Una lunga strada alberata porta al NTT Global Data Centers Munich 2: è la Landshuter Straße di Unterschleißheim, a nord di Monaco. Per arrivarci si superano le casette bianche con i tetti spioventi tipiche di questa parte della Baviera, le ville della cintura verde intorno alla città, e infine compare il campus Munich 2: grigio, enorme, un monolite della tecnologia AI creato da NTT Data per le aziende europee.
Il 7 ottobre, infatti NTT Data ha inaugurato a Monaco di Baviera la sua Enterprise AI Factory, nel campus Munich 2 di Unterschleißheim, alle porte della città: un ambiente di produzione in cui le aziende possono portare i propri dati e i propri casi d’uso per progettarli, testarli e validarli prima di decidere se portarli in produzione. Per NTT Data è la prima struttura di questo tipo a livello globale; l’infrastruttura ed è stata costruita con Dell Technologies, Red Hat, Mistral AI e NVIDIA.
Managing Director and Global Lead for Private and Sovereign AI at NTT DATA
«Siete seduti dentro un data center vivo e operativo», ha esordito Graham Clark, che in NTT Data guida a livello globale l’offerta di AI privata e sovrana. «Qui vedrete un’infrastruttura AI full stack che fa girare modelli locali su dati locali, tutto contenuto all’interno di questo data center». Secondo la scheda tecnica pubblicata da NTT, Munich 2 conta oltre 6.300 metri quadrati di spazio server tra gli edifici A e B e 14 megawatt di carico IT critico; la suite della AI Factory sta nello stesso edificio che ospita le apparecchiature dei clienti di colocation. La tesi di NTT Data sta tutta in questa contiguità: l’intelligenza artificiale europea, per diventare industriale, deve uscire dai laboratori e vivere negli stessi edifici, con le stesse regole, dei dati che dovrà elaborare.
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Anne-Sophie Lotgering, CEO NTT Data Europe
Anne-Sophie Lotgering guida NTT Data in Europa dal 1° settembre 2025, dopo aver diretto Proximus NXT IT e ricoperto ruoli di vertice in Orange e Microsoft (qui l’annuncio della nomina). Il problema che ha messo sul tavolo è quello che ogni CIO conosce: «Per il mio lavoro parlo con molti CEO, CIO e CTO, e tutti mi dicono quanto l’AI sia critica per loro. Ma quando si osservano meglio i percorsi delle loro aziende, sono pochissimi quelli che sono riusciti a passare dal pilota alla produzione».
La AI Factory nasce per accorciare quella distanza tra la prova e la produzione, tra l’esperimento e l’innovazione. «I clienti possono portare qui il loro codice e i loro casi d’uso, per poi sperimentarli in un ambiente live di produzione», ha spiegato Anne-Sophie Lotgering. «Possono testarli e farli validare dai nostri ingegneri prima di decidere se applicare quella tecnologia a tutta la propria azienda. Questo dà maggiore velocità e soprattutto la possibilità di provare i casi d’uso in un ambiente reale senza doverlo fare in azienda». Poi la precisazione, ripetuta due volte: «Questo non è assolutamente uno showroom: è un ambiente live, di classe enterprise».
Il passaggio più interessante per chi compra tecnologia è anche un altro, detto quasi di sfuggita: Dell, Red Hat, Mistral e NVIDIA hanno investito nella struttura, ma la piattaforma viene proposta come «una piattaforma integrata, con un unico responsabile». Nei progetti di AI generativa che si arenano dopo la fase pilota il problema raramente è un singolo componente; è la catena di responsabilità spezzata tra fornitore dell’hardware, del software, del modello e dell’integrazione. NTT Data si candida a essere l’anello che tiene insieme tutta la catena.
La possibilità di scalare del gruppo serve a rendere credibile la promessa di una tecnologia che cresce insieme alle esigenze delle aziende, Anne-Sophie Lotgering l’ha spiegata con i numeri dell’azienda: NTT vale 93 miliardi di dollari di ricavi annui, di cui 30 riconducibili a NTT Data Inc., investe circa 3 miliardi l’anno in ricerca e sviluppo, ha chiuso 116 acquisizioni dal 2006 (l’ultima citata è Alchemy, per l’expertise assicurativa su Guidewire) ed è il terzo operatore di data center al mondo: chi possiede insieme gli edifici, la rete e i consulenti può vendere un percorso completo, dalla prova al deployment.
