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Tesla ferma la produzione di Model S e Model X

Lo ha annunciato lo stesso Elon Musk: si ferma la produzione delle auto Model S e Model X, non verranno più prodotte. Il 28 gennaio 2026, durante la conference call sui risultati del quarto trimestre, Elon Musk ha pronunciato una frase che è destinata a segnare la fine di un’era nell’industria automobilistica elettrica: “È il momento di chiudere i programmi Model S e Model X, riconoscendone il valore con un congedo onorevole.” Nessun successore annunciato, nessun modello che possa sostituirli sul mercato del lusso elettrico. L’idea è quella di convertire un’intera fabbrica che che costruiiva questi modeli con la linea di produzione del robot Optimus.

 

Tesla ferma la produzione di Model S e Model X: cosa è successo

La notizia è arrivata durante la call con gli analisti di Wall Street al termine del quarto trimestre del 2025. Musk ha confermato che la produzione di Model S e Model X verrà progressivamente bloccata nel secondo trimestre del 2026 e che la fabbrica di Fremont, in California, verrà convertita in una linea di assemblaggio per il robot umanoide Optimus.

Il piano è chiaro almeno sulla carta: l’obiettivo a lungo termine è produrre un milione di robot Optimus all’anno proprio nello stesso spazio dove per oltre un decennio sono nate alcune delle macchine elettriche più iconiche della storia.

Musk ha anche invitato i potenziali acquirenti a fare in fretta: “Se sei interessato a comprare una Model S o una Model X, ora è il momento di ordinarne una.” Un ultimo saluto, insomma, prima che il sipario cada per sempre.

Tesla ha precisato che continuerà a fornire assistenza e manutenzione a tutti i proprietari di Model S e Model X per tutta la durata della loro vita utile. Ma quando le unità ancora disponibili saranno esaurite, non ce ne saranno altre. È finita.

Il percorso di Model S e Model X

Prima di parlare dei motivi di questa decisione, vale la pena fermarsi un momento a ricordare cosa rappresentano questi due veicoli nella storia dell’industria elettrica. La Model S è arrivata nel 2012, in un momento in cui le auto elettriche erano ancora un fenomeno di nicchia riservato a pochi sperimentatori. Era una berlina di lusso che, per la prima volta, dimostra che un’auto elettrica poteva essere competitiva con i migliori prodotti tedeschi e italiani in termini di prestazioni, raffinatezza e autonomia. Nel 2013 conquistò il premio Motor Trend Car of the Year, un riconoscimento che nessun produttore di veicoli elettrici aveva mai ottenuto prima di lei.

La Model X, apparsa nel 2015, portò il concetto di SUV elettrico di lusso su un nuovo piano. Le porte a farfalla divennero il suo tratto più iconico e, nonostante alcuni problemi iniziali di affidabilità, il modello ritagliò un mercato che prima non esisteva.

Insieme, S e X hanno costruito l’idea di Tesla come brand premium, hanno aperto la strada a Model 3 e Model Y, che sono poi diventate il motore economico vero dell’azienda. In un certo senso, Model S e Model X sono i modelli “fondatori” della Tesla che conosciamo oggi.

Le ragioni ufficiali del blocco della produzione di Model S e Model X

Le ragioni che Tesla ha presentato agli investitori per il blocco della produzione di Model S e Model X sono ambiziose. Secondo Musk, la decisione è parte di una trasformazione strategica più grande: Tesla sta abbandonando il ruolo di semplice costruttrice di auto elettriche per diventare una società incentrata sull’autonomia, sull’intelligenza artificiale e sulla robotica.

“Rientra nella nostra strategia complessiva di evoluzione verso un futuro basato su soluzioni autonome”. ha dichiarato Musk durante la call. Il messaggio è chiaro: Model S e Model X, nate su una piattaforma troppo vecchia per supportare il Full Self-Driving (FSD), non hanno più senso in questa nuova visione dell’azienda.

