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Ecco perchè la Brexit colpisce soprattutto il digitale

Perché la Brexit colpirà soprattutto il Digitale lo spiega Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore della Bocconi e uno degli analisti più apprezzati del panorama europeo

Molti non hanno considerato che l’impatto più forte e immediato la Brexit l’avrà sul mondo della tecnologia”. È la convinzione di Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente della Bocconi e uno degli analisti più attenti del settore.
“Innanzitutto, come dovrebbero saper bene tutti coloro che lavorano nel digitale, ogni frammentazione del mercato rappresenta una riduzione di efficienza. La tecnologia beneficia della massima scala. Con l’uscita di UK dalla Comunità Europea il mercato del digitale si frammenta ulteriormente, diventa meno efficiente e quindi è ragionevole attendersi che offra risultati potenzialmente inferiori. Insomma la torta si fa più piccola. Può darsi che qualcuno riesca a mangiarne una fetta più grande, ma la torta molto probabilmente si ridurrà”.

Un altro aspetto da considerare è che l’economia che esce dall’EU è in gran parte digitale.
Quasi l’80% del PIL del Regno Unito è costituito da servizi, e le stime valutano che circa il 12% afferisce direttamente all’economia digitale, che influenza poi, direttamente o indirettamente, gran parte dei servizi che compongono la quota maggioritaria del PIL”. L’uscita dalla UE impatterà quindi soprattutto ciò che è legato al digitale.
L’aspetto più immediato e critico riguarda il problema della giurisdizione sui dati e della localizzazione e dei criteri di gestione dei datacenter.
Con l’uscita dalla EU dovranno probabilmente essere trasferite basi dati che fanno riferimento a servizi strategici europei e nazionali – sottolinea Carnevale Maffè – Pensiamo a tutti i servizi digitali di supporto alle transazioni di Borsa Italiana e del mercato dei titoli, che in seguito alla fusione con London Stock Exchange hanno subito una riperimetrazione dei processi: se escono dalla giurisdizione europea, non potranno più essere localizzati esclusivamente su territorio britannico. Questo implica che alcuni servizi fondamentali per l’economia e la finanza italiane ed europee rischiano di trovarsi in una situazione di limbo giuridico, quindi di rischio e di incertezza”.
Una volta uscito dall’Unione Europea il Regno Unito potrà decidere, senza necessariamente sottostare ad alcuna direttiva comunitaria, come gestire i dati. Ciò significa che le aziende con data center in quella nazione si potranno trovare in potenziale situazione di ostaggio della normativa locale, senza la certezza legale di poter aver accesso ai propri dati, esponendosi a possibili rischi di ritorsione da parte delle autorità locali in caso di decisioni non amichevoli. Oggi infatti questi aspetti sono governati dalla legislazione europea che non sarà più applicabile a UK: con essa, cadono le garanzie”. Gli amministratori delegati delle aziende che hanno dati o servizi digitali nel Regno Unito dovrebbero già oggi stingere accordi per la migrazione, onde evitare di rimanere intrappolati nella legislazione sul trasferimento dei dati.

Ci saranno significative conseguenze – spiega Carlo Alberto Carnevale Maffè – anche su tutte quelle aziende che hanno sede legale in Gran Bretagna e sono attive nel modo della proprietà intellettuale, dei brevetti, in pratica tutte le aziende tecnologiche. Oggi basano il proprio business sulla tutela garantita in tutta l’Unione Europea dalle leggi internazionali, che domani potrebbero non essere più applicabili, o almeno non nei termini attuali”.

Un’intera categoria di imprese che rischia di subire una battuta d’arresto sono le startup che in molti casi hanno sede a Londra “Non sarà più così scontato per loro poter sfruttare la libera circolazione delle persone. Per questo tipo di imprese l’assoluta libertà di movimento dei fattori produttivi è fondamentale, perché hanno un grande turnover e devono recuperare i talenti migliori in tutto il Continente”.

Ci sono degli aspetti che possono sembrare positivi, certamente dovranno nascere nuovi data center continentali per accogliere i dati in fuga da UK. “Per questo motivo si aprono nuove opzioni commerciali per i grandi player del settore. Ci si aspetta l’arrivo di nuove e importanti commesse – racconta Carnevale Maffè – anche se non bisogna farsi illusioni: difficilmente potranno compensare gli effetti negativi sul fronte degli altri elementi del mercato. Qualcuno magari guadagnerà di più, ma complessivamente è legittimo attendersi un rallentamento del settore high-tech in UK, almeno nel breve termine”. Senza contare il generale clima di incertezza a cui andremo incontro nei prossimi mesi, che è nemico di ogni business.


Ecco perchè la Brexit colpisce soprattutto il digitale - Ultima modifica: 2016-07-01T18:15:55+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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