Coronavirus: droni e robot per contenerlo, usati in Cina

La tecnologia può aiutare a contenere il Coronavirus. Proprio in Cina, la nazione dove si sono avuti i primi casi nella città di Wuhan, le autorità si stanno affidando alla tecnologia per provare a prevenire l’aumento delle infezioni e per tenere sotto controllo le condizioni di salute degli abitanti delle zone a rischio.

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La tecnologia contro il Coronavirus

La battaglia al Coronavirus utilizza qualunque mezzo con droni in grado di visualizzare la temperatura corporea delle persone, robot disinfestatori negli ospedali e programmi dotati di intelligenza artificiale. Con questi strumenti di alta tecnologia gli organi di controllo cinesi stanno combattendo il Coronavirus con le più potenti scoperte tecnologiche degli ultimi anni.

Droni per la quarantena

I poliziotti della provincia di Hubei, dove si trova Wuhan, utilizzano dei droni per sorvolare le aree in quarantena e comunicare le informazioni più importanti ai cittadini nelle strade.
Per favore, indossate la mascherine e rientrare in casa” sono i messaggi registrati trasmessi dai droni fra le vie della città.
Inoltre, alcuni di questi mezzi sono in grado di rilevare le temperature corporee dei passanti grazie al cosiddetto “imaging termico”, telecamere sensibili al calore. In questo modo gli agenti possono visualizzare sullo schermo del telecomando dei droni chi ha la febbre (uno dei sintomi del Coronavirus) e metterlo in osservazione. Altre aziende stanno usando i droni per consegnare cibo e medicine nelle zone a rischio, anticipando di fatto i progetti di molte aziende americane che negli ultimi tempi avevano provato la consegna via drone. La necessità di non abbandonare gli abitanti a rischio ha fatto sì che l’introduzione di questo tipo di spedizione aerea avvenisse prima del previsto.

Robot contro il coronavirus

Fra le altre innovazioni tecnologiche a disposizione della Cina in questo periodo di crisi sanitaria ci sono anche dei robot, degli automi in grado di entrare nelle aree pericolose e di avvicinarsi senza rischi ai malati di Covid-19.
Questi speciali veicoli senza pilota assomigliano a dei carri armati in miniatura e sono telecomandati a distanza da personale governativo: vengono usati due volte al giorno per disinfettare le aree contaminate. Negli ospedali e negli hotel invece sono stati visti dei robot prodotti dalla ditta danese UVD Robots. Gli automi in questione emettono luce UV-C concentrata da una colonna di lampadine sopra una base a ruote. La luce ha un effetto germicida, ovvero è capace di uccidere virus e batteri presenti nell’aria e sulle superfici delle stanze interessate. In questo modo gli spazi pubblici sono resi sicuri prima dell’arrivo del personale e di possibili pazienti.

L’intelligenza artificiale per la cura

Persino l’AI (intelligenza artificiale) sta dando una mano nella lotta al Coronavirus. Diversi ospedali in Cina utilizzano software basati su questa tecnologia per scansionare le immagini dei polmoni dei pazienti al fine di cercare segni di Covid-19, l’infezione causata dal nuovo coronavirus. Allo stesso tempo, diverse compagnie farmaceutiche si affidano all’AI per trovare molecole completamente nuove che potrebbero essere in grado di trattare questa malattia simile alla polmonite oppure cercare una soluzione attraverso database di farmaci già approvati.
La vittoria contro l’epidemia non può essere raggiunta senza il supporto della scienza e della tecnologia“, ha detto il presidente cinese Xi Jinping all’inizio di questo mese secondo l’agenzia di stampa statale Xinhua. I progressi della Cina raggiunti negli ultimi anni si stanno rivelando utili contro il contagio, ma la posizione di vantaggio della natura rispetto alle scoperte artificiali rischia di mettere ancora a rischio la salute del mondo.

 


Coronavirus: droni e robot per contenerlo, usati in Cina - Ultima modifica: 2020-03-06T20:17:40+00:00 da Andrea Indiano

Giornalista con la passione per il cinema e le innovazioni, attento alle tematiche ambientali, ha vissuto per anni a Los Angeles da dove ha collaborato con diverse testate italiane. Ha studiato a Venezia e in Giappone, autore dei libri "Hollywood Noir" e "Settology".

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