la Cina ha voluto dimostrare la sua superiorità Robotica a tutto il mondo e ai suoi cittadini. Il Gala del Festival di Primavera della CCTV, lo spettacolo televisivo più seguito del pianeta, con centinaia di milioni di spettatori connessi in diretta, ha aperto i suoi sketch con qualcosa che fino a dodici mesi fa sembrava fantascienza: decine di robot umanoidi che combattevano con spade e bastoni, eseguivano capriole fino a tre metri di altezza, correvano a quattro metri al secondo, recitavano in sketch comici con attori in carne e ossa, ballavano sincronizzati.
Non erano prototipi da laboratorio, non erano rendering 3d come molti hanno pensato: erano robot reali, venduti al pubblico, acquistati poi in pochi minuti su JD.com durante la diretta. Questo è stat il Benvenuto nell’anno del Cavallo di Fuoco.
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Uno degli aspetti più significativi dello spettacolo è che non si è trattato di un monologo tecnologico. Sul palco si sono alternate quattro startup della robotica cinese: Unitree Robotics, Galbot, Noetix e MagicLab. Quattro nomi che fino a poco tempo fa conoscevano solo gli addetti ai lavori, e che quella sera sono entrati nelle case di mezzo mondo.
Unitree era già stata protagonista del Gala 2025, ma il confronto è impietoso: l’anno scorso i suoi robot sventolavano pompon in una danza folk un po’ traballante. Quest’anno i modelli G1, alti 130 cm e dal peso di 35 chili, hanno eseguito sequenze di arti marziali in autonomia completa, comprese mosse di “boxe da ubriachi”, tecnicamente complesse proprio perché richiedono movimenti volutamente sbilanciati. L’H2, il modello più alto, è comparso anche in un secondo palcoscenico a Yiwu travestito da Re delle Scimmie, armatura inclusa, mentre cavalcava una nuvola costruita con robot quadrupedi B2W. Teatro cinese classico reinventato con hardware da 17.000 dollari.
Galbot ha portato sul palco i suoi robot, due dei quali venduti a circa 630.000 yuan l’uno nel giro di pochi minuti dall’offerta online. Noetix ha schierato quattro esemplari del suo robot multiruolo Bumi in uno sketch comico con attori umani, dimostrando non solo capacità motorie ma anche una certa padronanza dell’interazione dinamica con persone in movimento. MagicLab ha chiuso con una coreografia sincronizzata sulle note di “We Are Made in China”, titolo che difficilmente poteva essere più esplicito.
Poi c’era Doubao, l’assistente AI di ByteDance, integrato nella trasmissione per generare in tempo reale buste rosse digitali e immagini festive per milioni di utenti connessi. Un dettaglio che racconta quanto la Cina stia costruendo un ecosistema dove hardware e software avanzano insieme, non separati.
Per capire la portata di quello che è successo, basta fare il confronto anno su anno. Nel 2025 gli stessi robot Unitree erano la livello di giocattolo sofisticato: si muovevano a ritmo, tenevano degli oggetti in mano, non cadevano. Impressionante, ma non sconvolgente. Nel frattempo, nel corso dell’anno, le dimostrazioni pubbliche avevano spesso fatto sorridere per gli scivoloni: la maratona dei robot di aprile 2025 era diventata virale per cadute, blocchi e ripartenze imbarazzanti.
Un anno può fare una differenza abissale. E in questo caso l’ha fatta. Il CEO di Unitree, Wang Xingxing, ha dichiarato che nelle settimane precedenti al Gala era stato sotto pressione enorme. Si capisce perché: ci si giocava la faccia davanti a mezzo miliardo di persone. Il risultato, stando alle reazioni sui social cinesi e internazionali, è stato che in molti hanno pensato che le immagini fossero generate dall’intelligenza artificiale. Troppo fluido. Troppo preciso. Troppo umano. Unitree ha rilasciato i video del backstage per dimostrare che era tutto vero.
