Il cloud è una materia creativa
Il cloud non è una tecnologia, è un linguaggio. Si può decidere di usarlo per scrivere un romanzo, l’intera storia aziendale, o semplicemente per dire una frase (realizzare un singolo progetto).
Il bello è che tutti lo capiscono, è una lingua universale capita dalle persone e dalle macchine.
Ma è appunto un linguaggio, semplicemente tradurre in “lingua cloud” quello che si è fatto con altri strumenti non sempre dà i risultati sperati, e in qualche modo si perde qualcosa, come anche nelle migliori traduzioni.
Forse sarà una professione di domani: il traduttore delle nuvole, colui che è in grado di portare nel cloud un processo, un software senza che se ne perda lo spirito o le funzionalità.
Quello che è certo è oggi non esiste il cloud ma varie forme, diverse incarnazioni e ognuno può scegliere quella che più trova adatta. È una galassia infinita di personalizzazioni.
Adattare e probabilmente non ne esistono due uguali.
Si tratta di un grande forma di libertà tecnologica e di possibilità di espressione. L’information technology diventa una materia creativa che può essere rimodulata, ridisegnata, in ogni momento: è finita l’era dello standard. Si aprono possibilità infinite a chi ha la capacità di immaginare.
Proprio l’immaginazione, la fantasia, non era mai stata associata all’IT, una materia considerata grigia dai più. Invece potendo adoperare una lingua tecnologica come il cloud si può in realtà realizzare tutto: la creatività diventa un elemento essenziale per la competitività delle aziende. Solo che no tutti hanno idee, ancora meno le hanno originale e pochissimi poi sono in grado di metterle in pratica.
Insomma la sfida si sposta su un altro piano, non conta l’infrastruttura digitale migliore, quella di può ottenere in ogni momento, valgono solo le idee con cui si è in grado di animarla.
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