L’obiettivo di arginare le fake news è storia arcinota. Altrettanto conosciute sono le azioni di contrasto nei confronti di chi diffonde bufale mediatiche da parte di enti governativi e organi di supervisione. Google ha negli anni attuato sistemi per premiare i contenuti di qualità, ma l’astuzia di chi lucra su questo tipo di notizie spesso riesce ad aggirarne i filtri.
La notizia, dunque, giunge a ristabilire una gerarchia di merito per premiare con una migliore visibilità quegli articoli provenienti da testate giornalistiche riconosciute come autorevoli e che per prime pubblicano la notizia. Non che questo significhi il “buio” per chi esca con la notizia in seconda battuta, ma non certo lo stesso posizionamento per chi si limiterà a riassumere i fatti senza alcuna elaborazione.
Il motore di ricerca più utilizzato in buona parte del mondo non può permettersi di perdere la battaglia contro i contenuti di scarsa qualità o peggio contro le false notizie. È necessario, continua Gingras, che Google continui a meritare la fiducia degli utenti. Per questo l’aggiornamento dell’algoritmo darà più visibilità agli approfondimenti giornalistici e terrà conto di chi ha avuto il merito di scoprire la notizia, nel caso si tratti di uno scoop.
La critica mossa nei confronti di questa novità riguarda i piccoli editori. Poiché l’importanza e la notorietà della testata sembra essere uno dei parametri più importanti nel determinare il giudizio sui contenuti giornalistici, ci si domanda che fine facciano le piccole testata locali. In realtà, così si desume dalle dichiarazioni di Google, ai giornali locali sarà dato maggiore credito riguardo le notizie e gli aggiornamenti di fatti di cronaca legati al territorio. Che abbiano una rilevanza solo locale o anche nazionale.
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