I miglioramenti tecnici sottostanti sono concreti: aggiornamenti significativi in termini di agilità articolare, controllo del torque in tempo reale, gestione dell’equilibrio in condizioni dinamiche. Tradotto: i robot non solo si muovono meglio, ma recuperano dagli errori in modo autonomo, senza intervento umano, in un contesto live davanti a milioni di spettatori.
Sarebbe un errore leggere questo evento solo come una bella serata di intrattenimento. Il Gala della CCTV è lo strumento di comunicazione di massa più potente che esiste in Cina, e il governo sa esattamente cosa mettere in prima serata. Portare quattro startup della robotica umanoide sul palco principale la notte di Capodanno è una scelta politica prima ancora che culturale. Il messaggio è diretto e ha almeno tre destinatari.
Il primo sono i concorrenti internazionali, a partire dagli Stati Uniti. Il recente scivolone di Optimus, il robot di Tesla, è rimasto impresso nell’immaginario globale. La differenza tra quello che si vede sul palco del Gala e quello che Tesla ha mostrato ultimamente non è solo estetica: racconta due velocità di sviluppo molto diverse. Secondo le analisi di Omdia, nel 2025 la Cina ha coperto più dell’85% delle circa 15.000 installazioni di robot umanoidi a livello globale. Gli Stati Uniti si sono fermati intorno al 13%. Zornitsa Todorova di Barclays lo sintetizza bene: il vantaggio cinese nasce da una catena del valore quasi completamente verticale, dalle terre rare ai magneti ad alte prestazioni, dai componenti fisici alle batterie. Non è un vantaggio che si colma in pochi trimestri.
Il secondo destinatario è il mercato globale delle aziende e degli investitori. Presentare tecnologia funzionante in un contesto live, con vendite istantanee durante la diretta, è il miglior pitch possibile. Unitree punta a spedire tra 10.000 e 20.000 unità nel 2026, contro le 5.500 del 2025. Morgan Stanley stima che il mercato globale arriverà a 28.000 unità nel 2026. La Cina vuole essere quella che le produce.
Il terzo destinatario è interno, ed è forse il più importante.
Il Gala di Capodanno è prima di tutto un evento per i cinesi e i cinesi che si sono affacciati al 2026 sono soprattutto le giovani generazioni, che vivono un momento di incertezza strutturale: un mercato del lavoro difficile, una crescita che rallenta, aspettative ridimensionate rispetto alla generazione precedente. Come racconta bene Simone Pieranni nel suo lavoro sulla Cina contemporanea, il Capodanno lunare è un momento di bilancio collettivo, e l’anno del Cavallo di Fuoco si apre con più domande che certezze per molti giovani cinesi.
In questo contesto, la scelta di mettere i robot al centro dello spettacolo serve anche a costruire una narrativa di ottimismo tecnologico. “Guardate dove siamo arrivati. Guardate cosa sa fare la Cina.” Non è propaganda nel senso riduttivo del termine: è una storia che il governo vuole raccontare ai propri cittadini, e che i cittadini in parte vogliono sentirsi raccontare. La robotica come simbolo di un futuro che funziona, mentre quello presente scricchiola.
Non a caso, sui social cinesi le reazioni sono state divise: da un lato ammirazione genuina per il progresso tecnologico, dall’altro qualcuno che scriveva “stiamo cercando gli umani in mezzo a tutti questi robot”, in un commento che è diventato virale. Due anime dello stesso pubblico, di fronte alla stessa immagine.
