intelligenza artificiale

Claude Fable 5: il modello più potente di Anthropic, rilasciato e ritirato in 3 giorni

Il 9 giugno Anthropic ha messo in mano al pubblico il modello più potente che avesse mai rilasciato; il 12 giugno, alle 17:21 ora di New York, lo ha dovuto spegnere. In mezzo ci sono tre giorni, una direttiva del governo americano firmata dal Segretario al Commercio Howard Lutnick e un’azienda, quella di Dario Amodei, che si trova a smontare in poche ore il proprio fiore all’occhiello per non violare la legge. Claude Fable 5 nasce come la cosa più ambiziosa uscita finora dai laboratori di San Francisco; oggi è il caso che racconta meglio di qualsiasi keynote quanto sia diventato fragile, e politico, il confine tra un modello di frontiera e un’arma.

Che cos’è Claude Fable 5 e perché è diverso dai modelli precedenti

Fable 5 appartiene alla classe Mythos, un livello che Anthropic colloca sopra la famiglia Opus. È il primo modello di questa classe reso disponibile al grande pubblico: fino ad aprile la tecnologia Mythos viveva chiusa dentro Project Glasswing, un programma riservato a un pugno di operatori di cybersicurezza e infrastrutture critiche. Secondo i dati pubblicati da Anthropic nel post di lancio, Fable 5 è allo stato dell’arte su quasi tutti i benchmark di capacità misurati, con un vantaggio che cresce man mano che il compito si allunga e si complica.

La differenza rispetto a Opus 4.8 non è di facciata; è il salto sui lavori lunghi, autonomi, asincroni. Stripe, in test anticipati, racconta che il modello ha compresso mesi di ingegneria in giorni: su una base di codice Ruby da 50 milioni di righe ha portato a termine in una giornata una migrazione che a un team umano sarebbe costata oltre due mesi. Sulla valutazione FrontierCode di Cognition, Fable 5 ottiene il punteggio più alto tra i modelli di frontiera anche a sforzo medio, usando meno token dei modelli Claude precedenti. È un dettaglio che ai CIO interessa più del benchmark in sé: più capacità a parità di costo computazionale.

C’è poi la parte che chiude un capitolo aperto da anni. Fable 5 è il nuovo riferimento per i compiti di visione: estrae numeri precisi da figure scientifiche, ricostruisce il codice sorgente di una web app a partire dai soli screenshot, e, dettaglio quasi poetico, ha completato il videogioco Pokémon FireRed usando solo le immagini grezze dello schermo, senza le impalcature di supporto che servivano ai modelli precedenti.

Le novità tecniche: i classificatori di sicurezza e il fallback su Opus 4.8

Per chi integra i modelli nei propri prodotti, la vera novità architetturale ha un nome preciso: i classificatori di sicurezza. Fable 5 viaggia con un secondo sistema di AI che intercetta le richieste potenzialmente pericolose prima che il modello principale risponda. Quando la domanda tocca tre aree sensibili, cybersicurezza, biologia e chimica, e tentativi di distillazione, la risposta non arriva da Fable 5 ma viene dirottata su Claude Opus 4.8; l’utente viene avvisato, e per quelle richieste non paga il prezzo di Fable. Anthropic dichiara che il fallback scatta in media in meno del 5% delle sessioni: nel restante 95%, la resa è di fatto identica a quella di Mythos 5.

Mythos 5, appunto, è la stessa identica base di Fable 5, ma con i blocchi di cybersicurezza rimossi; resta confinata ai partner di Glasswing, perché possiede, parole di Anthropic, le capacità di cybersicurezza più forti di qualsiasi modello al mondo. La distinzione tra i due, lo spiega l’azienda, è tutta nei guardrail; il nome Fable, dal latino fabula, e Mythos, dal greco, raccontano la stessa cosa con un grado diverso di prudenza.

Va segnalato un punto che cambia le carte per le aziende europee: usare Fable comporta una ritenzione obbligatoria dei dati per 30 giorni a fini di monitoraggio della sicurezza. Anthropic precisa che quei dati non verranno usati per addestrare nuovi modelli; resta però una condizione che chi ragiona di sovranità del dato deve mettere a bilancio.

Cosa ci puoi fare di diverso rispetto a prima

La promessa operativa è che Fable 5 regge da solo compiti che durano giorni, senza che qualcuno gli stia dietro a ogni passo. Sul lavoro di conoscenza, sul benchmark finanziario di Hebbia per il ragionamento di livello senior, ottiene il punteggio più alto di qualsiasi modello, con guadagni netti nella lettura di documenti, tabelle e grafici. Tradotto: analisi finanziaria, legale, di ricerca su materiale denso, dove prima serviva spezzare il lavoro in cento prompt. Diversi clienti in accesso anticipato, da Cursor a GitHub, raccontano la stessa cosa con parole diverse: si è aperta una classe di problemi a lungo orizzonte che ai modelli precedenti restava fuori portata.

Quanto costa Claude Fable 5 e quali erano le offerte

Il listino è chiaro e premium: 10 dollari per milione di token in input e 50 dollari per milione di token in output, con lo sconto del 90% sui token in input grazie al prompt caching. È meno della metà di quanto costava Claude Mythos Preview, ma è il doppio di Opus 4.8, che parte da 5 dollari in input e 25 in output. Fable 5 si paga, e si paga da modello di punta.

