Cyber Security

Rapporto security ACN: a settembre gli attacchi cyber in Italia salgono del 57%

A settembre 2026 l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha registrato in Italia 485 eventi cyber, il 57% in più rispetto ai 309 di agosto, e 235 incidenti con impatto confermato, contro i 196 del mese precedente. Le vittime sono state 1.036, quasi tre volte le 370 di agosto. I numeri vengono dall’Operational Summary mensile dell’ACN, pubblicato a fine ottobre e ripreso il 5 novembre dall’ANSA insieme al bilancio del primo semestre. Dietro la crescita ci sono due fenomeni: il ritorno degli hacktivisti filorussi dopo la pausa estiva e una campagna di defacement che ha colpito centinaia di soggetti con siti costruiti su CMS non aggiornati. L’episodio più grave del mese, però, non riguarda un sito web: un ransomware ha costretto alla chiusura temporanea una struttura ospedaliera.

[GRAFICO 01: eventi, incidenti e vittime da marzo a settembre]

Attacchi cyber in Italia a settembre 2026: i numeri ACN

Il salto di settembre interrompe la relativa stabilità di luglio e agosto. Gli incidenti salgono di 39 unità, circa il 20%; gli eventi crescono molto di più, perché una campagna DDoS genera molte segnalazioni anche quando i danni sono contenuti. L’Agenzia lo scrive nel proprio rapporto: all’ampliamento della visibilità garantito dalle nuove notifiche non corrisponde un aumento degli impatti, che restano allineati alla media dei mesi precedenti.

I 485 eventi hanno coinvolto 827 soggetti distinti, 514 dei quali appartengono alla constituency dell’ACN, cioè le organizzazioni dei settori NIS, del Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, delle telecomunicazioni e della pubblica amministrazione. Sulla mappa le vittime si concentrano nelle province di Roma e Milano, tra 158 e 203 ciascuna, seguite da Torino e Bologna; la distribuzione segue quella delle sedi di aziende e amministrazioni più che una geografia del rischio.

Per i prossimi mesi l’Agenzia pubblica anche una previsione statistica, costruita con un modello ARIMA sui dati precedenti: 419 eventi a ottobre, 346 a novembre e 432 a dicembre, con gli incidenti stabili intorno a 225 al mese. La stessa ACN avverte che la stima non può essere accurata, perché l’andamento dipende da fattori geopolitici e dalla scoperta di nuove vulnerabilità; gli attacchi alla catena del freddo di inizio novembre lo hanno ricordato.

[GRAFICO 03: andamento di eventi e incidenti con la previsione fino a dicembre]

Defacement e CMS: la campagna che ha gonfiato i numeri

Tra le minacce, quella cresciuta di più rispetto alla media del semestre è il defacement, la sostituzione delle pagine di un sito con contenuti degli attaccanti: 34 eventi contro una media di 11, il 209% in più. Secondo l’ACN si è trattato di campagne opportunistiche che hanno sfruttato vulnerabilità nei plugin e in altri componenti dei CMS; il CSIRT Italia ha segnalato con un bollettino lo sfruttamento della CVE-2026-48907 nel componente Joomla Content Editor. Per la stessa ragione lo sfruttamento di vulnerabilità è diventato a settembre il primo vettore di accesso iniziale, davanti alla posta elettronica e alle credenziali già rubate.

La mappa delle minacce per settore mostra dove ha colpito: 54 vittime di defacement nel manifatturiero, 47 tra le altre società private, 42 nel commercio. Sono in larga parte aziende con un sito vetrina gestito da un fornitore esterno e aggiornato raramente; un danno d’immagine più che operativo, che però segnala quante porte restano aperte. Le contromisure indicate dall’Agenzia sono quelle note e spesso trascurate: aggiornare CMS, plugin ed estensioni, isolare i siti ospitati sulla stessa infrastruttura, applicare il privilegio minimo agli account di servizio e conservare backup separati.

[GRAFICO 05: tipologie di minacce negli eventi]

[GRAFICO 06: vittime per settore e tipologia di minaccia]

Il ritorno degli hacktivisti filorussi

Giugno, luglio e agosto erano stati mesi senza rivendicazioni DDoS contro soggetti italiani. A settembre l’ACN ne ha contate 39, e i DDoS sono diventati la minaccia più frequente del mese con 96 eventi, il doppio della media del semestre. Il bersaglio principale è stato la pubblica amministrazione locale, con 45 vittime; gli impatti sono stati accertati solo nell’8,3% dei casi, e di entità limitata. Un gruppo filorusso ha rivendicato l’offensiva presentandola come risposta al sostegno militare italiano all’Ucraina, con riferimento a un nuovo pacchetto di aiuti.

