Tregua nello spionaggio informatico. Questo è l’accordo stipulato tra i leader delle nazioni più potenti del mondo che lunedì, durante il G-20 di Antalya ( Turchia) si sono impegnati a seguire una linea più corretta. Questa mossa dovrebbe, sul lungo termine, ridurre drasticamente il furto di segreti commerciali, quantificabile in centinaia di miliardi di dollari, che i vari governi effettuano a beneficio delle industrie dei propri paesi.
In particolare gli Stati Uniti hanno ottenuto dal presidente cinese Xi Jinping una tregua nel cyberspazio che, l’anno scorso, ha visto il Dipartimento di Giustizia americano accusare di furto di segreti energetici ben cinque hacker militari del paese asiatico. Il valore dell’accordo, che fa seguito anche al vertice di settembre tra Obama e Xi, è molto alto: fino a questo momento Pechino non aveva mai fatto distinzione tra spionaggio in ambito commerciale e quello a fini politici e militari.
Tra gli attori coinvolti in questo accordo anche gli altri stati, in primis Russia e Francia, e questa creazione di regole globali per il cyberspazio è stata definita “molto significativa” da Christopher Painter, coordinatore del Dipartimento di Stato per le questioni informatiche.
Gli USA, che si sono fatti promotori di questo nuova cyber-etica, sono molto soddisfatti del risultato ottenuto. Il fatto che i leader del G20 abbiano convenuto che “nessun paese dovrebbe condurre questi furti di proprietà intellettuale per trarne vantaggi commerciali o strategeci” è il segno di come il cyberspazio faccia ormai parte del diritto internazionale e che presto si potrebbe ragionare anche sulle misure da impiegare in caso di violazioni: potrebbero essere applicate sanzioni economiche, tipo quelle che gli Stati Uniti si stavano preparando ad imporre questa estate alle imprese cinesi, o altre misure ancora.
L’accordo del G-20 è stato raggiunto, ma porterà ad una reale stabilità nel cyberspazio?
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