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Area 51: perché 2 milioni di persone vogliono invadere l’area militare degli alieni

Invadere l’Area 51, una base militare degli Stati Uniti presente dal 1955 nel deserto del Nevada, per scoprire se davvero al suo interno sono presenti degli extraterrestri e delle navicelle aliene. È questa la strana idea che ha preso piede negli ultimi tempi sui social fino ad ottenere attenzione mondiale.

La data dell’evento è stata fissata al 20 settembre 2019 ma già ora fervono i preparativi fra i presunti partecipanti. La curiosità sulla notizia ha fatto sì che anche l’esercito americano rispondesse sulla questione, facendo capire di non averla presa sotto gamba.

Area 51, evento Facebook

L’invasione dell’Area 51 nasce da un evento creato sul social network Facebook. Nella pagina si indica come il 20 settembre prossimo la data scelta per l’invasione. Inizialmente passato in sordina, come molti altri eventi e pagine che ogni giorno vengono creati sul sito di Mark Zuckerberg senza che nessuno se ne accorga, nelle ultime settimane la pagina ha raggiunto sempre più lettori, merito anche di siti come Reddit e Twitter che hanno diffuso la notizia. All’inizio meme e battute sono diventate virali per prendersi gioco di chi si era iscritto, ma col tempo la faccenda è diventata sempre più seria tanto che oggi almeno due milioni di persone si sono dette pronte a recarsi davanti i cancelli dell’Area 51 per provare a entrare. Quanti parteciperanno davvero non è dato saperlo, ma hotel e alberghi del Nevada parlano già di tutto esaurito per quella data.

Invasione dell’Area 51: solo un bluff per promuovere un concerto?

L’attenzione caduta sull’evento ha portato alla ribalta anche il creatore della pagina. Si tratta del giovane americano Matty Roberts, da sempre appassionato di alieni e intenzionato a scoprire di più sulla vita extraterrestre.

Alcune sue dichiarazioni recenti hanno però fatto pensare che si tratti solo di una trovata pubblicitaria: pare infatti che in quei giorni ci sia un concerto di musica elettronica organizzato nel deserto del Nevada. Verità o meno, ormai il dado è tratto ed è probabile che almeno qualcuno di quelli che hanno cliccato “Parteciperò” si recherà davvero davanti l’Area 51.

Come se questo non bastasse sono state pensate addirittura delle tattiche di attacco per sconfiggere i militari all’entrata e passare nelle stanze interne alla base dove sarebbero nascosti gli alieni. Qui infatti, secondo la cultura popolare, il governo americano conserva file e testimonianze segrete sugli incontri extraterrestri avvenuti negli ultimi decenni, in particolare quello noto come Roswell, dal nome di una cittadina del New Mexico dove sarebbe caduta una navicella spaziale.

Questo lo schema dell’invasione dell’area 51 una vera e propria tattica per raggiungere le stanze segrete

Risposta del governo Usa sull’Area 51

L’aviazione americana, che si occupa della base utilizzata ufficialmente per testare mezzi militari avanzati, tuttavia non si è detta divertita dell’evento e un portavoce ha spiegato al New York Times che “qualsiasi tentativo di accedere illegalmente a installazioni militari o aree di addestramento militare è pericoloso“.

Secondo alcuni commentatori, i segnali “vietato oltrepassare” e “nessuna violazione” presenti ovunque nell’area permetterebbero ai militari di sparare su possibili intrusi. Sperando ovviamente che ciò non accada e in attesa di scoprire cosa succederà veramente il prossimo 20 settembre in Nevada (alcuni fan hanno detto che trasmetteranno l’evento in diretta sui social), è curioso analizzare il ruolo dei social nella diffusione della notizia.

Quello che era nato come uno scherzo su Facebook è diventato ora una news vera e propria, nonostante sembri che neanche i protagonisti ci credano troppo. Meme, tweet e commenti hanno superato il confine della realtà virtuale per entrare in quello reale, un passaggio destinato ad essere sempre più presente nel mondo di oggi.


Area 51: perché 2 milioni di persone vogliono invadere l’area militare degli alieni - Ultima modifica: 2019-07-27T06:58:00+00:00 da Andrea Indiano

Giornalista con la passione per il cinema e le innovazioni, attento alle tematiche ambientali, ha vissuto per anni a Los Angeles da dove ha collaborato con diverse testate italiane. Ha studiato a Venezia e in Giappone, autore dei libri "Hollywood Noir" e "Settology".

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