Il grafico delle rivendicazioni sugli ultimi dodici mesi mostra un andamento a ondate: 65 a ottobre 2025, zero a dicembre, 46 a febbraio in coincidenza con le Olimpiadi di Milano Cortina, di nuovo zero in estate. Il copione è noto: siti istituzionali irraggiungibili per qualche ora, rivendicazioni sui canali Telegram, danni operativi modesti. Novembre ha mostrato però che lo stesso ecosistema sa colpire anche fuori dal web. Il 2 novembre i sistemi di refrigerazione di alcuni supermercati in Sicilia sono stati manomessi da remoto, nell’ondata di attacchi alla catena del freddo che ha attraversato mezza Europa; NoName057(16), il gruppo filorusso già noto per i DDoS contro i siti italiani, ha rivendicato l’operazione insieme a un gruppo chiamato Zpentest.

Una rivendicazione resta tale finché le indagini non la confermano. Il rapporto di settembre, nella parte dedicata alla minaccia globale, aveva comunque già indicato il punto debole: il 23 settembre FBI e CISA avevano richiamato i rischi legati ai fornitori che installano e gestiscono da remoto i sistemi di controllo degli impianti, e l’autorità canadese per la cybersicurezza aveva avvertito che le connessioni aperte per la manutenzione a distanza possono esporre quei dispositivi anche quando sono separati dalla rete aziendale. Sei settimane dopo sono arrivati gli attacchi ai banchi frigo dei supermercati europei; in Germania, secondo l’ente colpito, il vero bersaglio era proprio l’azienda che curava la manutenzione a distanza degli impianti.

[GRAFICO 10: rivendicazioni DDoS contro soggetti italiani, ultimi 12 mesi]

Sanità, il settore che cresce di più

Tra i settori con più vittime, la sanità è quello che si allontana di più dalla propria media: 117 vittime contro una media semestrale di 29,3, il 299% in più. Il dato è trainato dall’esposizione di dati, che ha riguardato 75 soggetti sanitari, e da una scoperta del CSIRT Italia: monitorando le piattaforme di scambio illecito, l’Agenzia ha individuato una raccolta di indirizzi email con le relative credenziali riferibili in maggioranza a organizzazioni del settore sanitario.

Il ransomware ha fatto il resto. L’incidente con le conseguenze più gravi del mese ha colpito un polo ospedaliero articolato su due sedi: la compromissione dell’infrastruttura virtualizzata e dei sistemi di archiviazione ha portato alla chiusura temporanea di una struttura e a limitazioni nella gestione dei pazienti nell’altra. Secondo le analisi, l’accesso è avvenuto probabilmente attraverso una vulnerabilità in un apparato perimetrale. Se l’ipotesi sarà confermata, un apparato di confine non aggiornato, come un firewall o un concentratore VPN, è bastato a fermare un ospedale.

[GRAFICO 04: vittime per settore e variazione sulla media del semestre]

Ransomware in calo, ma resta la minaccia più dannosa

Nei numeri il ransomware arretra. A settembre gli eventi sono stati 24, il 24% in meno rispetto alla media del semestre, e le rivendicazioni contro soggetti italiani sono scese a 19 dalle 49 di agosto, il picco degli ultimi dodici mesi; nel primo semestre i ransomware censiti dall’ACN erano stati 181, contro i 206 dello stesso periodo del 2025. Il 17% delle vittime di settembre è un soggetto critico, un altro 25% un soggetto a media criticità.

L’Agenzia insiste però sul peso degli impatti: il ransomware resta la minaccia più rilevante per la continuità operativa, e il caso dell’ospedale lo dimostra. Le modalità di accesso più frequenti sono lo sfruttamento di vulnerabilità, le credenziali valide rubate in precedenza e la compromissione dei servizi di accesso remoto; i settori più colpiti nel mese sono il tecnologico, il commercio e il manifatturiero. Il calo, letto insieme agli altri numeri, racconta uno spostamento più che un arretramento: come Digitalic aveva analizzato ad agosto commentando il semestrale ACN, nel primo semestre le intrusioni con credenziali valide erano aumentate del 203% e gli attacchi alla supply chain erano passati da 6 a 104.

[GRAFICO 09: rivendicazioni ransomware contro soggetti italiani, ultimi 12 mesi]

[GRAFICO 08: vittime di ransomware per criticità del soggetto]

77.000 vulnerabilità in nove mesi: il peso dell’AI

A settembre il programma CVE ha pubblicato 15.074 nuove vulnerabilità, 2.355 in più rispetto ad agosto; 341 hanno almeno un exploit dimostrativo pubblico e 25 risultano sfruttate attivamente, contro le 13 del mese precedente. Nei primi nove mesi del 2026 le CVE registrate superano le 77.000, una crescita che l’ACN definisce senza precedenti e collega all’uso crescente dei modelli di AI di frontiera, che riducono i tempi di analisi del codice, di ricerca delle vulnerabilità e di sviluppo degli exploit. Il tema è lo stesso del lancio di GPT-6 Cyber [inserire link all’articolo 1], il modello con cui OpenAI dice di aver trovato 588 falle inedite nel solo kernel Linux.

