Google e l’antitrust europea, in lotta per almeno altri 6 anni

Google ritiene che gli sforzi dell’ antitrust dell’Unione Europea per tenere sotto controllo il modo in cui la società operi possa diventare una minaccia da miliardi di dollari. A rischio sarebbero infatti i sistemi pubblicitari e i servizi digitali forniti in ogni angolo dell’Unione.
Margrethe Vestager, a capo della Commissione Europea, sottolinea come i tre capi di imputazione contro Google stiano diventando emblematici per l’Unione e che di sicuro non coinvolgeranno soltanto Google, ma anche altri giganti della tecnologia come Facebook, Amazon e Apple.
Il prossimo episodio dei questa saga inizierà il prossimo giovedì, quando Google sarà tenuta a rispondere ufficialmente alle autorità a Bruxelles. Il caso verterà sulla questione Android, alcuni tra i servizi dominanti di ricerca e i prodotti pubblicitari.
Google mette in risalto un aspetto, ovvero il fatto che non venga violata alcuna norma di antitrust e che i competitor possano offrire liberamente ognuno dei propri servizi digitali, considerando che il mercato Europeo vanta un bacino di 500 milioni di utenti.
Thomas Vinje, avvocato di FairSearch Europe, un gruppo che rappresenta alcuni degli oppositori di Google che hanno deciso di contrastarne la dominanza assoluta, ha dichiarato che “Google ha di sicuro una sistema di difesa di ferro, ma anche l’Europa si farà valere”.
Ci vorrà del tempo per venire a capo della questione. Gli ufficiali europei dovranno analizzare le contestazioni da parte di Google e la decisione finale, in prima istanza, non avverrà che a metà del 2017.
Nel caso in cui Google venisse ritenuta colpevole, la sanzione dovrebbe aggirarsi attorno ai 7,5 miliardi di dollari, pari al 10% delle rendite annuali. Sebbene l’antitrust dubiti fortemente di poter puntare ad una sanzione così elevata, la società incriminata ricorrerà in appello, così da allungare il più possibile l’iter processuale.
Per Google il vero problema consisterà nel districarsi in un limbo legislativo composto da migliaia di postille che sembrano intralciare in ogni modo possibile il regolare svolgimento ad operare sul territorio europeo che rappresenta il mercato più grande al mondo.
I consumatori stanno trasferendo le proprie abitudini di consumo verso i dispositivi mobili e Google è predominante in modo indiscusso anche nella ricerca online da desktop.
Google potrebbe dover affrontare sfide ancora più difficoltose nel mondo degli smartphone nel caso in cui l’antitrust europea costringesse la società ad aprire ai rivali di Android.
Di pari passo, Google continua a portare avanti i progetti più sperimentali, come le automobili a guida automatica oppure il progetto Loon (attraverso il quale potrebbe portare l’accesso gratuito alla rete nelle aree più remote della Terra) e altre forme di business indipendenti.
La Vestager non si è fermata a Google nella sua battaglia antitrust, ha infatti puntato il dito contro un discreto numero di società americane come Amazon, McDonald’s e anche Starbucks, ma per par condicio ha aperto un caso anche contro la Gazprom, gigante energetico russo.
Ad agosto la Vestager ha imposto ad Apple di risarcire con 14.1 miliardi di dollari il governo Irlandese, perché accusata di aver beneficiato di un trattamento privilegiato di tassazione offerto invece alle sole imprese irlandesi. In questo caso Apple ha fatto squadra con lo stesso governo irlandese che sono ricorsi insieme in appello.
Google è diventata il cattivo di turno per molti in Europa e la causa di questa visione va attribuita al regime di quasi monopolio su alcuni servizi digitali, come la ricerca via smartphone, che sono stati definiti come essenziali per la vita di chiunque al giorno d’oggi.
Google ha provato a rifarsi dei giudizi impietosi, investendo qualcosa come 450 milioni di dollari dal 2015 al 2017 in progetti culturali in Europa, ma le sanzioni dell’ antitrust simboleggiano una contrapposizione simbolica tra Europa e i giganti americani della tecnologia.


Google e l’antitrust europea, in lotta per almeno altri 6 anni - Ultima modifica: 2016-11-02T09:52:08+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

Recent Posts

Sixlab diventa Bitwiser: l’evoluzione di un partner strategico per la trasformazione digitale

Da Sixlab a Bitwiser: il racconto di un rebranding che riflette l’evoluzione di un partner…

1 giorno ago

Il problema dei consigli medici errati dell’AI e la risposta di Google

Quando le risposte automatiche dell’AI sulla salute diventano un rischio sistemico per l’informazione online.

2 giorni ago

Il boom delle startup nucleari: come i piccoli reattori stanno riscrivendo i piani dell’energia

I reattori compatti di nuove startup nucleari trovano applicazioni industriali nei settori della tecnologia e…

2 giorni ago

I trend di sovranità digitale del 2026: nuove direzioni per l’autonomia tecnologica

Cloud sovrano, autonomia tecnologica e indipendenza dei dati sono i pilastri su cui le organizzazioni…

2 giorni ago

Tesla ferma la produzione di Model S e Model X

Elon Musk ha annunciato la fine della produzione di Model S e Model X per…

2 giorni ago

Business Meets Innovation di AHK: quando l’open innovation diventa politica industriale tra Italia e Germania

Business Meets Innovation  è l’evento della Camera di Commercio Italo-Germanica che mette in contatto corporate…

1 settimana ago

Digitalic © MMedia Srl

Via Italia 50, 20900 Monza (MB) - C.F. e Partita IVA: 03339380135

Reg. Trib. Milano n. 409 del 21/7/2011 - ROC n. 21424 del 3/8/2011