La paura di essere sorvegliati su Internet da aziende e governi e quella per il cyber bullismo portano gli utenti a modificare il proprio comportamento online. L’effetto è chiamato “social cooling”
Il direttore della National Intelligence americana, Dan Coats, ha dichiarato che è praticamente impossibile determinare il numero di persone sorvegliate dallo Stato, potrebbero essere milioni. Non è solo una questione americana. In tutto il mondo i governi e le aziende stanno intensificando le policy sulla sorveglianza delle attività online.
Ad esempio, in Messico il governo ha usato la sorveglianza Internet per monitorare giornalisti, attivisti e difensori dei diritti civili. Anche il fenomeno del cyber bullismo e delle molestie online è in crescita e porta i social a un controllo serrato sui contenuti pubblicati.
Tutto questo può avere conseguenze significative sui diritti civili e sulla libertà di espressione delle persone. Molti sono scettici su questi effetti – sicuramente difficili da misurare e dimostrare – ma numerosi studi recenti hanno documentato il fenomeno. Ad esempio, è stato dimostrato che le rivelazioni di Edward Snowden sulla sorveglianza della Nsa ha portato a un cambiamento del comportamento degli utenti nell’utilizzo di Wikipedia (Jon Penney, “Chilling Effects: Online Surveillance and Wikipedia Use”, 2016).
Nell’era post-Snowden, la preoccupazione di essere sorvegliati sembra influenzare i comportamenti online e interessa più del fatto di rendere pubblici i dati personali.
Ci sono gruppi di persone o attività online che possono essere controllate più di altre. Uno studio condotto a Oxford, pubblicato su “Internet Policy Review”, basato su una ricerca empirica su 1.200 adulti americani utilizzatori di Internet, ha analizzato i comportamenti di “auto-censura” online. Emerge il fatto che le persone sono sempre più caute, sia sui social che nelle ricerche online. Evitano di affrontare alcuni argomenti, proprio come conseguenza della sorveglianza del governo. L’effetto sembra essere amplificato su donne e giovani utenti.
Sarebbe infatti solo un luogo comune il fatto che i ragazzi non diano importanza alla propria privacy. In realtà fanno molta attenzione, semplicemente agiscono in modo diverso dagli adulti.
Le donne statisticamente sono più spesso vittime di bullismo online e coinvolte in accuse legali legate a contenuti pubblicati sul web.
In generale, mettere i cittadini nella condizione di confrontarsi e dibattere, cercare su Internet le informazioni di cui necessitano e condividere il loro pensiero rende la democrazia più forte. La sorveglianza e i problemi legali sui contenuti online mettono questa libertà a rischio in modo subdolo, portando a quello che è chiamato “social cooling”, ovvero un atteggiamento conformista, cauto, reticente, auto-censorio e intimidito nell’uso della tecnologia.
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