Hardware & Software

Il futuro del cloud disegnato da Deda Cloud e VMware

Da tecnici a designer: il cloud ha una qualità speciale, ovvero ha reso la tecnologia puro disegno. Si possono creare infrastrutture, reti, servizi e applicazioni senza alcun limite dovuto alle caratteristiche dell’hardware che si utilizza.


Il cloud e la virtualizzazione per la prima volta hanno reso reale l’espressione “technology architect”, che a molti piace utilizzare.
È come se si avesse a disposizione un foglio bianco su cui disegnare la struttura tecnologica di un’azienda e poter creare ciò che si vuole, pagando poi solo quello che si realizza e il progetto può essere continuamente modificato, ingrandito o rimpicciolito. Questo è il cloud: la sconfinata possibilità di creare tecnologia avendo a disposizione risorse computazionali illimitate, pagando solo per ciò che realmente si utilizza. L’innovazione è dirompente e offre opportunità enormi, ma mette di fronte alle proprie responsabilità manager e responsabili IT. Potendo fare sostanzialmente tutto accedendo alle migliori tecnologie del mondo.
Abbiamo chiesto a due dei massimi esperti in questo campo di raccontarci come sta cambiando il mondo del cloud e quali sono i trend e i cambiamenti che ci aspettano.
Claudio Santiago Abad, Ceo di Deda Cloud, il Managed cloud & security services provider di Dedagroup e Raffaele Gigantino, Country Manager di VMware raccontano la loro visione.
“Le esigenze rispetto al cloud stanno cambiando – ha commentato Claudio Santiago Abad – ma in modo diverso a seconda della tipologia di azienda. Per esempio, le software house che sono tra i nostri clienti, hanno sempre più necessità di accedere a microservizi, in particolare Kubernetes. Aumenta l’esigenza di pubblicare gli applicativi sul cloud pubblico degli hyperscaler e contemporaneamente sui cloud regionali. L’altra grande esigenza emergente è il controllo dei costi e sicuramente l’aumento del prezzo dell’energia ha velocizzato questo processo di consolidamento del cloud e della ricerca delle soluzioni che permettano di controllare meglio gli investimenti”.

Claudio Santiago Abad, Ceo di Deda Cloud

Ma quali sono i trend emergenti del 2023?

“Secondo le nostre previsioni – ha affermato Raffaele Gigantino – i leader di maggior successo non costruiranno la propria strategia attorno al cloud, ma piuttosto sulla creazione di potenti applicazioni distribuite (anche verso l’edge), perché saranno queste a determinare la differenziazione sul mercato. Spetterà poi ai team dell’infrastruttura e dell’architettura IT stabilire quale approccio multi-cloud fornirà loro le capacità necessarie per creare e sostenere tali applicazioni e l’esperienza dei clienti e dei dipendenti”.
“L’intelligenza artificiale è certamente un trend emergente – ha dichiarato Claudio Santiago Abad – ma anche in questo caso con sfaccettature molto diverse.
Le società che lavorano sulle intelligenze artificiali, quelle che le creano, stanno chiedendo sempre di più una infrastruttura per il training di queste AI. Si tratta di un nuovo tipo di workload in cui le intelligenze artificiali analizzano i dati e propongono soluzioni, monitorate dagli operatori che in questo modo le allenano per svolgere al meglio quelli che saranno i loro compiti sul campo. Uno degli ambienti ideali per queste “palestre AI” è il cloud pubblico degli hyperscaler, ma qui si presenta una questione da risolvere, perché utilizzare i servizi dei grandi player comporta lo spostamento dei dati su queste piattaforme che possono essere all’estero e non sempre i clienti danno il consenso per spostare i propri dati”.

In questo panorama quale è il tipo di cloud che cresce più rapidamente?