Al loro posto arriva Optimus, il robot umanoide che Musk ha più volte definito come “il più importante prodotto di tutti i tempi”, più importante degli smartphone, più importante di qualsiasi altra cosa mai creata dall’umanità. L’ambizione è produrre un milione di unità all’anno a Fremont e poi dieci milioni all’anno in Giga Texas.

È una visione grandiosa. Ma è anche una visione che, come vedremo, presenta più di qualche crepa.

Tesla ferma la produzione di Model S e Model X: cosa dice Musk

Quello che rende questa storia davvero interessante non sono le dichiarazioni di gennaio 2026, ma quelle che Musk ha fatto anni fa, durante la conference call del terzo trimestre del 2019. In quell’occasione, il CEO di Tesla ha parlato di Model S e Model X con una franchezza sorprendente:

“Model S e Model X sono davvero di nicchia. Sono molto costose, prodotte in bassi volumi. Ad essere onesti, le stiamo continuando a produrre più per ragioni sentimentali che per altro. Sono davvero di poco rilievo per il futuro.”

Una frase che, ripresa nel contesto attuale, suona quasi come una profezia. Musk sapeva da almeno sei anni che questi modelli avevano i giorni contati, la notizia di gennaio 2026 non è stata una sorpresa per chi ha seguito la storia produttiva di Tesla.

Ma c’è un dettaglio ancora più interessante. Nella stessa call del 2019, dopo aver dichiarato che Model S e Model X erano prodotte “per ragioni sentimentali”, Musk si è subito corretto, quasi entusiasta, lanciandosi in un elogio quasi poetico della Model S: “È la macchina più veloce del mondo… ti fa sentire come Superman quando la guidi.” E poi ha aggiunto, con un sorriso che si può quasi immaginare nella sua voce: “La Model S è come un uovo di Fabergé delle auto”. Uovo di Fabergé… un oggetto bello ma fragile, costoso ma inutile nella pratica. Insomma, una metafora che conteneva già il verdetto sul futuro di questi due modelli.

I numeri che raccontano la vera storia

Al di là delle dichiarazioni romantiche e delle visioni futuristiche, la decisione di chiudere la produzione di Model S e Model X è stata guidata da un fattore che conta sempre più degli altri nell’azienda di Musk: i numeri. Nel 2025, Tesla ha consegnato complessivamente 1.636.129 veicoli, di cui ben 1.585.279 erano Model 3 e Model Y. Il resto, circa 50.850 unità, era composto da Model S, Model X, Cybertruck e Semi, tutti raggruppati nella voce “altri modelli” che Tesla non disaggrega mai nelle sue comunicazioni ufficiali.

Secondo le stime degli analisti, le vendite effettive di Model S e Model X nel 2025 si sono attestate attorno a 30.000 unità nel mondo, a fronte di una capacità produttiva dedicata di circa 100.000 veicoli. Un tasso di utilizzo della linea che si attesta intorno al 30%. Le vendite della Model S negli Stati Uniti sono crollate di un terzo durante l’anno, mentre quelle della Model X si sono press’a poco dimezzate.

Il quadro è ancora più difficile se si considera il contesto europeo. Nel luglio del 2025, Tesla aveva già smesso di accettare ordini personalizzati per Model S e Model X in Europa. Nel primo semestre dello stesso anno, i due modelli hanno subito un calo di oltre il 30% , non molto diversa la situazione in Asia.

Poi c’è il fattore China… Nel maggio 2025, Tesla ha smesso di accettare ordini per Model S e Model X in China, il suo secondo mercato più grande, perché i veicoli venivano importati dagli Stati Uniti e erano soggetti ai dazi che Pechino aveva introdotto in risposta alle tariffe di Trump. In sostanza,  già alla fine del 2025, Model S e Model X non avevano più un mercato globale significativo.

Le ragioni reali di questa decisione del blocco della produzione di Model S e Model X

La motivazione ufficiale del blocco della produzione di Model S e Model X , ovvero  “dobbiamo costruire robot per cambiare il mondo” è, nel forse dei casi, una mezza verità.