@francesco_marino_real La Cina mostra i muscoli: al Gala di Capodanno i robot umanoidi rubano la scena (e il futuro) Se c’era un dubbio su chi sia il vero protagonista della corsa globale alla robotica umanoide, la sera del Capodanno lunare cinese lo ha spazzato via: centinaia di milioni di spettatori cinesi assistevano a uno spettacolo che aveva ben poco di tradizionale: sul palco del Gala di Capodanno (il programma televisivo più visto al mondo), i veri divi non erano solo cantanti e attori, ma schiere di robot umanoidi. Non si è trattato di una semplice esibizione di intrattenimento, ma di una vera e propria dichiarazione di intenti geopolitica e industriale. La Cina ha utilizzato la sua vetrina mediatica più prestigiosa per mostrare al mondo i frutti di una strategia tecnologica che punta dritta alla supremazia nel settore dell’intelligenza artificiale “fisica” . Dalla danza al Kung Fu: un salto tecnologico in 12 mesi Chi si aspettava di vedere i movimenti goffi e incerti dei primi prototipi è rimasto sorpreso. Rispetto al Gala del 2025, dove i robot di Unitree si esibivano in una semplice danza tradizionale, l’edizione del 2026 (l’anno del Cavallo) ha segnato un’accelerazione impressionante . I modelli di Unitree Robotics non ballavano: eseguivano coreografie di arti marziali con tanto di salti mortali, capovolgimenti e l’uso di bastoni e spade, dimostrando una stabilità e una capacità di recupero dell’equilibrio ai limiti del biologico . Ma non c’era solo Unitree. Il palco ha visto alternarsi i prodotti di startup come Noetix, Galbot e MagicLab, in un vero e proprio show delle eccellenze nazionali : MagicLab ha stupito con il suo robot in grado di eseguire il “Thomas 360” (un movimento ispirato alla breakdance) e di danzare sincronizzato al fianco di artisti umani come Yi Yangqianxi. Galbot ha portato sul piccolo schermo il suo robot G1, capace di interagire con gli attori in un cortometraggio, maneggiando oggetti delicati come noci o piegando vestiti con una destrezza sorprendente . Noetix ha alzato l’asticella dell’interazione sociale con un robot bionico dall’aspetto così umano da imitare le espressioni facciali dell’attrice Cai Ming in uno sketch comico . Non è un caso che durante la diretta, i robot in vendita sui principali store online cinesi siano andati esauriti in pochi minuti, compresi modelli dal costo di quasi 630.000 yuan (circa 80.000 euro) . Una strategia industriale in prima serata Per chi osserva la Cina, il messaggio è chiarissimo. Il Gala di Capodanno non è un semplice varietà: è uno specchio delle priorità politiche e sociali del Paese. Mettere la robotica umanoide al centro della scaletta significa certificarne la rilevanza strategica . Pechino non sta solo investendo, sta creando un ecosistema. Mentre gli Stati Uniti (con Tesla e Optimus) e l’Europa rincorrono, la Cina sta costruendo un vantaggio competitivo difficile da colmare, sfruttando tre fattori chiave: La filiera: Ha una catena di fornitura integrata che le permette di produrre sensori, batterie, attuatori e chip in tempi record e costi competitivi. Il mercato: È il più grande produttore e consumatore di robot al mondo, con un bisogno disperato di automazione per far fronte all’invecchiamento della popolazione . I numeri: Secondo un report di Morgan Stanley citato dal Il Sole 24 Ore, negli ultimi cinque anni la Cina ha depositato 7.705 brevetti legati ai robot umanoidi, contro i 1.561 degli Stati Uniti . E nel 2025, la Cina ha coperto il 90% delle 13.000 unità spedite globalmente . @simonepieranni ♬ suono originale – Francesco Marino
Per capire davvero il peso simbolico di questa scelta, conviene ascoltare Simone Pieranni nel suo podcast Altri Orienti, uno dei riferimenti più lucidi e documentati per chiunque voglia capire la Cina contemporanea senza filtri propagandistici in nessuna direzione. Pieranni ha raccontato bene come l’anno del Cavallo di Fuoco si apra su una generazione giovane cinese che fa i conti con qualcosa di inedito nella storia recente del paese: la concreta possibilità di lavorare più dei propri genitori guadagnando meno. Un capovolgimento della promessa su cui la Cina moderna ha costruito la sua legittimità interna, quel patto non scritto per cui ogni generazione avrebbe vissuto meglio della precedente.
