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Dipendenza da social media: quali sono i pericoli

Si conta più di uno smartphone per ogni abitante. Questa è la media italiana registrata nel 2019 e diffusa in un report ad inizio 2020. Sono quasi 50 milioni le persone connesse alla rete ogni giorno e di queste, 35 milioni sono attive sulle varie piattaforme social, con circa 7 account a persona, di media. Numeri da capogiro che fanno riflettere, specialmente se si pensa che ci sono oltre 80 milioni di smartphone per una popolazione residente di 60.

Crescono gli utenti in rete, aumentano le persone registrate sui social media, con Facebook e Instagram ai primi posti per diffusione, seguiti da LinkedIn, Pinterest, Twitter e TikTok, ma c’è una cosa fondamentale che ancora è carente: la diffusione della cultura digitale, specialmente nelle fasce più giovani.

A tutto c’è un limite, forse.

Il problema è l’esagerazione, l’utilizzo dei social e di internet senza limiti. Ad accendere i riflettori su questa situazione davvero complessa, è Social Warning, il Movimento etico digitale, associazione senza scopo di lucro, nata per rendere consapevoli ragazzi e genitori attraverso una rete capillare di formatori volontari in tutta Italia.

L’idea è di un giovane studente, ora consulente e imprenditore digitale, Davide Dal Maso. Ha ideato l’associazione mentre era ancora tra i banchi di scuola, organizzando lezioni di sensibilizzazione sul digitale per gli alunni. Vedendo i compagni svogliati che non ascoltavano gli interventi e il consistente aumento di episodi di cyberbullismo, Davide ha deciso di promuovere il Movimento etico digitale, coinvolgendo colleghi e professionisti del web, allo scopo di offrire a studenti e genitori un quadro completo ed esaustivo della situazione, che li renda consapevoli dei rischi, ma senza allarmismi e senza panico, mettendo in luce anche le aree di apertura ed espansione, tecnologica e informativa, che la rete offre a chi sa utilizzarla con discernimento.
Oggi il Movimento etico digitale ha diffuso un interessante report dell’Osservatorio scientifico sull’educazione digitale che disegna un quadro davvero pericoloso.

Quante cose possiamo fare in due mesi?

Il documento divulgato da Social Warning mostra dati allarmanti: il 79% dei giovani italiani (più di 3,5 milioni di persone) trascorre oltre 4 ore al giorno su Internet, ovvero 28 ore a settimana, 120 ore al mese, 2 mesi all’anno. 60 giorni interi trascorsi sui social.
Il 51% dei ragazzi tra i 15 e i 20 anni ha difficoltà a prendersi una pausa da web e social e controlla lo smartphone in media 75 volte al giorno. Il 7% lo fa addirittura fino a 110 volte al giorno.

Il 52% dei ragazzi tra gli 11 e i 18 anni ha tentato di ridurre la quantità di tempo che passa online, senza però riuscirci. Il 33% dei teenager definisce il proprio utilizzo dello smartphone “eccessivo”.

Un adolescente in media dovrebbe dormire 8-10 ore al giorno (fonte American Academy of Sleep Medicine). Il 40% degli intervistati dichiara di perdere ore di sonno perché rimane connesso di notte su smartphone, console o pc.
Un ragazzo su due dichiara che gli capita di scattare, alzare la voce o rispondere male se qualcuno lo disturba mentre è connesso. Sono talmente assorti da considerare le intromissioni come un attacco personale.

L’osservatorio promosso da Social Warning – Movimento etico digitale, è una lente di ingrandimento sull’uso della rete che ha preso come campione 2.000 ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 18 anni.

Dipendenza da social, la soluzione

La diffusione di maggior consapevolezza digitale sull’utilizzo di questi strumenti, decisamente utili per svolgere attività che fino a qualche anno fa erano impensabili, ma altamente pericolosi, può essere una soluzione percorribile.
Serve però un’azione capillare partendo dalla scuola, dagli studenti e dagli insegnanti, per arrivare alle famiglie. Occorrono interventi trasversali per dimostrare quanto lo smartphone sia un utile alleato nella gestione di numerose attività, personali e professionali, ma anche diffondere la consapevolezza che va gestito in maniera cosciente, senza farsi assuefare dall’ansia di informazioni, notizie e aggiornamenti, spesso superflui e del tutto insignificanti. Stesso discorso per i social media.

Un plauso sicuramente va all’associazione Movimento etico digitale. “Siamo partiti co l’iidea di cambiare l’approccio all’educazione digitale. Nelle scuole se ne parla di rado e soprattutto con poca incisività. Spesso si discute solo di leggi e norme, minacciando i ragazzi e parlando in modo verticale e impositivo. Noi vogliamo invertire la tendenza”, ha dichiarato Davide Dal Maso sul sito del Social Warning.

Nell’ultimo anno gli interventi del Social Warning sono stati visti da oltre 30.000 persone, giovani nelle scuole e genitori, con l’obiettivo di sensibilizzare sui “rischi e potenzialità del web”. Non è tutto negativo, anzi l’idea è proprio di attivare buone abitudini nei ragazzi, in modo che facciano attenzione a quelle dinamiche che si possono rivelare pericolose.

In questi giorni è attiva anche una campagna di raccolta fondi su “eppela” perché prevenire la dipendenza con la formazione, è possibile. L’obiettivo è promuovere l’uso consapevole e sereno di Internet, educando ragazzi e genitori attraverso materiali e incontri con esperti di Social e di Digitale, che renderanno consapevoli i giovani che un utilizzo continuo dei social network può essere un’opportunità, ma può creare dipendenza.


Dipendenza da social media: quali sono i pericoli - Ultima modifica: 2021-02-26T16:55:39+00:00 da Luca Rallo

Blogger, formatore, Digital PR Strategist, consulente di Social Media Marketing e strategie digitali per aziende, Enti di formazione, Agenzie di Comunicazione, liberi professionisti e pubblica amministrazione. Docente di Influencer Marketing e Digital PR, Twitter Marketing e Instagram Marketing. Social Influencer e brand ambassador per aziende di rilevanza nazionale e internazionale, dei settori automotive, food, e commerce, sport, e per varie Onlus. Speaker per diversi eventi: Mashable Social Media Day Italy, Social Media Week, Mobile Journalism Festival, e per l’ordine dei giornalisti.

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