È arrivata la tassa sui droni. Questa è la notizia che ha fatto arrabbiare produttori e consumatori dei piccoli veicoli volanti. Non si tratta di una cifra enorme, 5 dollari, ma questa nuova “registration fee” da parte di Washington non è stata bene digerita. La Small UAV Coalition, un gruppo al quale appartengono anche Amazon, Google e DJI, sostiene che questa tariffa di registrazione potrebbe essere controproducente e diventare un deterrente a registrare il proprio velivolo e, cosa più preoccupante per i produttori, ridurre le richieste di mercato.
Ma non il governo americano e i dipartimenti di competenza, U.S. Transportation Department e Federal Aviation Administration, non tornano sui loro passi e anzi hanno pure stabilito le sanzioni cui andranno incontro i trasgressori della legge a partire da multe cospicue, 27.500 dollari, fino ad arrivare a pesanti sanzioni penali, 250.000 dollari e tre anni di prigione. Misure che secondo il Dipartimento dei Trasporti dovrebbe portare alla collaborazione tra stato e cittadini per un uso corretto e sicuro dei droni ed evitare le tante parole e pagine stese in seguito all’incidente accorso durante gli U.S. Open di tennis di quest’anno.
È curioso notare come questo sistema di registrazione pensato dal governo americano sia stato costruito con l’aiuto proprio dei gruppi che ora protestano. Doug Johnson, uno dei vice-presidenti di Consumer Technology Association, contesta l’obbligatorietà di questa tariffa e l’ha definita uno vera e propria tassa sui droni.
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