intelligenza artificiale

Computer Gross apre il Competence Center IBM Fusion: il canale italiano si attrezza per l’AI di livello enterprise

I modelli generativi catturano l’attenzione, sono la ruota di pavone di questa tecnologia, ma lo strato sotto fa il lavoro. Quello strato si chiama infrastruttura dati, ed è il muro contro cui le imprese italiane incappano quando si accorgono che l’AI non funziona davvero finché i dati non sono pronti, governati, accessibili agli algoritmi senza viaggi inutili (e volte pericolosi) nel cloud pubblico. Computer Gross ha annunciato un Competence Center dedicato a IBM Fusion, il primo del genere costruito in Italia da un distributore a valore, pensato per attrezzare l’ecosistema dei partner proprio su questo strato.

IBM Fusion, spiegato

IBM Fusion è una piattaforma di gestione dei dati applicativi per ambienti containerizzati. Detta così suona tecnica e lontana; la traduzione operativa è più chiara: tiene insieme storage, protezione, automazione e orchestrazione dentro Red Hat OpenShift, lo stesso terreno su cui ormai girano le applicazioni moderne di banche, assicurazioni, manifatturieri, pubbliche amministrazioni. Le aziende che modernizzano le proprie applicazioni passano dal monolite ai container; Fusion fornisce la fondazione comune che rende quei container portabili fra on premise, cloud pubblico ed edge senza che il dato si perda per strada.

Due le declinazioni della piattaforma: software puro su infrastruttura esistente, oppure HCI, l’Hyper-Converged Infrastructure che integra calcolo, rete e storage in un’unica appliance, già predisposta per GPU NVIDIA e workload AI. La versione HCI è quella che IBM ha cucito addosso a watsonx per le distribuzioni AI on premise: modelli generativi, machine learning, RAG, tutto eseguibile accanto ai dati aziendali, dentro il perimetro del data center del cliente.

Nel 2025 IBM ha aggiunto un livello che ribalta il modo di pensare lo storage: il content-aware storage, integrato in Fusion, che processa in continuo i dati non strutturati con chunking semantico accelerato da GPU, vettorizzazione e indicizzazione. Lo storage smette di essere un magazzino e diventa una pipeline che prepara il dato per gli agenti AI prima ancora che venga richiesto.

Cosa cambia per il cliente finale con IBM Fusion

L’azienda che adotta Fusion riduce drasticamente la quantità di strumenti che deve coordinare per gestire dati e applicazioni containerizzate; replicazione, backup, disaster recovery, mobilità dei carichi di lavoro vivono dentro un unico piano di controllo. Il beneficio è meno romantico di un caso d’uso AI, ma è quello che fa quadrare i conti operativi nel medio periodo.

Il secondo cambiamento è sui tempi di adozione dell’AI. Una pipeline RAG su dati non preparati richiede mesi di lavoro a monte; con Fusion content-aware quel lavoro è già impostato a livello infrastrutturale, e il time-to-value di un assistente conversazionale, di un sistema di raccomandazione, di un agente che lavora sui documenti interni si comprime in modo sensibile. Per un CIO italiano che oggi deve giustificare l’investimento AI con risultati a sei mesi, non a tre anni, è un argomento concreto.

Poi c’è la questione della residenza del dato, che nel 2026 ha smesso di essere una preferenza per diventare un requisito. Fusion HCI permette di tenere addestramento e inferenza dentro il data center aziendale o in un perimetro nazionale; la conversazione con il DPO, con il legale, con il regolatore cambia tono quando si può rispondere “il dato non esce”. Un tema che Digitalic ha analizzato come trend strutturale per il 2026, non come slogan.

L’ultimo elemento è la resilienza degli ambienti hybrid e multicloud per workload mission critical, con Fusion utilizzabile anche come architettura di virtualizzazione enterprise; Marco Ballan, Direttore delle Infrastrutture di IBM Italia, lo cita esplicitamente nella nota Computer Gross come uno dei terreni su cui Fusion si sta posizionando dopo il riassetto del mercato della virtualizzazione seguito all’acquisizione VMware.

Cosa cambia per il rivenditore con IBM fusion

Per VAR e system integrator italiani il Competence Center toglie una barriera d’ingresso che pesa: l’investimento in laboratorio. Costruirsi in casa un ambiente Fusion HCI con GPU NVIDIA e relativo stack software costa centinaia di migliaia di euro e ferma il capitale; trovare quell’ambiente già residente nel datacenter Computer Gross, con specialisti che affiancano nella progettazione di configurazioni e integrazioni, sposta tutto il costo dal fisso al variabile, e rende sostenibile l’attacco a un mercato che richiede mesi di certificazione tecnica per essere credibile.

C’è poi il posizionamento commerciale. Il rivenditore certificato Fusion non vende più storage o appliance, propone l’architettura sopra cui il cliente costruirà tre anni di roadmap AI; entra nel comitato di direzione invece che nell’ufficio acquisti. È la stessa traiettoria che Computer Gross aveva avviato con il Competence Center watsonx, quello che ha portato l’Empoli FC a sviluppare un sistema di scouting con AI generativa; la combinazione watsonx sopra e Fusion sotto costruisce una proposta end-to-end che pochi distributori in Italia possono offrire come pacchetto unico.

L’effetto economico per il partner si gioca sui servizi, non sulla rivendita: assessment, design, deployment, managed services, formazione del personale del cliente, sviluppo di use case verticali per manifatturiero, sanità, banking, retail. Margini più larghi e più ricorrenti rispetto alla vendita transazionale, dentro il modello a valore che Computer Gross sta sviluppando da anni.

Va segnalato anche un effetto territoriale che nei piani IBM è esplicito. Roberta Bavaro, Direttrice dell’Ecosistema e delle imprese del territorio di IBM Italia, parla nella nota di “imprese del territorio”; il significato pratico è che la modernizzazione delle infrastrutture dati non sarà un fenomeno milanese o romano, le PMI di Brianza, di Veneto, di Emilia, di Campania chiederanno AI applicata sui processi entro il prossimo biennio, e i rivenditori che oggi si certificano arriveranno a quella domanda con un vantaggio di posizione difficile da colmare.

Il Competence Center funziona se l’ecosistema lo usa, e qui sta il punto delicato. Il canale italiano è storicamente più rapido a certificarsi sulle tecnologie semplici da rivendere che su quelle complesse da progettare; Fusion è esplicitamente nel secondo gruppo, richiede competenze di architettura, di OpenShift, di gestione del dato non strutturato, che oggi non sono diffuse fra i partner medi. La sfida vera per Computer Gross nei prossimi diciotto mesi non è inaugurare il Competence Center, è convincere abbastanza partner che vale la pena prendersi il tempo per impararlo davvero invece di limitarsi al badge sul sito.

Trent’anni di collaborazione fra IBM e Computer Gross, citati da Giovanna Recchia, IBM Business Unit Manager del distributore, sono la base storica su cui questo investimento si appoggia; quello che farà la differenza saranno i progetti che usciranno dal datacenter di Empoli nei prossimi mesi, e la velocità con cui il canale italiano sceglierà se diventare costruttore di infrastrutture dati per l’AI o restare distributore di componenti per qualcun altro che le costruirà.

 


Computer Gross apre il Competence Center IBM Fusion: il canale italiano si attrezza per l’AI di livello enterprise - Ultima modifica: 2026-05-25T11:04:19+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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