di David Gubiani (Check Point)*
Di BYOD si parla da tempo ormai. Se da un lato si tratta di un trend che può semplificare il lavoro di tutti i giorni, dall’altro pone ai responsabili della sicurezza IT delle aziende qualche problema non indifferente.
Una recente ricerca ha evidenziato come la metà degli italiani che possiede uno smartphone privato lo utilizzi anche per questioni di lavoro, mentre un terzo delle persone che hanno un cellulare aziendale se ne serve anche per fini privati. Le due sfere – aziendale e privata – si mescolano sempre più, e questo rappresenta un rischio per la sicurezza dei dati.
In questi casi è fondamentale stabilire una separazione logica tra questi due ambiti, a garanzia del fatto che dati e applicazioni restino confinati alla sfera di riferimento. Ed è altrettanto fondamentale che l’azienda sia in grado di gestire la componente aziendale dello smartphone proprio come se fosse un notebook, ovvero con la possibilità di effettuare un backup dei dati locali e di renderne impossibile l’accesso a utenti non autorizzati. Questo si può ottenere con una soluzione gestita, che fa rientrare di fatto lo smartphone – indipendentemente da chi ne sia il proprietario – nel gruppo di dispositivi resi sicuri e controllati remotamente dall’azienda.
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