La parola che ha attraversato tutta la mattinata è sovranità, eAnne-Sophie Lotgering l’ha messa al centro senza giri di parole: «Se guardiamo all’AI per l’Europa, sarà sovrana per definizione e per essenza. Le aziende oggi devono capire che la sovranità non è un freno: è un vantaggio competitivo, che permette alle imprese e al settore pubblico di crescere con in mente l’autonomia digitale e strategica».
La definizione che ne ha dato è molto operativa: «Sovranità significa sapere dove risiedono i tuoi dati, avere il controllo dei tuoi modelli e rispettare la legge del luogo in cui quei dati si trovano». Tradotto in architettura, sono i tre livelli che la AI Factory promette di tenere sotto lo stesso tetto: il controllo dei dati, quello dei modelli, quello dell’infrastruttura. Con Mistral AI tra i partner, il livello dei modelli diventa europeo, accanto a un’infrastruttura che resta americana nei componenti ma europea nella collocazione e nella gestione.
su Digitalic abbiamo raccontato come la sovranità digitale sia diventata una questione di infrastruttura e continuità operativa prima ancora che di politica, e come il Global AI Report 2026 di NTT Data indichi la sovranità dei dati come prima preoccupazione di governance per il 59,4% delle aziende più avanzate nell’AI, contro il 49,6% di quelle in ritardo. Al Brussels Economic Forum il Primo Ministro lussemburghese Luc Frieden aveva portato l’esempio del primo contratto whole of government firmato con Mistral (ne abbiamo scritto qui). Frank Karlitschek, fondatore di Nextcloud, ci aveva detto nella puntata di DigitMondo dedicata alla sovranità digitale che in Europa le aziende e le competenze ci sono, e che quello che manca è il coraggio di comprarle.
A spiegare la scelta della città è stato Michael Seiger, dal 1° ottobre 2025 Executive Managing Director di NTT Data per Germania, Austria e Svizzera, con base proprio a Monaco (l’annuncio della nomina). Il suo ragionamento parte dalla materia prima dell’AI: «Non c’è un posto, a partire dall’Europa e dalla Germania, dove l’AI possa imparare meglio e più velocemente che qui, perché qui c’è una grande fonte di dati, di processi, di business intelligence, che è un patrimonio». Monaco in particolare, ha aggiunto, «ha una lunga storia in cui aziende, ricerca, università e startup lavorano insieme con successo».
La diagnosi coincide con quella diAnne-Sophie Lotgering, cambia l’immagine. «Vediamo molti clienti che fanno i loro pilota, i loro casi d’uso, ma non hanno la possibilità di scalare», ha detto Seiger. «Noi diciamo che si passa dalla sandbox allo stadio»; e lo stadio, l’Allianz Arena, è a una decina di chilometri dalla sala. Dal palco ha citato anche un dato: l’87% delle aziende che usano l’AI ammette di non riuscire a coglierne il potenziale, se non in minima parte, mentre nel 13% che ha generato valore a fare la differenza è la velocità.
Nella stessa presentazione NTT Data ha descritto in tre dati concrete che cosa porta a casa un’azienda che entra nella AI Factory. La prima è un benchmark vero: «I clienti usciranno da qui con risultati di test reali sulle prestazioni, con dati reali». La seconda è un’architettura di riferimento: «Che cosa serve alla tua azienda per mettere davvero in produzione questa soluzione?». La terza, «la più importante», è un numero: «Il ROI. Quanto mi costerà possederla e gestirla?». L’obiettivo dichiarato è che il cliente faccia «l’investimento giusto, non un sovrainvestimento».
In un mercato in cui le GPU si comprano con mesi di anticipo e a prezzi che non perdonano errori, la terza consegna è quella che pesa di più. Un CFO può dire di no a una demo; fa più fatica a dire di no a un costo totale di possesso misurato sui propri dati, nel data center in cui quei dati potrebbero restare.
Il discorso più politico della mattina lo ha fatto l’ospite istituzionale, Fabian Mehring, ministro bavarese per il Digitale dal novembre 2023 e responsabile del primo ministero digitale di un Land tedesco (il profilo sul sito del ministero). Ha cominciato dal quadro globale: «Vediamo che c’è una grande rivoluzione dell’AI in corso. Vediamo che questa tecnologia redistribuirà la ricchezza globale, redistribuirà il potere politico sul pianeta. Quello che abbiamo in comune con NTT Data è che non vogliamo restare a bordo campo a guardare gli attori asiatici e americani dividersi i mercati del futuro, perché non vogliamo svegliarci in un futuro in cui dobbiamo giocare secondo regole che altri hanno scritto per noi».