“Per fare una battuta direi: quello che costa meno – ha detto Claudio Santiago Abad – ma c’è del vero in queste parole. Stiamo vivendo un rimbalzo, dopo i grandi investimenti, anche precipitosi, dell’epoca Covid, oggi le aziende sono impegnate in un grande processo che possiamo chiamare di FinOps, ovvero la ricerca di servizi cloud dai costi sostenibili anche in previsione di eventuali ulteriori crisi economiche. Dopo le spese, fatte a volte con leggerezza, in piena pandemia oggi si va alla ricerca del budget. Per quando ci riguarda noi siamo in forte crescita anche perché possiamo offrire tutto il ventaglio dei servizi, da quelli garantiti dai grandi player a quelli legati al cloud regionale che forniamo direttamente”.

Il multi-cloud è la scelta della maggior parte delle aziende, ma spesso si tratta diversi “strati” di cloud con logiche non omogenee: la gestione del multi-cloud è diventata più complicata?

“Secondo il nostro Multi-Cloud Maturity Index – ha spiegato Raffaele Gigantino – per molti il cloud è diventato caotico e complesso e questo li sta rallentando. Tuttavia, stando ai risultati della ricerca, in Italia il 52% degli intervistati è fortemente d’accordo sul fatto che l’utilizzo di più cloud consentirà loro di massimizzare i dati per innovare, affrontando al contempo questioni critiche come la sovranità dei dati nazionali e settoriali. Un ambiente multi-cloud è molto più vario, complesso e distribuito di qualsiasi cosa le organizzazioni abbiano gestito in passato. Questa complessità spesso costringe le aziende a trovare un compromesso tra lo spostamento veloce e la gestione del rischio, con conseguente rallentamento dell’esecuzione e aumento dei costi. La strategia di VMware è costruita per aiutare i clienti a eliminare le scelte e le sfide difficili, offrendo loro una potente combinazione di libertà e controllo nella loro attività multi-cloud. Insieme ai nostri partner, aiutiamo le organizzazioni ad adottare con successo un approccio “Cloud Smart”, con flessibilità e possibilità di scelta tra più cloud. Per citare le parole del nostro CEO Raghu Raghuram: Il Cloud Smart è la destinazione desiderata di ogni viaggio multi-cloud: un approccio sofisticato, maturo, in cui si ha la libertà di selezionare il cloud giusto per l’applicazione giusta, in base alle esigenze della singola applicazione”.

Raffaele Gigantino, Country Manager di VMware

“In fondo si sta ripresentando la stessa sfida che abbiamo visto nei CED 30 anni fa quando bisognava integrare tecnologie proprietarie con altre non compatibili. Sono i corsi e ricorsi storici, ma la questione centrale è la stessa ovvero la governance del dato, che certamente è resa più complicata dall’adozione di diverse tipologie di SaaS. In fondo è il fornitore del servizio as-a-service che decide in che modo e dove quel dato viene trattato, e ai manager delle aziende oggi spetta il compito di mantenere, nonostante questo, una solida governance delle proprie informazioni”.

Allora cosa può fare Deda Cloud per migliorare la governance  dei dati e aiutare i manager in questa sfida?

“Noi offriamo specifici servizi di governance del multicloud – ha spiegato Claudio Santiago Abad, Ceo di Deda Cloud – in modo che siano sempre sotto controllo sia il trattamento dei dati, sia gli aspetti economici, inoltre con la nostra offerta variegata aiutiamo i clienti da ridurre il rischio di lock-in, cioè di rimanere legati ad un fornitore o ad una tecnologia per l’impossibilità di trasferire altrove le stesse attività. Il nostro obiettivo è fare il mondo che il cloud sia davvero liquido e che le aziende possano passare dal cloud pubblico a quello privato, da un hyperscaler ad un fornitore regionale in base alle proprie esigenze e senza alcuna difficoltà in modo che si possano concentrare su ciò che davvero conta, ovvero la trasformazione digitale”.

Il cloud regionale sta guadagnando terreno anche rispetto ai grandi player mondiali, le aziende lo stanno scegliendo sempre di più. Ma quali sono i vantaggi di un sovereign cloud, di un cloud Made in Italy?