Tra le vulnerabilità più gravi segnalate a settembre c’è un elenco che interessa da vicino il canale IT. FlowiseAI, piattaforma per costruire applicazioni e flussi basati sull’AI, guida la classifica dell’impatto sistemico stimato dal CSIRT con 81 punti su 100; LiteLLM, il gateway che molte aziende usano per instradare le richieste verso i diversi modelli, aveva una falla che permetteva di raggiungere gli strumenti MCP senza credenziali. In lista ci sono anche N-able N-central, piattaforma di gestione remota molto diffusa tra gli MSP, con una vulnerabilità attivamente sfruttata, e i dispositivi SonicWall SMA1000 per l’accesso remoto. Gli strumenti con cui si costruisce l’AI aziendale e quelli con cui i fornitori gestiscono i clienti sono diventati bersagli a loro volta.

Sul fronte della prevenzione i numeri vanno nella direzione opposta. Gli asset potenzialmente compromessi individuati dal CSIRT sono scesi a 32, dai 572 di agosto e dai 1.244 di giugno; quelli potenzialmente vulnerabili sono 8.213, in calo di 908. Le comunicazioni inviate a imprese e amministrazioni sono state 10.839, tra cui gli avvisi sui servizi F5 BIG-IP esposti, e l’analisi dei dati rubati dagli infostealer ha permesso di avvisare 253 account compromessi di soggetti istituzionali.

[GRAFICO 02: monitoraggio e allertamento da marzo a settembre]

L’AI nel rapporto ACN: botnet, distillazione e GLM-5.3

La sezione sulla minaccia globale dedica un capitolo all’intelligenza artificiale. L’ACN cita CARBONATO, una botnet descritta da ThreatDown che compromette server con interfacce Docker esposte e vi installa un agente AI open source modificato, comandato via Telegram e programmato per cercare credenziali dando la priorità alle chiavi API dei servizi di AI. Riporta anche l’avviso congiunto dell’8 settembre con cui NSA, FBI e CISA attribuiscono a DeepSeek, Moonshot AI, Alibaba, MiniMax, StepFun e Z.ai campagne di distillazione, cioè l’uso massiccio delle risposte dei modelli americani per addestrare i propri.

Tra le valutazioni citate c’è quella del CAISI, il centro del NIST americano, su GLM-5.3, il modello di Z.ai: è risultato il modello open-weight con le maggiori capacità cyber tra quelli esaminati, a circa quattro mesi di distanza dai migliori modelli statunitensi. Anthropic, nella propria valutazione, ha riferito che GLM-5.3 è in grado di sviluppare exploit completi in autonomia e che le sue protezioni contro le richieste malevole possono essere aggirate tra il 64% e il 100% dei casi, a seconda della tecnica. Si tratta dello stesso modello che Revolut ha scelto di installare sui propri server [inserire link all’articolo 3] per i suoi 2.000 ingegneri: un modello capace e conveniente, la cui sicurezza dipende da come lo configura chi lo ospita.

Più attacchi o più visibilità? Il ruolo della NIS2

L’ACN insiste su una lettura prudente: i 2.171 eventi del primo semestre, il 47% in più rispetto al 2025, non indicano un aumento reale della minaccia ma una maggiore capacità di intercettarla. La ragione principale sono gli obblighi di notifica della direttiva NIS2, entrati a regime da gennaio, che hanno portato dentro il perimetro delle segnalazioni centinaia di organizzazioni prima invisibili: nel semestre 690 soggetti hanno notificato un evento per la prima volta.

La spiegazione è corretta e va presa sul serio, perché evita letture allarmistiche. Ha però un rovescio che riguarda le imprese: se per vedere gli attacchi è servito un obbligo di legge, le aziende fuori dal perimetro NIS2, cioè gran parte delle PMI, continuano a non vedere i propri. Per loro il dato dell’ACN va letto come una stima per difetto. Il sito vetrina sfigurato, il firewall mai aggiornato, la password finita in una raccolta venduta online sono gli stessi punti d’ingresso dell’ospedale chiuso a settembre; la differenza, per una piccola azienda, è che spesso nessuno se ne accorge finché non arriva la richiesta di riscatto, e a quel punto l’MSP chiamato dopo il primo incidente lavora già in ritardo.


Rapporto security ACN: a settembre gli attacchi cyber in Italia salgono del 57% - Ultima modifica: 2026-11-07T18:03:41+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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