Signal: l’app di messaggistica scelta per abbandonare WhatsApp, perché?

Dopo aver ricevuto il messaggio automatico di WhatsApp che obbliga ad accettare le nuove impostazioni sulla privacy, diverse persone hanno scelto di lasciare la popolare app di messaggistica istantanea orientandosi su quelle che potrebbero garantire maggiore sicurezza. E negli ultimi giorni grazie soprattutto ad un tweet “endorsement” di Elon Musk si è verificato un vero e proprio fiume di nuovi accessi ad un app alternativa esistente dal 2004. Si chiama Signal, ed è un software gratuito e open source, che fa della sicurezza il suo punto di forza.

Cosa piace di Signal

A differenza sia di WhatsApp che di Telegram, infatti, Signal memorizza pochissimi metadati. Salva sui propri server unicamente il giorno in cui l’utente si connette al servizio, mentre le conversazioni e i file restano memorizzati sul dispositivo. Inoltre, Signal utilizza un protocollo che protegge le informazioni scambiate. Gli utenti di una chat possono verificare autonomamente l’identità dei loro corrispondenti confrontando i rispettivi codici di sicurezza. Oltre ad Elon Musk, un altro utente dichiarato di Signal è Edward Snowden. Per intenderci il whistleblower che ha fatto scoppiare lo scandalo Nsagate.

In termini di funzionalità, Signal offre chat individuali, gruppi, chiamate video/audio, messaggi che scompaiono e la possibilità di tenere i nostri messaggi personali lontani dagli occhi indiscreti di amici e familiari. E ci sono anche sticker divertenti da usare.

Ma  perché l’uomo più ricco del mondo ha deciso di sostenere Signal? Evidente quanto in questo avvio di 2021 si è parlato molto di piattaforme. Oltre alla notizia di Trump bannato per sempre da Twitter dopo i disordini e i morti (cinque) a Capitol Hill, la decisione di WhatsApp di aggiornare termini e condizioni del servizio ha riacceso l’attenzione sulla questione privacy. Scenario che ha spinto Musk a sbilanciarsi a favore di Signal.

Inoltre la storia di Signal è legata a quella di WhatsApp per il semplice fatto che Brian Acton, cofondatore dell’app di messaggistica più famosa nel mondo occidentale, è uscito dalla società nel 2017 per sbarcare sull’app concorrente. Come si legge su The Verge, dopo l’endorsement dell’imprenditore sudafricano, l’app ha registrato un picco di nuovi iscritti.

Signal sostituirà davvero WhatsApp?

Come accade già con altre piattaforme multitasking, anche WhatsApp sta sperimentando la funzione di pagamento (in India) e, quando e se in Italia sarà disponibile la funzione WhatsApp Pay, chi ha accettato le condizioni potrà ricevere avvisi pubblicitari da aziende con cui è entrato in contatto in tutto l’ecosistema social Facebook (quindi anche Instagram). In buona sostanza. Advertising sempre più mirato.

Ma pubblicità permettendo, ne “subiamo” ovunque, dopo la comparsa del messaggio automatico di WhatsApp sull’aggiornamento delle impostazioni, l’azienda ha rassicurato gli utenti spiegando che non sarebbero avvenuti cambiamenti in termini di sicurezza e privacy. Vero soprattutto per gli utenti europei, tutelati dal regolamento comunitario sulla protezione dei dati personali.

Ora. L’audience di WhatsApp, conta oltre due miliardi di utenti attivi nel mondo. In Italia gli iscritti a WhatsApp sono oltre 34 milioni. La seconda app in classifica, Telegram, ne conta 13: meno della metà. Difficile pensare ad un abbandono in massa di un applicazione diventata un “marchio indelebile” nella vita quotidiana. E per l’appunto. Chi abbandonerebbe un’app dove si troveranno pochi contatti? Pochi decideranno probabilmente di spostarsi verso Signal.


Signal: l’app di messaggistica scelta per abbandonare WhatsApp, perché? - Ultima modifica: 2021-01-12T09:35:41+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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