”. Ben Thompson, su Stratechery, mette a fuoco la trappola: prendere Gemini in white-label dà vantaggi subito e un rischio strutturale dopo, perché la dipendenza dal modello altrui diventa permanente; la sua analisi è su Stratechery. C’è poi il dettaglio che svela il pubblico vero di questa Siri: la dipendenza da Gemini è stata fatta filtrare prima agli investitori, nel salotto televisivo di Jim Cramer, e solo dopo ai clienti.

 


Siri AI: come funziona la nuova Siri di Apple che pensa con Google, e perché in Europa non arriva - Ultima modifica: 2026-06-13T10:59:26+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

Recent Posts

L’Europa vuole liberarsi dalle Big Tech: arriva il Tech Sovereignty Package, il piano per la sovranità digitale europea

La sovranità digitale europea entra in una nuova fase: con il Tech Sovereignty Package, la…

2 ore ago

Claude Fable 5: il modello più potente di Anthropic, rilasciato e ritirato in 3 giorni

Claude Fable 5 è il modello Mythos-class che Anthropic ha reso pubblico: novità tecniche, prezzi,…

3 ore ago

Migliori alberghi del mondo: la classifica Tripadvisor degli hotel che trasformano il viaggio in memoria

Scopri i Migliori alberghi del mondo secondo Tripadvisor: la classifica Travellers’ Choice Best of the…

2 giorni ago

CollaboraSec, la protezione entreprise per le PMI da Collabora e Cisco pensata per il canale

Le minacce non distinguono più tra grandi e piccole aziende, ma solo chi ha le…

3 giorni ago

Nextcloud Summit 2026: vent’anni di promesse e 1,2 milioni di utenti, la sovranità digitale alla prova dei fatti

Nextcloud Summit 2026: Sachiko Muto avverte che l'open source ha vinto sulla carta; il Ministero…

4 giorni ago

Nextcloud Summit 2026: dieci anni di sovranità digitale e la scommessa di Karlitschek sull’AI

Al Nextcloud Summit 2026 di Monaco Frank Karlitschek racconta dieci anni di open source, il…

4 giorni ago

Digitalic © MMedia Srl

Via Italia 50, 20900 Monza (MB) - C.F. e Partita IVA: 03339380135

Reg. Trib. Milano n. 409 del 21/7/2011 - ROC n. 21424 del 3/8/2011