1. Un problema di margini, non solo di volumi

Model S e Model X non erano più profittevoli, almeno non in modo  significativo. Nel 2023, Tesla aveva già tagliato i prezzi di entrambi i modelli in un tentativo di generare più domanda, comprimendo ulteriormente i margini. Una macchina che si vende in poche migliaia di unità all’anno e che richiede una linea di produzione dedicata diventa rapidamente un peso per i conti dell’azienda, soprattutto quando il suo mercato di riferimento è in contrazione.

2. La necessità di raccontare una nuova storia agli investitori

Il 2025 è stato un anno difficile per Tesla. Per la prima volta nella sua storia, l’azienda ha registrato un calo dei ricavi annuali: -3% complessivi, con la componente automobilistica a -10%. L’utile netto è precipitato del 46%, le consegne di veicoli sono calate del 9%.

In questo scenario, Musk ha bisogno più che mai di una  nuova narrativa che porti l’attenzione degli investitori lontano dalle auto e verso qualcosa che suoni come il futuro. Optimus, robotaxi, intelligenza artificiale: sono tutte parole che generano entusiasmo sui mercati finanziari, anche se la tecnologia dietro di esse è ancora in fase sperimentale.

3. La piattaforma è troppo vecchia per il futuro che Tesla sta costruendo

Questa è forse la ragione più concreta e meno controversa. Model S e Model X dsi basano su una piattaforma che risale a oltre un decennio fa. Non supportano, per esempio, il  Full Self-Driving in modo nativo e non sono compatibili con la nuova architettura elettrica che Tesla sta sviluppando per i suoi veicoli futuri. Aggiornare quella piattaforma per renderla competitiva avrebbe richiesto investimenti enormi per un mercato che non giustificava più quella spesa.

4. L’ambizione di diventare qualcosa di più grande dell’auto

Questa è la parte più ambiziosa della strategia di Musk. Tesla sta cercando di trasformarsi da costruttore di veicoli elettrici a qualcosa di diverso: una società di intelligenza artificiale, robotica e autonomia. In questa visione, le auto sono solo un mezzo, non il fine. Model S e Model X, con il loro peso storico e sentimentale, erano il ricordo di un mondo che Musk vuole lasciarsi alle spalle.

Il problema Optimus

Il robot umanoide di Tesla è stata al centro di polemiche continue durante il 2025. Nel luglio dello stesso anno, una inchiesta di The Information ha rivelato che Tesla era gravemente in ritardo rispetto al suo obiettivo di produrre 5.000 unità entro la fine dell’anno: i numeri effettivi si erano fermati a qualche centinaia.

Poi è arrivato dicembre 2025 e l’incidente di Miami. Durante un evento pubblico chiamato “Autonomy Visualized”, un robot Optimus, che stava distribuendo bottiglie d’acqua, ha perso l’equilibrio, ed è caduto all’indietro e, nel farlo, ha compiuto un gesto che ha fatto esplodere il caso sui social media: ha portato entrambe le mani verso la faccia in un movimento che, per chiunque abbia pratica con i sistemi  VR, assomigliava a un operatore umano che si toglie il suo visore, preso dal panico. Il retropensiero che molti hanno avuto è che Optimus fosse guidato da remoto da un operatore e non dal’AI.

Tesla Optimus
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Musk ha più volte negato che le dimostrazioni di Optimus facessero uso di operatori da remoto. Aveva già scritto su X che il video del robot in cui faceva kung-fu con l’attore Jared Leto era “AI, non teleoperato”. Ma l’incidente di Miami ha rimesso tutto in discussione.

Una rapporto di McKinsey dell’ottobre 2025, intitolato “Humanoid robots: Crossing the chasm from concept to commercial reality”, ha messo in luce come il gap tra le dimostrazioni pubbliche e la realtà commerciale dei robot umanoidi sia ancora “ampio”. I prototipi, scrive McKinsey, “sono ancora lontani dal garantire prestazioni consistenti, affidabili e economicamente giustificabili nel contesto del mondo reale”


Tesla ferma la produzione di Model S e Model X - Ultima modifica: 2026-02-01T10:30:19+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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