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I Big Data nel 600 a.C.

I Big Data sono nati nel 600 avanti Cristo. Si fanno risalire a filosofo Talete, che non solo ne ha fatto un uso predittivo, ma anche ha trovato un modo per monetizzare questi dati.
Talete è stato il primo a spiegare i fenomeni naturali in base a dati e non attraverso le storie mitologiche legate agli Dei. In particolare Talete ha raccolto per anni informazioni sul meteo, arrivando ad essere in grado di prevederlo. Per riuscirci creò una sorta di database, anzi, si potrebbe parlare di Big Data, dato che annotava tutto, non solo gli eventi potevano sembrare importanti al momento. Correlando i dati del tempo e la conoscenza degli astri trovò anche un modo per monetizzare la sua cultura.
Molti suoi concittadini lo criticavano dicendo “se sai tutto, perché non sei ricco?”.
Talete volle dar loro una lezione. Così, grazie alle sue conoscenze sul clima e sulle stelle, Talete fu in grado di prevedere un abbondante raccolto di olive già in inverno. Con una piccola somma di denaro si assicurò un opzione per l’affitto di tutti i frantoi di Mileto e della vicina isola di Chio. Quando in effetti arrivò l’abbondante raccolto Talete aveva il monopolio dei frantoi li poté “sub-affittare” ai prezzi che voleva, raccogliendo così una piccola fortuna.

Leggi anche: 5 modi in cui i Big Data stanno cambiando l’industria manifatturiera


I Big Data nel 600 a.C. - Ultima modifica: 2016-04-03T13:06:31+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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