Rome Future Week 2026 si è conclusa con 85 mila partecipanti, oltre 475 eventi organizzati in sette giorni e una rete che ha coinvolto imprese, istituzioni, università, scuole, startup, centri di ricerca, professionisti e cittadini. Dal 21 al 27 settembre Roma è diventata lo spazio, fisico e culturale, nel quale tecnologie e trasformazioni sociali sono state portate fuori dai luoghi riservati agli addetti ai lavori per entrare nei quartieri, nelle aziende e nelle conversazioni della città.
I numeri diffusi da Rome Future Week descrivono una manifestazione cresciuta rispetto all’edizione del 2025, quando erano stati dichiarati 75 mila partecipanti. I 475 appuntamenti finali superano anche le oltre 400 candidature annunciate a un mese dall’apertura della settimana. Ma proprio la quantità impone una lettura che non si fermi alla celebrazione del risultato. Un calendario così esteso acquista significato soltanto quando riesce a produrre connessioni tra ambienti che abitualmente utilizzano linguaggi diversi: chi sviluppa una tecnologia, chi deve applicarla nei processi, chi forma le competenze necessarie, chi ne stabilisce le regole e chi, spesso senza aver partecipato alle decisioni, ne sperimenterà le conseguenze.
È qui che Rome Future Week prova a distinguersi da una tradizionale manifestazione fieristica. Non concentra tutto dentro un solo edificio, ma lo distribuisce in una città intera, assumendosi anche il rischio della dispersione e della disomogeneità. Il risultato più interessante non è quindi rappresentato soltanto dal numero degli appuntamenti, ma dalla rete che è stato necessario costruire per renderli possibili.
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Il tema scelto per la quarta edizione, “Materia Prima. L’alchimia dell’immateriale”, partiva da un’apparente contraddizione: riconoscere che le trasformazioni più visibili dell’economia digitale dipendono da elementi che non si possono toccare, come dati, competenze, idee, fiducia e relazioni.
Nel corso della settimana questa impostazione ha preso forma attraverso incontri dedicati all’intelligenza artificiale e alle nuove professioni, alla Space Economy, alla cybersecurity, alla salute, alla sostenibilità, all’euro digitale, al cinema, alla mobilità e all’abitare. Tecnologie molto diverse, quindi, ma attraversate dalla stessa questione: la possibilità di trasformare l’innovazione in opportunità concrete dipende meno dalla semplice disponibilità degli strumenti e molto di più dalla capacità delle organizzazioni e delle persone di comprenderli, governarli e inserirli nei processi. È un punto particolarmente evidente nel caso dell’intelligenza artificiale. Mentre l’attenzione pubblica continua a concentrarsi sulle prestazioni dei modelli, nelle imprese la vera partita riguarda la qualità dei dati, la responsabilità delle decisioni, la formazione delle persone e la capacità di modificare procedure costruite quando gli algoritmi generativi non esistevano ancora.
Gli 11 Future Hub sono stati i principali punti di riferimento di una manifestazione che ha mantenuto una struttura diffusa. Accanto agli hub, centinaia di organizzazioni hanno contribuito mettendo a disposizione sedi, relatori, progetti e comunità. Questa architettura non è soltanto una scelta logistica. Significa accettare che non esista una sola idea di futuro e che una trasformazione assuma significati differenti secondo il luogo dal quale la si osserva. Per un’impresa, l’intelligenza artificiale può rappresentare un aumento della produttività; per chi lavora, una ridefinizione delle competenze o del proprio ruolo. Per una banca centrale, l’innovazione digitale coinvolge il funzionamento stesso della moneta; per una scuola riguarda gli strumenti con cui si apprende e si verifica ciò che è stato appreso. La tecnologia è la stessa, ma cambiano il potere di controllarla, i benefici promessi e i rischi che ciascun soggetto deve sostenere.
Tra gli appuntamenti della settimana, Banca d’Italia ha presentato il progetto dell’euro digitale, mentre i Talent Day hanno creato occasioni di incontro tra giovani e imprese. Cinema e audiovisivo hanno affrontato l’evoluzione dei linguaggi e delle professioni, mentre università, aziende e centri di ricerca hanno discusso le tecnologie che stanno già modificando i processi produttivi e la vita quotidiana.
