intelligenza artificiale

Una crisi economica nel 2028 causata dall’AI

Una crisi economica globale nel 2028 sarà provocata dall’intelligenza artificiale, è l’ipotesi al centro di uno scenario che negli ultimi mesi sta circolando tra analisti finanziari e investitori tecnologici. Il documento, intitolato The 2028 Global Intelligence Crisis, prova a descrivere cosa potrebbe accadere se l’AI automatizzasse una parte significativa del lavoro umano: più produttività, ma meno redditi e quindi meno consumi.
L’economia è una macchina potente e fragile allo stesso tempo.Le imprese producono, le persone lavorano, i salari diventano consumi e quei consumi permettono alle imprese di continuare a produrre. È un equilibrio delicato che tiene insieme lavoro, produzione e fiducia.
Questo meccanismo ha funzionato per oltre due secoli, accompagnando ogni grande rivoluzione tecnologica, dalla macchina a vapore alla catena di montaggio, dall’elettricità a Internet.
Ma negli ultimi mesi tra gli analisti finanziari e investitori tecnologici ha iniziato a circolare una domanda che fino a poco tempo fa sembrava solo teoria. Cosa accadrebbe se le macchine riuscissero davvero a lavorare al posto nostro?

È la domanda che sta dietro a uno dei documenti più discussi negli ambienti finanziari negli ultimi mesi: uno scenario chiamato “The 2028 Global Intelligence Crisis”.

Crisi economica nel 2028 provocata dall’intelligenza artificiale

Il documento è stato elaborato da Citrini Research, una società statunitense di ricerca macroeconomica e finanziaria che analizza l’impatto delle tecnologie emergenti sui mercati.
Tra gli autori citati nella diffusione dello scenario figura Alap Shah, Chief Investment Officer di Lotus Technology Management, che ha partecipato all’elaborazione della tesi e alla sua diffusione tra investitori e analisti.
Il report non nasce in un’università o in un centro accademico, ma nel mondo degli investimenti, dove le trasformazioni tecnologiche diventano immediatamente scenari economici.
Proprio per questo ha attirato l’attenzione di molti osservatori: prova a tradurre la rivoluzione dell’intelligenza artificiale in un modello macroeconomico concreto.
Fonte:
https://www.barrons.com/articles/ai-economic-collapse-citrini-stock-market-50378a1d
Il documento non è una previsione, ma un esercizio di scenario. Gli stessi autori lo definiscono esplicitamente: “This is a scenario, not a prediction.”

Eppure la tesi ha iniziato rapidamente a circolare tra investitori e analisti, alimentando una discussione molto seria sul futuro dell’economia.
Reuters riporta che il report è diventato virale tra gli investitori. Il motivo: mette in discussione un dogma: l’idea che l’AI produca automaticamente prosperità.

Il concetto chiave: il Ghost GDP

Al centro dello scenario c’è un concetto che gli autori chiamano Ghost GDP, il PIL fantasma.

L’intelligenza artificiale potrebbe diventare sempre più capace di generare valore economico senza coinvolgere direttamente il lavoro umano. Algoritmi che scrivono codice, agenti AI che gestiscono processi aziendali, sistemi autonomi che prendono decisioni operative. La produzione economica quindi continua a crescere, ma questa crescita non si traduce più in reddito diffuso nella società.Il PIL aumenta, ma i salari non seguono la stessa dinamica.

Fonte:
https://timesofindia.indiatimes.com/business/india-business/the-2028-global-intelligence-crisis-citrini-research-ai-impact-on-indian-it-sector-ghost-gdp-artificial-intelligence-and-white-collar-jobs/articleshow/128708577.cms

È un paradosso che molti economisti stanno iniziando a prendere sul serio.

The 2028 Global Intelligence Crisis: Il paradosso della produttività

La promessa dell’intelligenza artificiale è chiara: aumentare la produttività.

Uno studio di Goldman Sachs ha stimato che l’AI potrebbe aumentare il PIL globale del 7% nei prossimi dieci anni e automatizzare attività equivalenti a 300 milioni di posti di lavoro a tempo pieno.

Fonte:
https://www.goldmansachs.com/insights/articles/generative-ai-could-raise-global-gdp-by-7-percent

Non significa che tutti quei lavori scompariranno, molti verranno trasformati o affiancati da sistemi di automazione. Ma significa che l’intelligenza artificiale sta entrando nel cuore del lavoro cognitivo, non solo nelle fabbriche.