Sul fronte della disponibilità, e qui correggo una data che circola sbagliata, la finestra promozionale non arrivava al 25 giugno. Anthropic l’ha fissata diversamente a seconda del canale: su Claude API e sui piani Enterprise a consumo, Fable 5 era pienamente disponibile fin dal primo giorno, a pagamento; sugli abbonamenti Pro, Max, Team ed Enterprise a posto era incluso senza costi aggiuntivi dal 9 giugno e fino al 22 giugno. Dal 23 giugno l’uso avrebbe richiesto usage credit, con l’impegno a reintegrarlo come funzione standard appena la capacità lo avesse permesso. Scrivo “era” e “avrebbe” non per vezzo grammaticale: perché nel frattempo è successo qualcosa che ha reso obsoleta tutta questa pianificazione.

Fable 5 contro ChatGPT e Gemini

Sul confronto con i concorrenti serve onestà sulle fonti: i numeri che seguono sono i benchmark pubblicati da Anthropic stessa, quindi vanno letti come la fotografia che dà l’azienda, non come un test indipendente. Su SWE-Bench Pro, la prova che misura la soluzione di problemi reali di ingegneria del software, Anthropic riporta Fable 5 all’80,3%, Opus 4.8 al 69,2%, il GPT-5.5 di OpenAI al 58,6% e il Gemini 3.1 Pro di Google al 54,2%. Il distacco, dice l’azienda, si allarga proprio sui compiti lunghi e complessi.

Sul prezzo il discorso si ribalta: a 10 e 50 dollari per milione di token, Fable 5 si posiziona nella fascia alta del mercato, e va valutato non come modello tuttofare per il chatbot quotidiano, ma come strumento per il lavoro più impegnativo, dove il tempo umano risparmiato giustifica la spesa. Per chi cerca un confronto puntuale dei listini token di GPT-5.5 e Gemini, conviene verificarli sulle pagine ufficiali dei due fornitori, perché cambiano spesso e non vanno dati a memoria.

Il colpo di scena: lo stop del governo americano

Tre giorni dopo il lancio è arrivata la lettera. Il 12 giugno alle 17:21 ET, il governo USA, citando autorità di sicurezza nazionale, ha emesso una direttiva di export control che sospende ogni accesso a Fable 5 e Mythos 5 da parte di qualunque cittadino straniero, dentro o fuori dagli Stati Uniti, inclusi i dipendenti stranieri della stessa Anthropic. L’effetto pratico è che l’azienda, per non poter applicare il divieto in modo selettivo senza tagliare fuori una fetta enorme di utenti e parte del proprio personale, ha scelto di spegnere i due modelli per tutti i clienti del mondo. Tutti gli altri modelli Claude restano attivi.

La ragione, secondo la ricostruzione di Anthropic, sarebbe un presunto metodo per aggirare i guardrail di Fable; un’altra azienda avrebbe mostrato al governo una tecnica di jailbreak. Amodei ribatte che la capacità in questione, in sostanza chiedere al modello di leggere un codice e trovarne i difetti, è ampiamente disponibile anche in altri modelli pubblici, OpenAI GPT-5.5 compreso, ed è usata ogni giorno dai difensori che tengono in piedi i sistemi. La posizione dell’azienda è netta: ritirare un modello commerciale distribuito a centinaia di milioni di persone per un jailbreak ristretto, se diventasse lo standard del settore, fermerebbe di fatto ogni nuovo rilascio di ogni laboratorio di frontiera.

Lo scontro non nasce oggi. È il capitolo più recente del braccio di ferro tra l’amministrazione americana e l’azienda, la stessa vicenda in cui il Pentagono aveva già classificato Anthropic come rischio per la catena di fornitura, etichetta storicamente riservata agli avversari geopolitici. Per i CIO italiani il punto è ancora più diretto: in quanto cittadini stranieri, l’accesso a Fable 5 è precluso a prescindere dall’abbonamento, e lo è proprio adesso. La corsa al modello più potente, quella che passa anche dalla fame di compute e di infrastruttura raccontata nelle ultime settimane, si scontra con un confine che non è tecnico ma di Stato.

Cosa resta sul tavolo per chi lavora in Italia

Anthropic dice di considerare la direttiva un fraintendimento e di lavorare per ripristinare l’accesso il prima possibile, senza però indicare tempi. Nel mentre, chi stava valutando Fable 5 per progetti reali si trova con uno strumento dimostrato e non utilizzabile, e con una domanda che pesa più del listino: quanto vale costruire la propria operatività su un modello che un governo può spegnere nel mondo intero in poche ore. La stessa azienda che ha appena aperto i battenti a Milano, con lo sbarco italiano di Anthropic e i suoi clienti enterprise, e che continua a tenere il punto contro Washington sui limiti da non superare, mostra in tre giorni tutta l’ambivalenza del momento.

Fable 5 è la prova che la frontiera dell’AI è arrivata dove le sue capacità diventano questione di sicurezza nazionale; e che la sovranità digitale, per chi lavora in Europa, non si gioca più solo sulle regole, ma su chi tiene la mano sull’interruttore.


Claude Fable 5: il modello più potente di Anthropic, rilasciato e ritirato in 3 giorni - Ultima modifica: 2026-06-13T09:12:53+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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