Enstone, Oxfordshire, in Inghilterra il buio arriva presto e dentro la sede del Team BWT Alpine di Formula 1 un ingegnere è ancora al suo posto, come lo è da dieci, forse dodici ore. Davanti a lui non c’è una pista: ci sono schermi, centinaia di flussi di dati che scorrono in tempo reale, la necessità di scegliere in fretta quale conta e quale no. All’inizio della giornata la sua messa a fuoco era perfetta. Poi, ora dopo ora, la stanchezza si fa sentire: gli occhi faticano, la lucidità scende, soprattutto alla fine di una giornata lunghissima passata a fissare diversi monitor. In Formula 1 l’attenzione va quasi sempre al pilota, in quella stanza, invece, era tutta sull’ingegnere e alle sue necessità.
La scena arriva dal palco di «Beyond Performance», la serata che Shamir ha ospitato all’EssilorLuxottica Tortona Experience Center di Milano; a raccontarla è stato David Sanchez, Executive Technical Development Director del team Alpine, ha parlato del lavoro degli ingeneri di un Team di Formula 1: una questione di dati, centinaia di flussi, persone incollate agli schermi per lungo tempo. La partnership tra Shamir e Alpine dura da circa sei anni, e ha una logica chiara: la Formula 1 è il luogo dove la domanda di prestazione visiva è più estrema, e dove una tecnologia, una volta collaudata, può arrivare sul mercato portando a tutti performance elevatissime. Dalla collaborazione con in Team BWT Alpine lavoro era già nata, nel 2023, una lente per la guida progettata grazie all’eye-tracking e all’intelligenza artificiale.
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«L’ispirazione è arrivata guardando gli ingegneri lavorare davanti agli schermi, con i dati che arrivano in tempo reale e la necessità di reagire in fretta: è stato quello il punto di partenza» ha spiegato Bruno Decreton, Chief Marketing Officer di Shamir. Da quell’osservazione nasce Shamir Digital Intelligence, la lente pensata per chi lavora con schermi e dispositivi digitali, in arrivo sul mercato all’inizio del 2027 all’interno della gamma Shamir Performance.
La lente è pensata per chiunque passi sei o sette ore al giorno utilizzando più dispositivi, con lo sguardo che salta da uno schermo all’altro. L’ingegnere di Enstone è la versione, forse più avanzata, di chiunque lavori a una scrivania oggi. Il digitale ormai lo diamo per scontato, eppure sta cambiando il modo in cui lo viviamo: gli schermi si moltiplicano e cambiano forma, dallo smartphone ai pc, passando per i laptop e le workstation senza dimenticare gli smartwatch, i contenuti, poi, diventano più densi, e l’intelligenza artificiale accelera il flusso e si infila come strato invisibile in ogni dispositivo aumentando la velocità e la profondità delle informazioni. Insomma, più dati, stesso tempo, stessi occhi.
L’intelligenza artificiale accompagna il design delle lenti Shamir da anni. La famiglia «Intelligence» nasce nel 2018 con Autograph Intelligence, la prima progressiva costruita su big data ed elementi di AI, con motori sviluppati in casa da Shamir come Eye-Point Technology AI e Visual AI Engine che adattano il disegno all’età visiva di chi indossa le lenti. La lente da guida del 2023 ha spinto il concetto ancora oltre: secondo i dati diffusi dall’azienda, l’AI ha analizzato più di 14 milioni di rilevazioni raccolte con eye-tracking e head-tracking, per ridurre del 16% lo sforzo di elaborazione visiva e ampliare di un terzo il campo visivo orizzontale. È lo stesso metodo che ora si applica al lavoro sugli schermi: raccogliere dati sul comportamento visivo reale delle persone e trasformarli in un disegno personalizzato.
A guidare la ricerca è Dana Gotthilf-Nezri, Vision R&D Clinical Researcher di Shamir, optometrista con un dottorato in ingegneria. Il suo reparto non analizza solo i dati di laboratorio: «Un buon reparto di sperimentazione clinica non basta; dobbiamo raccogliere dati dal mondo reale, fuori dal laboratorio, per vedere come si comporta il sistema visivo e quali sono i suoi limiti nelle diverse situazioni», ha spiegato. Dal mondo reale è arrivata la sorpresa. «Quando abbiamo confrontato il comportamento visivo degli ingegneri nella sala di controllo con quello dei piloti, reali e al simulatore, abbiamo visto che usano il campo visivo in modo completamente diverso; ogni gruppo ne usa un’ampiezza differente», racconta Gotthilf-Nezri, tradotto: ogni compito impiega gli occhi a in modo differente. È il fondamento tecnico di una lente costruita apposta per i dispositivi digitali. Leggere informazioni dai dispositivi digitali per gli occhi, è un compito complesso. «La maggior parte di noi lavora davanti a un computer per ore; non è banale per il sistema visivo: gli occhi devono spostarsi molto tra aree di messa a fuoco diverse, a volte dobbiamo muovere la testa, e questo può portare stanchezza, affaticamento visivo, un carico cognitivo maggiore», ha detto la ricercatrice. Lo strumento con cui Shamir legge tutto questo sono i sistemi avanzati di eye-tracking, che restituiscono indicazioni precise sul comportamento visivo.
Il presidente e CEO Yagen Moshe ha collocato il prodotto nella cornice più ampia del gruppo EssilorLuxottica, di cui Shamir fa parte. La missione, ha detto, è racchiusa in una formula: «Migliorare lo stile di vita migliorando la visione» e ha aggiunto: «ognuno merita la miglior performance visiva personalizzata». Sul ruolo della tecnologia ha scelto un’immagine che funziona meglio di una scheda tecnica: una volta sul viso, la tecnologia deve scomparire. «Una ricerca fatta di big data, ricerca e alto livello tecnologico che poi, addosso, sparisce». Dietro quella promessa c’è un’infrastruttura: i dati vengono raccolti e valorizzati all’interno di una piattaforma industriale e omnicanale integrata nel gruppo, con produzione locale e una rete di partner. Il controllo di quei dati e di quella filiera, in ottica industriale, è il vero vantaggio competitivo della società.
Shamir presenta Digital Intelligence come un secondo paio dedicato, «pensato per il modo in cui si lavora, si crea e ci si connette davanti a uno schermo», per due profili di persone: chi comincia a sentire i primi limiti da vicino, spesso sul telefono, e chi è già a suo agio con gli occhiali ma avverte il peso delle ore passate sui dispositivi. In entrambi i casi la logica è la stessa: uno strumento tarato sul lavoro digitale, distinto dagli occhiali di tutti i giorni, come si sceglie una lente diversa per la guida o per lo sport. Il confine tra correzione, tecnologia e prestazione si sposta di continuo, Shamir lo presidia con il metodo che conosce meglio, quello dei dati e dell’intelligenza artificiale applicati al design della lente. La lente che molti indosseranno nel 2027 nasce dallo studio di come lavorano gli ingegneri della Formula 1: persone come quell’ingegnere di Enstone che esamina diversi schermi e grandi flussi di informazioni per migliorare le prestazioni della monoposto, per lui lo schermo è la pista, il posto dove si gioca tutto; per chi lavora a una scrivania, per chi programma, per chi ha a che fare tutti giorni con diversi dispostivi non è molto diverso; e un’altra corsa altrettanto importante.
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