Poi ha elencato i vincoli della Germania con una franchezza rara in un’inaugurazione: «Siamo un Paese con salari alti, con prezzi dell’energia alti, quasi senza risorse naturali, in una situazione demografica drammatica. La nostra unica possibilità, se vogliamo che il futuro sia positivo, è stare in prima linea nel mondo della tecnologia e nell’innovazione». Un elenco che, parola per parola, si potrebbe applicare all’Italia, anzi forse ancora di più all’Italia..
Il passaggio più utile per chi decide architetture IT è la sua definizione di sovranità, che sgombra il campo dall’idea dell’autarchia: «Non fraintendetemi quando parlo di sovranità digitale. Non è un appello all’autosufficienza, è un appello all’interoperabilità: a essere nella posizione di garantire da soli la sicurezza dei nostri dati, di poterli prendere e spostare da un partner a un altro. Non è una buona idea cadere in ogni vendor lock-in possibile. Non è una buona idea che qualcun altro nel mondo abbia in mano una specie di kill switch e possa metterci fuori gioco». Il riconoscimento a NTT Data è arrivato subito dopo, e non riguardava i server: «Questo è quello che state facendo, con il vostro focus sui modelli open-weight e sull’interoperabilità».
L’immagine del kill switch non è astratta. Negli stessi mesi in cui Washington e Pechino trattano sull’intelligenza artificiale come su un armamento (lo abbiamo raccontato qui), la possibilità che un fornitore extraeuropeo spenga un servizio, per scelta propria o per ordine del proprio governo, è entrata nelle analisi di rischio dei consigli di amministrazione.
Mehring ha chiuso con un’ammissione che vale per tutta l’Europa: «Con la High Tech Agenda e molte altre misure politiche siamo arrivati ai vertici della ricerca, ma facciamo ancora un po’ di fatica a portare le buone idee nel mondo reale». Quello che la AI Factory offre alla Baviera, nelle sue parole, è «la possibilità di testare e di scalare in condizioni reali», soprattutto sull’AI industriale. Qui il ministro ha messo il punto più netto del suo intervento: «Vediamo in Baviera che l’AI industriale, la combinazione della nostra forza industriale da una parte e delle nuove opportunità dell’AI dall’altra, è la grande opportunità per il futuro di questo Paese». Il congedo ha tenuto insieme politica e marketing territoriale: «Siamo un abbinamento perfetto, e non solo: stiamo creando una situazione in cui vinciamo tutti».
La frase di Mehring sulla ricerca che non diventa mondo reale ha un’eco precisa. Al Brussels Economic Forum di maggio il premio Nobel per l’Economia Philippe Aghion aveva mostrato i dati sui brevetti ad alta tecnologia: buona parte della ricerca alla base di quelle innovazioni si fa in Europa, ma i prodotti vengono lanciati a San Francisco o a Shenzhen. Aghion aveva usato la parola «dramma», e aveva indicato contromisure precise: open source, accesso ai dati, estensione delle regole sulla concorrenza al cloud (l’articolo completo). Nella puntata di DigitMondo dedicata ad Aghion, con la sua voce registrata a Bruxelles, il punto era lo stesso: l’Europa ha i talenti e la conoscenza, le manca il passaggio che trasforma un prototipo in un’impresa che scala.
La AI Factory di Monaco prova a occupare esattamente quel passaggio, e lo fa con gli strumenti che Aghion e Mehring indicavano: modelli aperti, interoperabilità, un luogo fisico dove la prova avviene sugli stessi dati che poi andranno in produzione. Resta da vedere quanto la promessa di «un unico responsabile» regga quando i componenti arrivano da quattro fornitori diversi, tre dei quali americani; la sovranità qui è di gestione e di collocazione, non di filiera, e conviene dirlo con chiarezza.
Per le imprese italiane la questione ha anche un calendario. Graham Clark ha spiegato che per le dimostrazioni della giornata il team ha scelto casi d’uso ad alto rischio; con l’AI Act entrato nella fase sanzionatoria dal 2 agosto 2026, poter validare un sistema ad alto rischio in un ambiente controllato, con un benchmark e un’architettura documentata, smette di essere un esercizio tecnico e diventa un pezzo del dossier di conformità. Chi in Italia ha progetti fermi al pilota ha ora un posto in più dove portarli; il viaggio più lungo resta quello interno, dal laboratorio al processo di business.
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