Secondo il World Economic Forum la trasformazione del lavoro sarà uno degli effetti più profondi dell’intelligenza artificiale nei prossimi anni. Fonte:
https://www.weforum.org/reports/the-future-of-jobs-report

Il ciclo economico immaginato per il 2028

Lo scenario descritto dal report segue una sequenza quasi inevitabile. Le aziende adottano l’intelligenza artificiale per ridurre i costi e aumentare la produttività, gli agenti AI diventano sempre più autonomi e iniziano a sostituire molte attività cognitive, le imprese diventano più efficienti e più redditizie.

Ma accade qualcosa che gli economisti conoscono molto bene.

Quando i redditi crescono troppo lentamente rispetto alla produttività, i consumi iniziano a rallentare…
Il capitalismo contemporaneo si regge su un equilibrio delicato tra produzione e domanda. Se la produzione cresce molto più velocemente dei redditi, il sistema entra in tensione.

In questo scenario l’automazione riduce progressivamente il numero di lavoratori necessari e i salari complessivi della società crescono più lentamente. A quel punto la domanda inizia a indebolirsi e quando la domanda cala, anche le imprese più efficienti iniziano a vendere meno.

Una crisi AI da abbondanza

La cosa più interessante di questo scenario è che la crisi non nascerebbe dalla scarsità, come accade normalmente nelle recessioni, nascerebbe dall’abbondanza.

Una capacità produttiva enorme generata da sistemi automatizzati che non hanno bisogno di salari, ferie o pensioni.
John Maynard Keynes, uno dei padri della macroeconomia moderna, aveva immaginato qualcosa di simile già negli anni Trenta, parlando di “disoccupazione tecnologica”, cioè la possibilità che il progresso tecnico riduca la necessità di lavoro umano più velocemente di quanto l’economia riesca a creare nuovi mestieri. Come scriveva Keynes: “Soffriamo di una nuova malattia… la disoccupazione tecnologica.” (Economic Possibilities for our Grandchildren, 1930)

Il dibattito tra gli economisti su The 2028 Global Intelligence Crisis

Molti economisti considerano lo scenario del 2028 troppo pessimista. La storia economica dimostra che ogni rivoluzione tecnologica ha distrutto alcuni lavori ma ne ha creati di nuovi.
Joseph Schumpeter definiva questo processo “distruzione creatrice”, la capacità del capitalismo di rigenerarsi attraverso l’innovazione. Ma l’intelligenza artificiale introduce una variabile nuova: la velocità. Andrew Ng, uno dei pionieri del machine learning, ha osservato che: “La velocità con cui l’AI migliora è senza precedenti nella storia delle tecnologie.”
Questo significa che la trasformazione economica potrebbe avvenire molto più rapidamente rispetto alle rivoluzioni tecnologiche del passato.

 

La questione della distribuzione della ricchezza

Il vero nodo non è solo la produttività è anche la distribuzione del valore. Se la produzione diventa sempre più automatizzata, una parte crescente della ricchezza potrebbe concentrarsi nelle aziende che controllano le infrastrutture tecnologiche. Questo tema è al centro di molte discussioni sull’economia dell’intelligenza artificiale e sul futuro del lavoro. Su Digitalic abbiamo raccontato più volte come l’AI stia trasformando i modelli di business e le organizzazioni delle imprese.
Ad esempio in questo approfondimento sul ruolo degli agenti AI nelle aziende:
https://www.digitalic.it/tech-news/agenti-ai-lavoro-aziende

Oppure nell’analisi sul futuro del lavoro nell’era dell’automazione:
https://www.digitalic.it/tech-news/ai-lavoro-futuro

The 2028 Global Intelligence Crisis, non è una previsione ma un avvertimento

È importante dirlo chiaramente: lo scenario del 2028 non è una previsione inevitabile. È un esercizio intellettuale che prova a immaginare cosa potrebbe accadere se l’intelligenza artificiale cambiasse radicalmente il rapporto tra lavoro, reddito e produzione.

Molti economisti ritengono che nuovi lavori emergeranno proprio grazie all’AI, come è accaduto con tutte le grandi trasformazioni tecnologiche, ma la storia ci insegna che le società sono capaci di adattarsi.

The 2028 Global Intelligence Crisis: il quadro generale

Bisognerebbe imparare a fare una cosa che spesso dimentichiamo quando parliamo di tecnologia: zoomare all’indietro, guardare il quadro generale. L’intelligenza artificiale non è solo una nuova tecnologia, è una forza che può ridisegnare il rapporto tra lavoro, conoscenza e produzione. Come tutte le tecnologie può essere una straordinaria opportunità o un fattore di squilibrio. Perché l’economia non è solo una macchina per produrre valore, è anche un sistema sociale. E come ogni sistema sociale funziona solo quando la tecnologia, il lavoro e la fiducia riescono ancora a stare nello stesso equilibrio.


Una crisi economica nel 2028 causata dall’AI - Ultima modifica: 2026-03-06T20:37:56+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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