Il coinvolgimento delle nuove generazioni è stato uno degli elementi sui quali gli organizzatori hanno costruito l’edizione 2026. Studenti e giovani professionisti non sono stati considerati soltanto come pubblico, ma hanno partecipato ad attività di formazione e orientamento, incontrando aziende e professionisti e potendo osservare più da vicino mestieri, competenze e opportunità presenti sul territorio. È probabilmente sul lavoro che il racconto del futuro perde più rapidamente il proprio carattere astratto. L’automazione, l’intelligenza artificiale e la trasformazione digitale non modificano soltanto gli strumenti utilizzati, ma il valore attribuito alle attività, l’organizzazione delle imprese e il confine tra ciò che viene affidato alle persone e ciò che può essere delegato a una macchina. Avvicinare i giovani a questi temi significa quindi mostrare le opportunità, ma anche fornire gli strumenti per riconoscere ciò che sta cambiando. Non basta sapere quali professioni nasceranno. Bisogna comprendere quali competenze continueranno ad avere valore, chi potrà accedere alla formazione necessaria e come evitare che il vantaggio tecnologico diventi un ulteriore elemento di disuguaglianza. Secondo Valeria Baglio, assessora alle Attività Produttive, Pari Opportunità e Attrazione degli Investimenti di Roma Capitale, Rome Future Week ha mostrato la capacità della città di costruire una rete intorno all’innovazione e di mettere in relazione cittadini, nuove generazioni, istituzioni, imprese, università e startup.
Digitalic ha partecipato alla quarta edizione di Rome Future Week come media partner, seguendo una manifestazione coerente con il lavoro editoriale che la testata porta avanti sui rapporti tra tecnologia, imprese, lavoro e società. La collaborazione ha coinvolto anche Francesco Marino, fondatore e direttore responsabile di Digitalic, nella mattinata di NEURA del 23 settembre dedicata ad “AI e impresa, dalla governance ai processi”.
Il punto di partenza era lo stesso emerso in molti appuntamenti della settimana: l’intelligenza artificiale non può più essere raccontata soltanto attraverso dimostrazioni sorprendenti o annunci di nuovi modelli. È già entrata nei processi aziendali e, proprio per questo, deve essere osservata nei luoghi nei quali si prendono decisioni, si distribuiscono responsabilità e si misurano risultati.
Digitalic aveva raccontato l’avvicinamento a Rome Future Week 2026 partendo dalle oltre 400 candidature ricevute e dalla volontà di trasformare Roma in un laboratorio diffuso. Il bilancio conclusivo consente ora di misurare la distanza tra le intenzioni e ciò che è stato effettivamente realizzato: più di 475 appuntamenti e 85 mila partecipanti, secondo i dati comunicati dall’organizzazione.
Michele Franzese, ideatore di Rome Future Week, ha definito la quarta edizione con tre parole: “corale, pervasiva e impattante”.
Corale, perché il programma è stato costruito attraverso il contributo di organizzazioni differenti; pervasiva, perché ha raggiunto luoghi e pubblici diversi; impattante, perché ha permesso a persone e giovani di formarsi, conoscere le opportunità offerte dalla città e incontrare imprese e competenze. La definizione contiene anche il criterio con il quale valutare la manifestazione oltre i dati di partecipazione. L’impatto reale non coincide automaticamente con il numero delle persone presenti e non si esaurisce il giorno in cui si spengono i palchi. Dipende dalla capacità degli incontri di generare collaborazioni, percorsi formativi, opportunità professionali e progetti che continuino dopo la chiusura della settimana.
Rome Future Week 2026 è stata realizzata con Regione Lazio, main partner istituzionale, e con il sostegno di Eni e ROAD – Rome Advanced District, main partner della manifestazione, in collaborazione con l’Assessorato alle Attività Produttive, Pari Opportunità e Attrazione degli Investimenti di Roma Capitale.
Alla costruzione del programma hanno contribuito, tra gli altri, BNL BNP Paribas, Fondazione MSD, FiberCop, Banca d’Italia, Sole 24 Ore Business School, Direzione Lavoro, Training Academy, IUL – Università Telematica degli Studi, Rai Cinema, Anica Academy, Deep Blue, NEXTCHEM, ADR – Aeroporti di Roma e Lime, insieme alla rete di organizzazioni che ha promosso e ospitato gli appuntamenti. Rome Future Week è ideata, organizzata e promossa da SCAI Comunicazione S.r.l. Società Benefit. Dopo quattro edizioni, la manifestazione consolida quindi un modello nel quale il programma non viene semplicemente offerto alla città, ma nasce dalle organizzazioni che la abitano. È una struttura più difficile da governare rispetto a quella di un evento concentrato in un unico luogo, ma riflette meglio il modo in cui l’innovazione si diffonde realmente: attraverso reti imperfette, competenze distribuite e interessi che non sempre coincidono. Gli 85 mila partecipanti e i 475 eventi raccontano la dimensione raggiunta. La prova più importante comincia adesso: capire quanta parte delle relazioni costruite in quei sette giorni riuscirà a trasformarsi nella materia prima della Roma di domani.
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