“Dal 21 dicembre scorso è attivo il Polo Strategico Nazionale (PSN), l’infrastruttura cloud ad alta affidabilità che ospiterà i dati e i servizi, critici e strategici, delle pubbliche amministrazioni italiane – ha sottolineato Gigantino – grazie al PSN si metterà a disposizione delle pubbliche amministrazioni centrali e locali un’infrastruttura Cloud innovativa e ad alta affidabilità per ospitare i dati e i servizi critici e strategici. Da sempre in VMware ci impegniamo a supportare la transizione digitale del Paese, e lo faremo anche nel 2023. La nostra posizione di leadership tecnologica in ambito di sicurezza informatica, protezione dei data center, accesso sicuro ai digital workplace è riconosciuta a livello locale e internazionale, e siamo coinvolti sui tavoli di lavoro per le infrastrutture critiche nazionali. Gli investimenti della PA nel Cloud, inoltre, avranno impatto anche nel settore privato, perché permetteranno di offrire servizi migliori in modo più efficiente”.
“Non bisogna poi dimenticare i principi – ha precisato Abad –, noi crediamo nei principi etici europei, crediamo in Gaia X, nella federazione dei cloud. Un’azienda italiana che sceglie un operatore regionale sa che condivide gli stessi principi, ma non solo.
Il tessuto europeo, e in particolare quello italiano, è formato da medie e piccole aziende, scegliendo un cloud regionale ci si relaziona con una realtà che vive nello stesso tessuto, con cui si può parlare: si può chiamare il proprio commerciale, si può avere il biglietto da visita dell’amministratore delegato, andare a vedere fisicamente dove sono i propri dati, essere seguiti capillarmente, condividere lo stesso sistema normativo e di tassazione. Scegliendo poi Deda Cloud si hanno anche altri vantaggi ovvero quelli di avere un partner che non solo offre il cloud ma una gamma completa di servizi come la sicurezza, la gestione dei database, la fornitura delle telecomunicazioni, la semplificazione della gestione dell’infrastruttura IT”.

“Da parte nostra – ha aggiunto Raffaele Gigantino – possiamo dire che con il nostro approccio cloud-agnostico, siamo posizionati in modo unico per incontrare i nostri clienti dove sono e accompagnarli dove desiderano andare, offrendo loro il controllo nell’era multi-cloud. I nostri VMware Cross-Cloud Services offrono infatti ai nostri clienti tre vantaggi chiave: un percorso accelerato verso il cloud, efficienza dei costi, flessibilità e controllo su qualsiasi cloud, permettendo loro di scegliere i servizi necessari sul cloud desiderato per soddisfare le esigenze di business in costante evoluzione”.

 

Digitalic per Deda Cloud


Il futuro del cloud disegnato da Deda Cloud e VMware - Ultima modifica: 2023-02-20T14:23:33+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

Recent Posts

Influencer over 50: un successo nel mondo marketing

Influencer over 50: le donne adulte appaiono più sincere ai fan e sono in grado…

22 ore ago

Serve una politica industriale per l’AI

Antonio Baldassarra, CEO di Seeweb, sottolinea l'urgente necessità di una politica industriale centrata sull'AI per…

5 giorni ago

Il podcast dei cervelli in fuga dall’Italia: “The Roads Not Taken”

“The Roads Not Taken” è un format realizzato da Guglielmo Giuggioli che intervista i ricercatori…

7 giorni ago

Quanto è la capacità di memoria del cervello umano? 1 Petabyte

Quanto è la capacità di memoria del cervello umano? Quanti dati può archiviare? 1 Petabyte:…

1 settimana ago

Google Bard diventa Gemini e aggiunge nuove funzioni e un’app

Da Google Bard a Gemini, l’AI di Big G cambia non solo di nome ma…

1 settimana ago

Sanremo 2024, Angelina Mango batte Geolier anche sui social: i dati

La classifica social di Sanremo 2024, una lista completa dei big in base ai follower…

2 settimane ago

Digitalic © MMedia Srl

Via Italia 50, 20900 Monza (MB) - C.F. e Partita IVA: 03339380135

Reg. Trib. Milano n. 409 del 21/7/2011 - ROC n. 21424 del 3/8/2011