I Big Data siamo noi, sei tu; non fanno parte dell’universo parallelo delle “aziende grandi, con tanti soldi, che possono fare tutto”.
I big data sono diversi dai “data” normali per via di tre V: Velocità, Variazione, Volume. Certo, devono essere tante le informazioni per guadagnarsi l’aggettivo “Big”, ma soprattutto devono variare profondamente e rapidamente, allora si può parlare di Big Data.
La cosa straordinaria è che ogni singola persona è un centro di produzione industriale di Big Data, anche se non fa nulla: dipende solo da come la si guarda e da quanto la si guarda. Tutti oggi sono inseriti in un ambiente digitale con relazioni, collegamenti, attività che si svolgono online.
Basta osservare le connessioni di una persona con i propri contatti su Facebook, Twitter o anche LinkendIn (per rimanere in territori professionali) per vedere come la sola rete di contatti sia già un Big Data. Bastano qualche centinaia di amici e immediatamente le analisi possibili su quella rete, su come ciascuno . connesso all’altro, sui contenuti scambiati, diventano una massa enorme di informazioni, che si modifica rapidamente. I Big Data sono ovunque, basta guardare. Il bello è che tutti possono iniziare ad esplorare questo mondo, che nasce open source. Non è detto che abbia tutte le risposte, ma si può cominciare a fare domande, a testare, a provare. Cambierà presto il modo in cui consumeremo i dati, i data center saranno dei grandi fast food: risposte velocissime ad esigenze importanti. Per questo abbiamo scelto un hamburger per rappresentare i Big Bata: la velocità, la composizione (fatta di diversi elementi distinti), la disponibilità di varie ricette (per tutte le tasche) e anche la semplicità con cui si possono confezionare; insomma un “information burger” per tutti (o quasi), un concentrato di informazioni spezzettate e riunite in una forma utilizzabile, da consumare a morsi. Seguiteci in questo viaggio, il Big Data Menù, il più ricco nel fast food dell’innovazione.
Buon appetito!
Francesco Marino
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