Un gruppo di ricercatori italiani ha proposto un modello teorico di astronave interstellare, chiamata Chrysalis, pensata per trasportare fino a 2.400 persone in un viaggio di sola andata verso Alpha Centauri, il sistema stellare più vicino alla Terra. Il progetto, vincitore del concorso internazionale Project Hyperion, è stato sviluppato da cinque studiosi e creativi italiani: Giacomo Infelise, Veronica Magli, Guido Sbrogio’, Nevenka Martinello e Federica Chiara Serpe.
Chrysalis non è una missione pianificata né una tecnologia pronta all’uso, ma un esercizio concettuale che esplora la possibilità di costruire una nave generazionale capace di sostenere la vita umana per migliaia di anni. Secondo le simulazioni, il viaggio verso Alpha Centauri durerebbe circa 6.300 anni, e richiederebbe una struttura autosufficiente in grado di ospitare generazioni di esseri umani in uno spazio chiuso e isolato.
Il progetto prevede una nave spaziale lunga 58 chilometri, con una massa stimata di circa 8 milioni di tonnellate. La struttura è organizzata secondo il principio “matrioska”, con cinque strati concentrici attorno a un nucleo centrale. Ogni strato ha una funzione specifica: produzione alimentare, spazi comuni, abitazioni, impianti industriali e magazzini. Il nucleo ospita i sistemi di comunicazione e i veicoli di lancio per eventuali missioni su esopianeti.
La popolazione iniziale, stimata in 2.400 individui, è stata calcolata per garantire una diversità genetica sufficiente e una stabilità sociale nel lungo periodo. Il numero sarebbe poi regolato nel tempo per mantenere un equilibrio demografico intorno ai 1.500 abitanti. La nave includerebbe ambienti artificiali diversificati — dalle foreste tropicali a quelle boreali — per preservare la biodiversità e garantire la produzione di cibo. La gravità artificiale sarebbe generata dalla rotazione costante della struttura.
Un aspetto centrale del progetto riguarda la preparazione psicologica dei primi coloni. Secondo il piano, le generazioni iniziali dovrebbero vivere per 70–80 anni in un ambiente isolato in Antartide, simulando le condizioni di vita a bordo. Il periodo di adattamento servirebbe a testare la resilienza mentale e sociale degli individui destinati a vivere in un habitat chiuso per il resto della loro vita, senza contatti diretti con la Terra.
Il progetto affronta anche aspetti sociali e cognitivi: la vita a bordo non sarebbe solo una questione di sopravvivenza, ma di costruzione di una cultura autonoma, capace di trasmettere conoscenze e valori attraverso le generazioni. Un sistema di intelligenza artificiale contribuirebbe alla gestione della nave e alla coesione del sistema sociale.
Oltre a Chrysalis, Project Hyperion ha dato vita a una serie di proposte visionarie che esplorano la vita interstellare da prospettive diverse. WFP Extreme, secondo classificato, si distingue per il suo approccio centrato sull’autorealizzazione e sull’adattabilità culturale, mentre Systema Stellare Proximum fonde biomimetica e storytelling per creare un habitat ispirato alla forma delle meduse. Tra le menzioni d’onore, spiccano F.A.O.C., che propone l’uso di un asteroide scavato come scudo naturale contro le radiazioni cosmiche.
Questi progetti di astronavi interstellari, pur diversi tra loro, condividono l’ambizione di immaginare società resilienti e sostenibili capaci di prosperare durante viaggi spaziali lunghi secoli verso nuovi mondi. Chrysalis rimane un’ipotesi, un modello teorico di esplorazione spaziale che non può essere realizzato con le tecnologie attuali, ma il lavoro del team italiano ha ricevuto il plauso della giuria internazionale per la coerenza del progetto e la profondità dell’analisi.
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