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Spider Dress 2.0: l’abito in 3D che reagisce alle minacce

Ha braccia robotiche che difendono lo spazio personale, delle zampette da ragno (da qui il nome) che grazie a dei sensori di prossimità riescono a distinguere i movimenti di chi si avvicina dividendoli in innocui o aggressivi

di Cecilia Cantadore

La designer viennese Anouk Wipprecht (www.anoukwipprecht.nl) lavora a cavallo tra moda e tecnologia, sperimenta i modi in cui questi due campi si connettono e s’influenzano. Secondo la stilista austriaca, le nuove frontiere del fashion sono gli abiti robotici. Dotati di sensori che monitorano la posizione di chi li indossa e arti meccanici che interagiscono con l’ambiente circostante… Il suo ultimo progetto è un abito robotico, ispirato alle geometrie e ai movimenti degli aracnidi e dei ragni. Si tratta di un esoscheletro geometrico e aggressivo, stampato interamente in 3D utilizzando la tecnica SLS (selective laser sintering), che risponde e interagisce agli stimoli esterni seguendo l’emotività.


L’abito, basato su un chip Intel Edison che rileva i biosegnali, ha 20 sensori di prossimità che monitorano la posizione e misurano la respirazione e il livello di stress di chi lo indossa. È dotato di arti meccanici che producono movimenti suggestivi e difendono lo spazio circostante. La struttura si estende e si raggomitola, imitando i movimenti naturali di un ragno. Nel caso ci si trovasse, con addosso questo vestito robotizzato, accanto a una persona aggressiva ci si può mettere in posizione di attacco alzando gli artigli che si trovano sulle spalle. In circostanze più rilassante il vestito “inviterà” a venire più vicini, con movimenti pacifici e rassicuranti. Realizzato con una stampante 3D due anni fa come prototipo, Spider Dress è stato presentato in gennaio al CES di Las Vegas.


Spider Dress 2.0: l’abito in 3D che reagisce alle minacce - Ultima modifica: 2015-02-23T15:48:39+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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