Il simbolo di questo disagio è diventato, con quella logica imprevedibile che solo i social sanno produrre, un cavallo di peluche con il sorriso al contrario. Un giocattolo malinconico, un’immagine che circola sui social cinesi come emblema silenzioso della tristezza di una generazione che non riesce a essere entusiasta dell’anno che la rappresenta. Non è rivoluzione, non è protesta: è qualcosa di più sottile e forse più radicato, una stanchezza diffusa che lo Stato vede e alla quale risponde, tra le altre cose, con grandi narrazioni di progresso. Ed è qui che i robot sul palco del Gala smettono di essere solo tecnologia e diventano politica culturale: di fronte a un cavallo di peluche triste, Pechino risponde con robot che saltano e fanno arti marziali. Il messaggio implicito è che il futuro è luminoso, che la Cina sa dove sta andando, che vale la pena fidarsi del percorso. Se funzionerà come antidoto alla malinconia del cavallo rovesciato, è tutta un’altra domanda.
Quello che si è visto sul palco non è il risultato di aziende illuminate che hanno avuto idee brillanti nel garage. È il risultato di una regia industriale precisa. L’AI Plus Initiative, lanciata dal governo cinese nell’agosto 2025, definisce con dettaglio quanto le aziende debbano investire in intelligenza artificiale e robotica, e in quali direzioni applicarla. Non è un suggerimento: è un piano con obiettivi misurabili e finanziamenti pubblici a sostegno.
Unitree, ByteDance, Galbot e le altre non stanno correndo da sole: stanno correndo su una pista costruita dallo Stato, con binari molto chiari. L’obiettivo dichiarato è la leadership globale nella robotica umanoide entro il 2030. Il Gala è stato un checkpoint pubblico, un modo per mostrare che si è in carreggiata.
A questo si aggiunge un framework regolatorio introdotto a settembre 2025 che richiede l’etichettatura trasparente di qualsiasi contenuto generato dall’AI, un segnale che Pechino vuole costruire fiducia nel settore e non solo eccitazione mediatica.
Ecco il paragrafo aggiuntivo, da aggiungere alla fine del post:
Guardando quei robot saltare e combattere con spade e bastoni, molti hanno pensato la stessa cosa: e se un giorno indossassero una divisa? Un mitra? La reazione è umana e comprensibile, soprattutto quando le mosse di arti marziali vengono eseguite con quella fluidità. Ma vale la pena ragionare a freddo, perché la forma umanoide è in realtà una delle scelte meno efficienti che si possano fare per un sistema d’arma.
I robot umanoidi sono stati progettati per muoversi in ambienti costruiti a misura d’uomo: scale, porte, corridoi, strumenti con impugnature. È esattamente questa la loro logica. Ma un campo di battaglia non è un magazzino Amazon, e un esercito non ragiona in termini di adattabilità agli spazi domestici. I principali limiti degli umanoidi restano l’autonomia energetica ridotta, l’incapacità di trasportare carichi pesanti e una velocità di spostamento inferiore rispetto ad altre piattaforme robotiche. Tre caratteristiche che in contesto militare non sono dettagli ma elementi critici. Per questo le forze armate di tutto il mondo, quando investono in robotica, puntano su droni, veicoli autonomi terrestri, sistemi cingolati: piattaforme costruite per resistere, trasportare e operare in ambienti estremi, non per sembrare umane. Gli esperti di difesa sottolineano che in ambito militare conta molto meno la forma del robot rispetto alla qualità della logica con cui opera in un ambiente imprevedibile.
La vera partita, sul fronte militare, si gioca altrove: nei droni a sciame, nell’autonomia decisionale dei sistemi d’arma, nell’intelligenza artificiale applicata alla sorveglianza e alla logistica. Il robot umanoide che balla sul palco della CCTV è uno strumento industriale, un assistente, un operaio. La paura che diventi un soldato tradisce più l’immaginario della fantascienza che una valutazione tecnica seria. La vera minaccia cinese, se vogliamo chiamarla così, non è un esercito di robot con le stellette: è la capacità di dominare tecnologicamente ed economicamente un mercato da migliaia di miliardi di dollari nei prossimi decenni. Quella è la partita reale ed è già iniziata.
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